Cassazione Penale, Sentenza n. 21089/2026 del 08/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la conferma in appello della sentenza pronunciata al termine di giudizio abbreviato. Il ricorrente impugnava: (1) la condanna per furto aggravato (artt. 624 e 625 n.5 c.p.), censurando la motivazione e la presunta prevalenza di indizi non gravi, precisi e concordanti; (2) la ritenuta sussistenza del reato di tentata estorsione (capo 4), sostenendo l'esistenza di una desistenza volontaria e la restituzione del bene senza pagamento; (3) la qualificazione giuridica del fatto come estorsione anziché esercizio arbitrario delle proprie ragioni; (4) la mancata estinzione del reato di minaccia aggravata ai sensi dell'art. 162-ter c.p., per aver effettuato riparazioni (pagamento e rinuncia) ritenute congrue; (5) vizi nella determinazione della pena e mancato riconoscimento della non punibilità per lieve entità e della prevalenza delle attenuanti generiche.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. In sintesi: (i) il primo motivo (furto) è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità poiché il ricorrente ha semplicemente riproposto le doglianze già svolte in appello senza un confronto critico con la motivazione della Corte territoriale, la quale aveva ricostruito la partecipazione morale e materiale dell'imputato; (ii) il secondo motivo (desistenza volontaria) è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità e ritenuto manifestamente infondato: la Corte d'appello ha correttamente escluso la desistenza volontaria avendo accertato la consapevolezza degli imputati della presenza delle forze dell'ordine e quindi una interruzione dovuta al timore dell'intervento repressivo; (iii) il terzo motivo (erronea qualificazione giuridica) è stato rigettato sul merito: la Cassazione ha confermato che l'agente non aveva una pretesa giuridicamente tutelabile e che la condotta era orientata al conseguimento di un profitto ingiusto, compatibile con l'estorsione; (iv) il quarto motivo (art. 162-ter c.p.) è stato ritenuto infondato: la Corte ha spiegato che l'estinzione del reato per riparazione richiede la valutazione giudiziale della congruità dell'offerta/risarcimento e che, nel caso, l'offerta di 1.000 euro risultava incongrua rispetto al danno; (v) il quinto motivo (trattamento sanzionatorio e lieve entità) è stato dichiarato inammissibile e comunque infondato in quanto la Corte territoriale ha motivato adeguatamente il diniego della lieve entità e la non prevalenza delle attenuanti. Conseguenze pratiche: il verdetto d'appello resta confermato (condanna di anni 2, mesi 5, giorni 10 di reclusione e euro 677,33 di multa per furto aggravato, tentata estorsione aggravata e minaccia aggravata; assoluzione per i capi 1 e 2), il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 624 cod. pen. (furto) e art. 625 n.5 cod. pen. (circostanze aggravanti)
La Corte territoriale e la Cassazione hanno ritenuto sussistente la partecipazione concorsuale del ricorrente nel furto aggravato, valorizzando elementi fattuali (contatti, messaggi minatori, ruolo morale e materiale) come idonei a fondare la responsabilità; la Cassazione ha censurato il ricorso per difetto di specificità, non la qualificazione normativa.
art. 629 cod. pen. (estorsione)
La sentenza applica i principi della giurisprudenza che distinguono l'estorsione dall'esercizio arbitrario delle proprie ragioni in base all'elemento psicologico: nell'estorsione l'agente persegue consapevolmente un profitto ingiusto; nel caso la Corte ha ritenuto che non sussistesse una pretesa giuridica ragionevole.
art. 393 cod. pen. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni)
Richiamata nella distinzione tra tipologie delittuose: la Corte ha escluso che l'azione fosse un esercizio arbitrario di un diritto, avendo l'imputato agito con intento di ingiusto profitto e senza fondamento giuridico ragionevole.
art. 162-ter cod. pen. (estinzione del reato per riparazione)
La Corte ha interpretato l'art. 162-ter come causa estintiva del reato che richiede una valutazione giudiziale della congruità della riparazione; non è automatica: il giudice, sentite le parti, deve verificare che la somma garantisca un ristoro effettivo e proporzionato al danno, quindi la mera offerta o il pagamento non sempre estingue il reato.
art. 1208 cod. civ. (offerta reale)
Citato in connessione all'art. 162-ter: la Corte ha ricordato che la forma dell'offerta reale (art. 1208 c.c.) è prevista e che il giudice valuta le componenti restitutorie e risarcitorie nell'accertamento della congruità.
art. 591 comma 1 lett. c) cod. proc. pen. (inammissibilità per difetto di specificità)
La Corte ha applicato il principio secondo cui il ricorso per cassazione non può limitarsi a reiterare censure già dedotte in appello e motivatamente respinte; deve avere specificità e confronto puntuale con la motivazione del giudice del gravame.
art. 616 cod. proc. pen. (sanzione pecuniaria per ricorso inammissibile/colposo)
Applicata per condannare il ricorrente al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, valutando profili di colpa nell'introduzione del ricorso inammissibile.
Corte Costituzionale, sent. n. 120 del 2023 (criteri sulla lieve entità)
Richiamata dal ricorrente per chiedere la non punibilità per lieve entità; la Corte di Cassazione ha però ritenuto che i criteri invocati non fossero applicabili alla fattispecie, poiché la gravità delle modalità e il contenuto intimidatorio escludevano la lieve entità.
Massime di principio
- In Cassazione non è sufficiente riproporre le stesse censure già dedotte in appello: i motivi devono essere specifici e indicare il contrasto logico-giuridico con la motivazione del giudice di merito.
- Per distinguere estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni il punto decisivo è l'elemento soggettivo: se l'agente ritiene in buona fede di avere un diritto, può configurarsi esercizio arbitrario; se cerca consapevolmente un profitto ingiusto, si tratta di estorsione.
- La desistenza volontaria esclude il tentativo solo se la rinuncia dipende da una libera e autonoma scelta dell'agente e non da fattori esterni che rendono impossibile o improbabile il successo (ad es. la presenza delle forze dell'ordine).
- L'art. 162-ter c.p. produce estinzione del reato solo se ricorrono i presupposti normativi e il giudice, sentite le parti, ritiene la riparazione congrua rispetto al danno; non basta un pagamento se sproporzionato o carente rispetto al pregiudizio subito.
- La valutazione della gravità della condotta, delle modalità esecutive e del contenuto intimidatorio rientra ampiamente nel potere discrezionale del giudice di merito e difficilmente è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
- Ricorsi infondati o meramente reiterativi possono comportare sanzioni per l'autore, incluse somme da versare alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza penale
- Sentenza penale · 8 giu 2026Cassazione Penale, Sentenza n. 20954/2026 del 08/06/2026
- Sentenza penale · 8 giu 2026Cassazione Penale, Sentenza n. 20955/2026 del 08/06/2026
- Sentenza penale · 8 giu 2026Cassazione Penale, Sentenza n. 20956/2026 del 08/06/2026
- Sentenza penale · 8 giu 2026Cassazione Penale, Sentenza n. 20957/2026 del 08/06/2026
- Sentenza penale · 8 giu 2026Cassazione Penale, Sentenza n. 20958/2026 del 08/06/2026
- Sentenza penale · 8 giu 2026Cassazione Penale, Sentenza n. 20959/2026 del 08/06/2026
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza penale →