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Sentenza

Sentenza del 22/01/2018 n. 840 - Comm. Trib. Prov. Catania

Accertamento imposte - Indebita detrazione costi per operazioni inesistenti - Onere della prova contraria a carico del contribuente

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La contestazione dell'Amministrazione finanziaria è stata ritenuta fondata: una volta forniti attendibili elementi indiziari sull'inesistenza delle operazioni, l'onere della prova contraria ricade sul contribuente. In assenza della dimostrazione della reale effettuazione delle operazioni e della propria estraneità, non conoscibilità o non riconoscibilità della frode, la detrazione non è riconoscibile e l'accertamento viene confermato.

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Amministrazione finanziaria aveva fornito elementi e riscontri indiziari ritenuti attendibili per dimostrare l'inesistenza delle operazioni indicate nelle fatture. In tale situazione, il contribuente non può limitarsi a esibire le fatture o a invocare la loro regolare contabilizzazione, ma deve dimostrare la concreta esistenza delle operazioni e la legittima spettanza della detrazione. Il cessionario deve inoltre provare, anche alternativamente, di non essere stato oggettivamente in grado di conoscere le irregolarità delle operazioni pregresse tra cedente e fatturante oppure, pur disponendo della normale capacità cognitiva richiesta dalla propria attività professionale, di non aver potuto superare la propria ignoranza circa il carattere fraudolento delle operazioni collegate.

Norme richiamate

  • Articolo 40 del D.P.R. n. 600/1973

    Disciplina l'accertamento delle imposte sui redditi e consente all'Amministrazione finanziaria di rettificare la dichiarazione sulla base degli elementi acquisiti, comprese le risultanze idonee a contestare costi e componenti reddituali non reali.

  • Articolo 41-bis del D.P.R. n. 600/1973

    Consente l'accertamento parziale quando emergono elementi specifici e idonei a fondare la rettifica di singole componenti della posizione fiscale del contribuente.

Massime di principio

  • Quando l'Amministrazione fornisce indizi seri, precisi e concordanti sull'inesistenza di un'operazione, il contribuente deve offrire una prova concreta della reale effettuazione della prestazione o cessione; la sola fattura non è sufficiente.
  • In caso di operazioni soggettivamente o oggettivamente inesistenti, il cessionario deve dimostrare anche la propria buona fede, provando di non poter conoscere, con l'ordinaria diligenza professionale, la frode o le irregolarità della filiera commerciale.
  • La valutazione della buona fede tiene conto del settore di attività, delle competenze professionali del contribuente, delle modalità di pagamento, dei prezzi, della documentazione contrattuale, della struttura dei fornitori e di eventuali anomalie dell'operazione.
  • La regolare contabilizzazione, il pagamento tracciabile e il possesso della fattura costituiscono elementi utili ma non decisivi se il complesso degli indizi dimostra che l'operazione non è stata realmente eseguita o che il contribuente avrebbe dovuto riconoscere la frode.
  • Per conservare la detrazione, è opportuno documentare preventivamente l'effettività dell'operazione e svolgere verifiche proporzionate sulla controparte, soprattutto quando esistono anomalie commerciali o fiscali.

Testo integrale

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