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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8754/2023 del 01/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Magno impugnava la sentenza di appello che lo aveva confermato condannato, con Kevin Cucinelli, per il reato di incendio (art. 424 c.p.) commesso il 19/03/2013, consistente nell'aver appiccato il fuoco a una bottiglietta imbevuta di benzina e nel lanciarla contro l'autovettura del sindaco Ippazio Morciano. La condanna si fondava su riprese video (telecamere di sorveglianza), su una consulenza peritale - in parte dichiarata inutilizzabile - e sulle dichiarazioni delle parti offese e di un maresciallo. In cassazione Magno denunciava vizi di motivazione e violazioni di norme processuali relative alla valutazione degli indizi, alla parziale inutilizzabilità della perizia, alla qualità delle immagini, all'uso delle massime di esperienza (per i tempi di spostamento), alla non applicabilità della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p., e contestava entità e motivazione del risarcimento e le condizioni per la sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto che il ricorso non fosse inammissibile, ma ha dichiarato estinto il reato per prescrizione e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata agli effetti penali. Tuttavia, ha rigettato il ricorso per quanto riguarda le statuizioni civili: ha confermato la responsabilità civile e le liquidazioni già disposte in favore di Ippazio Morciano (euro 8.500,00) e del Comune di Tiggiano (euro 3.500,00), ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute dalle parti civili nel giudizio di cassazione. La condizione relativa alla sospensione condizionale della pena è divenuta irrilevante per la estinzione del reato.

Norme richiamate

  • art. 424 cod. pen.

    Raggruppa la fattispecie di incendio doloso: la Corte lo ha ritenuto applicabile alla condotta di appiccare il fuoco a una bottiglietta e lanciarla contro un'autovettura, valutando la pericolosità della condotta e confermando la condanna penale prima dell'estinzione per prescrizione.

  • art. 612 cod. pen.

    Articolo relativo agli atti persecutori (stalking): il Tribunale in primo grado aveva assolto gli imputati da tale contestazione; la questione è riportata negli atti ma non incide sull'esito principale.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Norma sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto: la Corte ha escluso l'applicabilità della causa ritenendo la condotta non di tenuità, sia per il rischio concreto connesso all'incendio, sia per la qualifica della vittima (Sindaco), elementi che aggravano la valutazione della gravità del fatto.

  • art. 175 cod. pen.

    Norma menzionata nelle doglianze difensive come istanza di beneficio; la Corte non ha ritenuto applicabile la causa di non punibilità invocata e ha rigettato il relativo errore dedotto.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma che indica i motivi di ricorso per cassazione: il ricorrente l'ha richiamata lamentando vizi di motivazione; la Cassazione ha però ritenuto infondati i motivi di merito relativi alla valutazione degli indizi.

  • artt. 191, 218, 219, 220, 526 cod. proc. pen.

    Norme processuali richiamate nel ricorso (prove, consulenze tecniche, ecc.). La Corte ha esaminato le doglianze relative alla perizia e alla valutazione delle prove ritenendo la motivazione dei giudici di merito adeguata e non viziata.

  • art. 192, comma 2 cod. proc. pen.

    Stabilisce i requisiti della prova indiziaria (gravi, precisi e concordanti). La Corte lo ha applicato per verificare la compatibilità e la congruenza del compendio indiziario formato da video, perizia e tempistiche, ritenendolo sufficiente a sostenere la decisione di merito.

  • art. 163 cod. pen.

    Regola la sospensione condizionale dell'esecuzione della pena: la Corte ha rilevato che, con l'estinzione del reato per prescrizione, non sussiste più una pena eseguibile e la condizione di sospensione è priva di effetto.

Massime di principio

  • In presenza di prova indiziaria il giudice valuta il complesso degli elementi (video, perizia, dichiarazioni, tempistiche) e non solo singoli rilievi: gli indizi devono essere gravi, precisi e concordanti per fondare la condanna.
  • La parziale inutilizzabilità di una consulenza tecnica non invalida automaticamente tutte le conclusioni del perito: resta utilizzabile la parte dell'elaborato regolarmente acquisita e gli elementi ricavabili da essa possono integrare il compendio probatorio.
  • Immagini di sorveglianza di scarsa qualità non sono necessariamente decisive: possono essere compensate da altri elementi indiziari (movente, coerenza delle tempistiche, compatibilità fisica o di vestiario), purché il giudice motivi adeguatamente il giudizio di identificazione.
  • Il giudice può fare ricorso a massime di esperienza (es. tempi di percorrenza) per valutare la plausibilità di una ricostruzione fattuale senza obbligo di esperimenti giudiziali quando il giudizio è fondato su id quod plerumque accidit e non su mere congetture.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) richiede motivazione puntuale: la sola natura formale del reato non basta, il giudice deve valutare la gravità concreta, la pericolosità e le modalità del fatto, nonché circostanze che possano aggravare la valutazione.
  • La prescrizione estingue gli effetti penali ma non impedisce la decisione sulle statuizioni civili: le condanne al risarcimento possono essere confermate e restano perseguibili anche se il reato è estinto penalmente.
  • In cassazione non è necessario che il giudice risponda punto per punto a tutte le osservazioni del consulente della difesa: l'importante è che la motivazione sia esaustiva e spieghi perché i giudici hanno ritenuto attendibili altri elementi del compendio probatorio.
  • L'assenza o l'incompletezza di un alibi può essere utilizzata dai giudici per escludere ricostruzioni alternative, ma non deve essere confusa con una presunzione di colpevolezza: la sua valutazione dipende dal contesto probatorio complessivo.

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