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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25006/2024 del 25/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha proposto due motivi: 1) violazione dell'art. 348 c.p. per carenza degli elementi integrativi del reato, sostenendo che i ricorsi depositati erano stati effettivamente presentati da un professionista abilitato che collaborava con Caltabiano e non dal ricorrente; 2) reformatio in peius del trattamento sanzionatorio, deducendo che la Corte d'appello, pur avendo dichiarato prescrizione del reato di truffa aggravata (capo 4), ha rideterminato la pena aumentando la sanzione pecuniaria rispetto al primo grado, quando invece la perdita di una contestazione più grave avrebbe dovuto portare ad un complessivo trattamento non più grave rispetto a quello applicato dal Tribunale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il secondo motivo nella parte relativa al trattamento sanzionatorio: la pena irrogata in appello (6 mesi di reclusione ed euro 10.000 di multa) è risultata illegale nella parte pecuniaria perché commisurata alla forbice edittale introdotta dalla legge 11/01/2018 n.3, vigente dopo i fatti (11/02/2013 - 15/04/2014). Per l'illegittimità della sanzione e in ragione della prescrizione intervenuta (31/08/2023 calcolata secondo i criteri richiamati), la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio agli effetti penali perché il reato è estinto. Il primo motivo (sulla carenza di prova dell'esercizio abusivo) è stato ritenuto infondato: la Corte d'appello aveva adeguatamente valutato dichiarazioni testimoniali, documentazione (ricevute Postepay, copie dei ricorsi) e il mandato alla lite apposto sui ricorsi, ritenendo dimostrato il contributo personale del Caltabiano; perciò le statuizioni civili sono state confermate dalla Corte di merito e non censurate.

Norme richiamate

  • art. 348 cod. pen.

    La fattispecie di esercizio abusivo della professione è stata applicata con la precisazione che la forbice sanzionatoria da utilizzare è quella vigente al tempo del fatto; non è ammissibile applicare retroattivamente una maggiore sanzione introdotta da successiva normativa.

  • art. 12, comma 1, legge 11 gennaio 2018, n. 3

    art. 12, comma 1, legge 11 gennaio 2018, n. 3

    Ha modificato la disciplina sanzionatoria dell'art. 348 c.p. introducendo una forbice edittale più grave; la Corte ha ritenuto che tale aumento non poteva essere applicato ai fatti commessi nel 2013-2014 per principio di irretroattività della legge penale più grave.

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Norma di rito che individua le ipotesi di ricorso per cassazione; è stata richiamata come fondamento formale del gravame ma le censure in merito alla prova sono state valutate nel merito e ritenute generiche rispetto alla decisione di merito.

  • art. 135 cod. pen.

    Norma sul ragguaglio della pena pecuniaria: la Corte richiama la possibilità di aumentare la componente pecuniaria a condizione che, operato il ragguaglio, la pena complessiva non risulti superiore a quella originaria; principio utilizzato per valutare la legittimità di rimodulazioni sanzionatorie in appello.

  • Sez. U. n. 16208 del 27/03/2014 (Morales)

    Sez. U. n. 16208 del 27/03/2014

    Giurisprudenza di legittimità che ammette la rimodulazione della pena in appello quando viene meno il reato più grave, purché la pena complessiva inflitta sia comunque inferiore a quella precedente.

  • Sez. 4, n. 16994 del 16/03/2023 (Wang Shengsheng)

    Sez. 4, n. 16994 del 16/03/2023

    Conferma la possibilità di ridurre la pena detentiva e aumentare quella pecuniaria in appello se, dopo il ragguaglio previsto dall'art. 135 c.p., l'entità complessiva non supera la pena inflitta in primo grado.

  • Sez. U. n. 1 del 19/01/2000 (Tuzzolino)

    Sez. U. n. 1 del 19/01/2000

    Richiamata per i criteri di computo della prescrizione applicati per stabilire la data di estinzione del reato.

Massime di principio

  • La legge penale più favorevole e la non retroattività della legge più grave impongono che la forbice sanzionatoria applicata sia quella in vigore al tempo della commissione del reato; l'applicazione di una maggiore sanzione introdotta successivamente è illegittima.
  • La Corte d'appello può rimodulare il trattamento sanzionatorio quando venga meno una contestazione più grave, ma la pena complessiva risultante non deve essere più gravosa rispetto a quella inflitta dal giudice di primo grado; aumenti della sanzione pecuniaria sono ammessi solo se, dopo il ragguaglio ex art. 135 c.p., l'entità complessiva non eccede l'originario.
  • Se la sentenza di merito applica una pena illegale (per esempio per aver usato una forbice edittale successiva al fatto), ciò può comportare l'annullamento e, se nel frattempo è intervenuta la prescrizione, l'estinzione del reato senza rinvio per gli effetti penali.
  • Le censure sulla insufficienza probatoria devono essere concrete e specifiche: la responsabilità per esercizio abusivo della professione può emergere da un insieme di elementi (dichiarazioni dei testimoni, documenti di pagamento, copie dei ricorsi, indicazioni di mandato) e non solo dalla paternità formale degli atti processuali.
  • La dichiarazione di estinzione del reato agli effetti penali non esclude automaticamente l'esistenza di obbligazioni civili: la conferma delle statuizioni civili può essere mantenuta se il giudice di merito le ha adeguatamente motivate e la cassazione non le ha ritenute viziate.
  • Nel proporre ricorso per cassazione il difensore deve articolare chiaramente i profili di illegittimità e di violazione di legge ovvero di vizio di motivazione; censure generiche e ripetitive sono destinate a essere respinte.

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