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Sentenza

Sentenza del 22/01/2018 n. 303 - Comm. Trib. Reg. per la Sicilia

Accertamento Catasto DOCFA - aumento rendita catastale -- Difetto di motivazione - Non sussiste - Causa di nullità - infondata

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente contestava l’avviso con cui, a seguito di una dichiarazione DOCFA, l’Ufficio aveva aumentato la rendita catastale, lamentando un difetto di motivazione e chiedendo la nullità dell’atto. Contestava inoltre che la rendita definitiva fosse stata determinata oltre un anno dalla presentazione della dichiarazione.

La decisione

Le contestazioni sono state respinte: l’avviso non è nullo per difetto di motivazione, poiché la procedura DOCFA è partecipativa e il contribuente indica gli elementi fattuali rilevanti; sono sufficienti i dati oggettivi della stima dell’Ufficio quando consentono di comprendere la determinazione e di difendersi. È stata inoltre esclusa la nullità per il superamento del termine annuale, qualificato come ordinatorio e non perentorio. Il testo fornito non indica il giudice, il grado, le date, eventuali importi o la statuizione sulle spese.

Norme richiamate

  • Articolo 1, comma 3, del D.M. 19 aprile 1994, n. 701

    Non disponibile nel testo fornito.

    La disposizione è richiamata in relazione alla procedura DOCFA e al termine per la determinazione della rendita definitiva, che secondo la decisione ha natura ordinatoria, non perentoria. Il testo disponibile non riporta il passaggio testuale della sentenza.

Massime di principio

  • Negli accertamenti catastali conseguenti a una dichiarazione DOCFA, il carattere partecipativo della procedura rileva nella valutazione della motivazione: l’indicazione dei dati oggettivi della stima può essere sufficiente se permette al contribuente di capire la determinazione e predisporre la difesa.
  • Il superamento del termine annuale previsto per la determinazione della rendita definitiva non comporta, secondo la decisione riassunta, la nullità dell’atto, poiché il termine è ordinatorio e non perentorio.

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