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Sentenza

Sentenza n. 414/2026 - Catanzaro, Sezione 2

per l'annullamento dell’ordinanza di demolizione emessa dal Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Platania il 16 dicembre 2025, n. 56, relativa alle opere edilizie abusive realizzate sull'immobile sito in Località Cimini, identificato catastalmente al foglio di mappa n. 6, particella 363, nonché di ogni altro atto presupposto, connesso o consequenziale, ivi compreso, ove occorra, il verbale di accertamento della violazione urbanistico-edilizia.

Giustizia amministrativa202600218

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Catanzaro, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza di demolizione di opere edilizie abusive realizzate in assenza di titolo edilizio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l’ordinanza di demolizione n. 56 del 16 dicembre 2025, relativa a un corpo di fabbrica, a un muretto di contenimento in cemento armato e alla chiusura di una pensilina, realizzati senza titolo edilizio su un immobile sito nel territorio comunale. Con il primo motivo ha contestato che l’ordinanza fosse fondata sulla collocazione dell’immobile in area a rischio idrogeologico R3, deducendo che non fosse stata verificata in concreto l’effettiva pericolosità dell’area né la classificazione vigente al momento della realizzazione. Con il secondo motivo ha dedotto la violazione dell’art. 31 d.P.R. 380/2001 e il difetto di motivazione, in ragione del lungo tempo trascorso dalla realizzazione delle opere, sostenendo che tale inerzia avesse ingenerato un affidamento sulla legittimità dell’intervento o, quanto meno, sulla tolleranza dell’amministrazione. Con il terzo motivo, proposto in via subordinata, ha invocato l’art. 34 d.P.R. 380/2001, lamentando che il Comune non avesse verificato se la demolizione potesse essere eseguita senza pregiudizio per la parte legittima dell’immobile.

La decisione

Il TAR ha rigettato integralmente il ricorso, decidendo con sentenza semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a. Il primo motivo è stato ritenuto infondato perché la ragione decisiva dell’ordinanza era l’incontestata realizzazione delle opere in assenza di titolo edilizio, non la concreta pericolosità idrogeologica dell’area. Il secondo motivo è stato respinto perché l’ordine di demolizione di opere abusive mai assistite da titolo edilizio è un atto vincolato, rigidamente collegato all’accertamento dell’abuso, e non richiede una motivazione ulteriore sulle ragioni di pubblico interesse, anche quando sia adottato a distanza di tempo dalla realizzazione dell’abuso. Il TAR ha richiamato il principio espresso dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 9 del 2017. Il terzo motivo è stato respinto poiché la sostituzione della demolizione con la sanzione pecuniaria deve essere valutata nella fase esecutiva, su richiesta dell’interessato, quando sia dimostrato il pericolo per la stabilità del fabbricato; tale valutazione non incide sulla legittimità dell’ordinanza demolitoria. Inoltre, l’art. 34 d.P.R. 380/2001 riguarda esclusivamente gli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire e non quelli realizzati in totale assenza di permesso. Nulla sulle spese, poiché il Comune non si è costituito.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio con sentenza semplificata nella camera di consiglio fissata per la domanda cautelare, previo avviso alla parte ricorrente, quando ne ricorrono i presupposti.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    . . . si lamenta la violazione dell’art. 31 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 . . .

    La disposizione è richiamata nel quadro della disciplina dell’ordine di demolizione di opere abusive; secondo il giudice, l’ordine relativo a opere prive di titolo edilizio è atto vincolato e non richiede una motivazione specifica sull’interesse pubblico anche se adottato tardivamente.

  • art. 34 d.P.R. 380/2001

    . . . si invoca l’art. 34 d.P.R. n. 380 del 2001 . . .

    La disposizione si applica alle opere eseguite in parziale difformità dal permesso di costruire. La possibilità di sostituire la demolizione con una sanzione pecuniaria è valutata nella fase esecutiva, su richiesta dell’interessato, in presenza di pericolo per la stabilità del fabbricato, e non incide sulla legittimità dell’ordinanza di demolizione.

  • art. 34-bis d.lgs. 159/2011

Massime di principio

  • L’ordine di demolizione relativo a opere edilizie abusive realizzate in totale assenza di titolo edilizio è un provvedimento vincolato, fondato sull’accertamento dell’abuso e della mancanza del titolo, sicché la sua legittimità non dipende dalla verifica della concreta pericolosità idrogeologica dell’area quando tale profilo non costituisca la ragione decisiva dell’atto.
  • L’ordine di demolizione può essere adottato anche a distanza di tempo dalla realizzazione dell’abuso senza una motivazione specifica sulle ragioni di interesse pubblico ulteriori rispetto al ripristino della legalità edilizia; il mero decorso del tempo non determina un affidamento tutelabile nella legittimità dell’opera o nella tolleranza dell’amministrazione.
  • La sostituzione della sanzione demolitoria con una sanzione pecuniaria per il pregiudizio arrecato alla parte legittima dell’immobile è questione propria della fase esecutiva e presuppone una richiesta dell’interessato, accompagnata dalla dimostrazione del pericolo per la stabilità del fabbricato; essa non costituisce condizione di legittimità dell’ordine di demolizione.
  • La disciplina dell’art. 34 d.P.R. 380/2001, relativa agli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire, non si applica alle opere realizzate in totale assenza di permesso.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniInvalidità del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneFiscalizzazione dell'abusoDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiLegittimo affidamentoEfficacia ed esecutorietàProporzionalità e ragionevolezza

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