Cassazione Penale, Sentenza n. 01059/2026 del 12/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Istanza di affidamento in prova al servizio sociale rigettata dal Tribunale di sorveglianza sulla base dell'assunto che il ricorrente fosse stato condannato per reato associativo (art. 74 d.P.R. n. 309/1990 e art. 416-bis.1 c.p.) e che la consumazione del reato sino al febbraio 2020 comportasse rischio di recidiva per capacita di instaurare rapporti stabili con i sodali. Il ricorrente deduce che tale valutazione e la motivazione sono viziate in quanto egli era stato assolto dal reato associativo e condannato solo per due episodi di cessione di stupefacenti (detenzione ai fini di spaccio).
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, ha accertato un vizio di motivazione dovuto all'erronea attribuzione al ricorrente di una condanna per reato associativo e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Napoli, invitandolo a rivalutare la richiesta di affidamento attenendosi ai principi giurisprudenziali richiamati, con particolare attenzione al reato effettivamente contestato e al comportamento successivo del condannato.
Norme richiamate
art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990
L'ordinanza impugnata aveva richiamato questo articolo come base per ritenere l'esistenza di un reato associativo; la Corte evidenzia che, essendo il ricorrente assolto da tale reato, la norma non poteva costituire elemento negativo per il giudizio prognostico sull'affidamento in prova.
art. 416-bis.1 cod. pen.
Analogamente, la richiamata qualificazione come reato associativo ai sensi di questa norma era errata rispetto agli esiti processuali: l'assenza di condanna per questo reato toglie rilievo alla presunta pericolosita derivante dall'appartenenza associativa.
Criteri giurisprudenziali sull'affidamento in prova al servizio sociale (giurisprudenza consolidata)
Il giudizio prognostico deve considerare il reato commesso come punto di partenza, precedenti e pendenze, informazioni di polizia, condotta in detenzione e indagine socio-familiare; va privilegiata la valutazione del comportamento successivo alla commissione del reato; la gravita del reato non puo' da sola impedire l'affidamento e non e' necessario che il soggetto abbia dimostrato una completa revisione critica del passato, ma sia sufficiente che tale processo sia almeno avviato.
Massime di principio
- Il giudice non puo' basare il rigetto dell'affidamento su reati per i quali il soggetto e' stato assolto; occorre partire dalle condanne effettive
- Per l'affidamento in prova il profilo determinante e' il comportamento e la situazione attuale del condannato dopo la commissione dei fatti, non solo la gravita del reato
- Informazioni di polizia e relazioni sociali possono giustificare il rigetto ma devono essere esposte e motivate in modo specifico nella decisione
- La gravita del reato o i precedenti non devono assumere valore automatico e decisivo in senso negativo; e' rilevante l'esistenza di elementi positivi che indichino un percorso di reinserimento
- Un vizio di motivazione grave, soprattutto quando la decisione si fonda su fatti errati, comporta annullamento e rinvio per nuova valutazione conforme ai principi richiamati
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