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Ordinanza

Ordinanza n. 1452/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del DM di diniego di cittadinanza emesso in data 18.09.2020 e notificato il 12.01.2021 (K10/-OMISSIS-), e di qualsiasi atto presupposto, conseguente o consequenziale al provvedimento impugnato, compreso il preavviso di rigetto

Giustizia amministrativa202103721

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisOrdinanza istruttoriaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana, con gli atti presupposti e il preavviso di rigetto

Esito

INTERLOCUTORIO

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto ministeriale di diniego della cittadinanza italiana, emesso il 18 settembre 2020 e notificato il 12 gennaio 2021, chiedendone l'annullamento insieme agli atti presupposti, conseguenti e consequenziali, incluso il preavviso di rigetto. Il Ministero dell'Interno non si è costituito. Il TAR, rilevato che la causa rientra tra quelle potenzialmente definibili nelle udienze di smaltimento dell'arretrato, ha ritenuto necessario verificare la persistenza dell'interesse a ricorrere, la completezza dell'istruttoria e la conformità degli atti alle regole del processo amministrativo telematico. Ha inoltre rilevato che non era stato depositato il fascicolo del procedimento amministrativo conclusosi con l'atto impugnato.

La decisione

Il TAR non ha definito il merito né ha deciso sull'annullamento del diniego. Ha disposto incombenti istruttori a carico di entrambe le parti: esse devono fornire chiarimenti sulla persistente attualità dell'interesse a ricorrere e possono depositare ulteriore documentazione rilevante. Ha ordinato inoltre alla pubblica amministrazione di depositare il fascicolo del procedimento amministrativo, ai sensi dell'art. 65, comma 3, c.p.a. Gli adempimenti devono essere eseguiti entro 30 giorni dalla comunicazione e/o notificazione dell'ordinanza. La Segreteria è stata incaricata degli adempimenti e dell'oscuramento delle generalità della parte.

Norme richiamate

  • art. 46, comma 2, c.p.a.

    Richiamato nel contesto degli adempimenti processuali e della trattazione della causa.

  • art. 65, comma 3, c.p.a.

    Utilizzato come base per ordinare alla pubblica amministrazione il deposito del fascicolo del procedimento amministrativo non presente agli atti.

  • art. 72-bis c.p.a.

    Richiamato in relazione al divieto di rinvio, salvo eccezionali motivi, nell'ambito della programmazione delle udienze di smaltimento dell'arretrato.

  • art. 73, comma 1-bis, c.p.a.

    Richiamato insieme all'art. 72-bis c.p.a. in relazione al divieto di rinvio, salvo eccezionali motivi.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Posto a fondamento dell'oscuramento delle generalità per la tutela dei diritti o della dignità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati a fondamento della protezione dei dati personali e dell'oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nell'ambito delle udienze di smaltimento dell'arretrato, prima di calendarizzare una causa il giudice può verificare la persistenza dell'interesse a ricorrere, la compiuta istruzione della controversia e la conformità degli atti alle regole del processo amministrativo telematico.
  • Quando agli atti non risulta acquisito il fascicolo del procedimento amministrativo conclusosi con il provvedimento impugnato, il giudice può ordinare alla pubblica amministrazione di depositarlo ai sensi dell'art. 65, comma 3, c.p.a.
  • La richiesta alle parti di chiarire la persistenza dell'interesse a ricorrere può essere finalizzata, in caso di sopravvenuta carenza di interesse o altra situazione definitoria, all'adozione di una pronuncia in rito.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaIstruttoria processuale
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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