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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42305/2022 del 09/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava l'ordinanza del 11/04/2022 del Tribunale di Salerno che aveva confermato gli arresti domiciliari applicati il 21/03/2022 nei confronti di Cestrone per i reati di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico e accesso abusivo a un sistema informatico. I difensori hanno articolato due motivi: (1) violazione di norme processuali e carenza motivazionale per aver confermato la misura dopo l'espunzione di intercettazioni ritenute inutilizzabili, fondandosi su elementi di scarso valore (in particolare l'invio di una foto via WhatsApp al coindagato Pollutro e una conversazione con il coindagato Di Caprio con riferimento a una "fumata bianca"); (2) violazione di legge e carenza di motivazione circa la sussistenza delle esigenze cautelari e l'inidoneità di misure meno afflittive, contestando la valutazione del pericolo di reiterazione e richiamando la circostanza del pensionamento dell'indagato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto che le doglianze costituissero in realtà una richiesta di rivalutazione fattuale degli indizi, materia preclusa in sede di legittimità; ha quindi ritenuto non manifestamente illogica la motivazione del Tribunale del riesame, che aveva esposto ragioni coerenti per ritenere il coinvolgimento dell'indagato (cronologia delle comunicazioni, invio della foto, cenno al buon esito dell'operazione). Sul secondo motivo la Corte ha confermato che il Tribunale aveva adeguatamente motivato la persistenza del pericolo di reiterazione, richiamando anche altri procedimenti coevi e precisando perché una misura meno afflittiva appariva inadeguata (possibilità di contributo a distanza). La circostanza del pensionamento non era stata sollevata in sede di riesame e pertanto non poteva essere dedotta in Cassazione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali (art. 616 c.p.p.) e al versamento in favore della Cassa delle Ammende di euro 3.000, con riferimento anche alla sentenza della Corte costituzionale n. 186/2000.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Individua i motivi di ricorso per cassazione; qui usato per qualificare le censure mosse (violazione di norme processuali e vizio di motivazione). La Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità sulle valutazioni di merito.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la sintesi dei motivi di ricorso; disciplina aspetti formali della impugnazione in Cassazione.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Regola la nozione di "gravi indizi di colpevolezza" ai fini delle misure cautelari. La Corte ha ritenuto che la valutazione dei gravi indizi sia tipicamente di merito e sindacabile in Cassazione solo se fondata su vizio di diritto o manifesta illogicità.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Individua le esigenze cautelari (investigativa, di incolumità pubblica e di tutela delle prove). Il Tribunale del riesame ha motivato la persistenza di esigenze correlate al pericolo di reiterazione.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Stabilisce i criteri per la scelta e la graduazione delle misure cautelari personali; la Corte ha valutato che il Tribunale ha adeguatamente motivato l'inidoneità di misure meno afflittive.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Disciplina la condanna alle spese del procedimento in caso di ricorso inammissibile; la Corte ha imposto al ricorrente le spese di cassazione.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186/2000

    Richiamata in relazione all'eventuale applicazione di sanzioni pecuniarie alla parte che propone il ricorso; la Corte di Cassazione, pur non ritenendo il ricorso presentato colpa grave, ha comunque disposto un versamento equitativo alla Cassa delle Ammende.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione in materia cautelare ha poteri di sindacato limitati: non può riesaminare i fatti o rimettere in discussione la valutazione dello spessore degli indizi se non quando ricorra una violazione di legge o una manifesta illogicità della motivazione.
  • Le censure dirette a chiedere una diversa valutazione degli elementi probatori vanno sollevate nel merito (riesame/appello); in Cassazione occorre individuare profili di diritto o carenza manifesta della motivazione.
  • Elementi indiziari anche di natura indiretta o "criptica" (es. invio di foto, conversazioni con espressioni equivoche) possono essere valorizzati a supporto delle misure cautelari se esposti dal giudice di merito con ragioni coerenti e convergenti.
  • Circostanze sopravvenute o nuove (es. pensionamento) devono essere tempestivamente dedotte nei gradi di merito; se non sollevate in sede di riesame non sono ammissibili in Cassazione.
  • Per impugnare una misura cautelare con esito favorevole al ricorrente è necessario dimostrare che la motivazione del giudice di merito sia assente, contraddittoria o manifestamente illogica, non semplicemente proporre apprezzamenti alternativi.
  • La parte soccombente in Cassazione può essere condannata alle spese e, in casi pertinenti, a un versamento alla Cassa delle Ammende; l'assenza di colpa grave non esclude comunque la facoltà del giudice di disporre un contributo equitativo.

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