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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4853/2023 del 03/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Roma che confermava la sua condanna per quattro reati di riciclaggio (capi 1bis, 2, 3bis, 4-bis), tre reati di sostituzione di persona (capi 1, 3, 4) e un reato di ricettazione (capo 5), nonché la dichiarazione di delinquente abituale ex art.102 c.p. Il ricorrente sosteneva che le condotte dovessero essere qualificate come ricettazione e non come riciclaggio (mancanza dell'elemento materiale idoneo a ostacolare l'identificazione della provenienza e mancanza del dolo tipico di riciclaggio), e contestava la dichiarazione di abitualità per carenza di motivazione e per assenza dei presupposti normativi (numero e tempi delle condanne pregresse, mancata contestazione). Ha inoltre proposto motivi nuovi in cassazione relativi all'abitualità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Quanto alla qualificazione, ha ritenuto che le operazioni successive al versamento (apertura di conti con false generalità, versamento degli assegni di provenienza furtiva e successivi prelievi in contanti) configurino la fattispecie di "sostituzione" prevista dall'art. 648-bis c.p., idonea a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa, e pertanto riciclaggio; la diversa giurisprudenza che aveva ritenuto ricettazione si riferiva a fattispecie in cui l'attività si era arrestata al solo versamento senza ulteriori operazioni. Sulla declaratoria di delinquente abituale la Corte ha ritenuto che la mancata contestazione del fatto costituente abitualità avrebbe potuto determinare nullità limitatamente a quella dichiarazione, ma tale nullità non è stata tempestivamente eccepita dall'imputato e dunque non poteva essere fatta valere in cassazione; i motivi nuovi sulla carenza dei presupposti sono stati dichiarati inammissibili perché non sollevati anteriormente. Infine la valutazione della pericolosità sociale è stata ritenuta sufficientemente motivata dalla Corte d'appello sulla base dei precedenti e delle dichiarazioni dell'imputato, per cui il motivo che la contestava è stato rigettato.

Norme richiamate

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma sul riciclaggio: prevede le condotte di sostituzione, trasferimento o altre operazioni su proventi di reato, tutte caratterizzate dall'idoneità a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa. Nel caso concreto la 'sostituzione' è stata ritenuta realizzata mediante il versamento su conti aperti con false generalita' e il successivo prelievo in contanti

  • art. 102 cod. pen.

    Previsione della dichiarazione di delinquente abituale per presunzione di legge sulla base di precedenti qualificati; richiede determinati presupposti (numero/tipologia/tempi delle condanne). La sentenza ha rilevato che la declaratoria deve essere previamente contestata, e che contestazioni tardive possono generare nullità se non tempestivamente eccepite

  • art. 103 cod. pen.

    Tipologia alternativa di abitualita' desumibile dal giudice ex comportamento e stile di vita (citato per distinzione rispetto all'art.102); la Corte ha evidenziato la differenza tra le due tipologie

  • art. 521, primo comma, c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente come norma collegata alla riqualificazione in istruttoria/appello; la Corte ha ritenuto che non sussistessero i presupposti per riqualificare i fatti in termini di ricettazione continuata

  • art. 585, comma 4, c.p.p.

    Norma che disciplina i motivi nuovi in cassazione; la Corte ha valutato tali motivi, ritenendo alcuni inammissibili perché non proposti in appello

  • art. 429, comma 1, lett. c) c.p.p.; art. 552, comma 1, lett. c) c.p.p.; art. 522 c.p.p.

    Norme processuali richiamate in relazione all'obbligo di indicare in modo chiaro le circostanze (tra cui l'abitualita') che possano comportare misure di sicurezza; la giurisprudenza richiede che l'abitualita' sia contestata per consentire all'imputato di difendersi

  • art. 180 e art. 182 c.p.p.

    Norme sulle nullita' processuali e sui termini per eccepirle; la Corte ha richiamato che la nullita' per mancata contestazione dell'abitualita' deve essere eccepita tempestivamente sotto pena di decadenza

Massime di principio

  • La differenza tra riciclaggio e ricettazione dipende sia dall'elemento materiale (se la condotta e' idonea a ostacolare l'identificazione della provenienza del bene/provento) sia dall'elemento psicologico (dolo generico di 'ripulitura' vs dolo specifico di procurare profitto). Operazioni successive al mero versamento, come l'apertura di conti con false generalita' e il prelievo in contanti, possono integrare la 'sostituzione' ex art.648-bis e quindi riciclaggio anche se gli assegni non sono materialmente alterati.
  • Per ottenere la declaratoria di delinquente abituale ex art.102 c.p. occorrono i presupposti di legge (precedenti qualificati e/o condanne nei termini previsti) e la contestazione preventiva di tale circostanza all'imputato: la mancata contestazione e' fonte di nullita' parziale ma va eccepita tempestivamente nei termini processuali, altrimenti si perde la facolta' di farla valere.
  • I motivi nuovi in cassazione sono ammissibili solo nei limiti consentiti dall'art.585 c.p.p.; questioni decisive devono essere sollevate già in appello per evitare inammissibilità in sede di legittimità.
  • Per difendersi efficacemente in casi simili, è utile contestare immediatamente la qualificazione di riciclaggio dimostrando assenza di operazioni idonee a ostacolare l'identificazione, sottolineare l'elemento soggettivo (assenza di dolo di 'ripulitura') e, quanto all'abitualità, chiedere espressa contestazione e fornire elementi di buona condotta, lavoro stabile e reinserimento per contrastare la prognosi di pericolosità sociale.

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