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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6249/2024 del 12/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di conferma per violazione di legge con riguardo alla sussistenza della continuazione tra due distinte cessioni di hashish: il difensore ha contestato che le due cessioni, avvenute nello stesso contesto spazio-temporale e riguardanti la stessa sostanza, dovessero essere considerate come pluralità di reati unificabili per continuazione, rilevando inoltre l'assenza di esplicito richiamo all'art. 81 c.p. nel capo di imputazione. La Corte di cassazione ha esaminato se le due cessioni costituissero atti distinti o piuttosto un unico fatto concreto riconducibile alla medesima fattispecie prevista dall'art. 73 d.P.R. n. 309/1990.

La decisione

Il ricorso è stato ritenuto fondato: la Corte ha affermato che l'art. 73 d.P.R. 309/1990 è una norma a più fattispecie e che, quando un unico fatto concreto integra alternativamente più azioni previste dalla stessa norma, poste in essere senza apprezzabile soluzione di continuità e aventi come oggetto materiale la medesima sostanza, va escluso il concorso formale di reati e quindi la continuazione. Nel caso di specie le due cessioni, effettuate nello stesso tempo e luogo e riguardanti la stessa sostanza, non presentavano apprezzabili diversità spazio-temporali: pertanto è stata annullata senza rinvio la parte della sentenza relativa alla continuazione e la pena è stata rideterminata in 5 mesi e 10 giorni di reclusione ed euro 688 di multa (già considerata la diminuzione per il rito abbreviato).

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti), art. 73

    Considerata norma a più fattispecie: la stessa disposizione punisce alternativamente diverse condotte relative a stupefacenti; quando un unico fatto concreto realizza più azioni alternative sulla stessa sostanza e senza soluzione di continuità, non si configura concorso formale di reati

  • codice penale, art. 81

    Norma sul concorso di persone nell'azione delittuosa; richiamata nella doglianza difensiva (mancato richiamo nel capo di imputazione) come riferimento normativo che giustificherebbe l'integrazione della continuazione, ma la Corte ha focalizzato l'analisi sulla natura 'plurifattispecie' dell'art. 73

  • codice di procedura penale, art. 620

    Consente alla Corte di cassazione di annullare senza rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio e di procedere alla rideterminazione della pena; norma applicata per fissare la nuova pena dopo l'annullamento parziale

Massime di principio

  • Quando una norma penale è 'a più fattispecie' (cioè prevede azioni alternative sulla stessa condotta), occorre valutare se le azioni sono ontologicamente e temporalmente distinte: se derivano da un unico fatto concreto, stesso oggetto materiale e senza soluzione di continuità, vanno trattate come un unico reato e non come pluralità di reati in concorso formale
  • Per escludere il concorso formale e la conseguente continuazione è necessario verificare: identità dell'oggetto materiale, coincidenza del soggetto agente (o soggetti in concorso), e identità spazio-temporale (assenza di apprezzabile soluzione di continuità) con un disegno criminoso unitario
  • Se le azioni sono distinte sul piano ontologico, cronologico o psicologico (diversi tempi, fini o modalità), si configura pluralità di reati che possono essere unificati per continuazione se realizzati dallo stesso autore o da più autori con progetto criminoso unitario
  • L'assenza di un espresso richiamo normativo (es. art. 81 c.p.) nel capo di imputazione può essere censurata in ricorso, ma la valutazione sostanziale della continuazione dipende dall'analisi fattuale e giuridica delle condotte e della natura della norma incriminatrice
  • La Corte di cassazione può, ai sensi dell'art. 620 c.p.p., annullare senza rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio e rideterminare la pena quando la censura riguarda solo la corretta qualificazione giuridica e la commisurazione della pena

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