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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36821/2022 del 29/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso deduceva la violazione di legge e vizi di motivazione: a) censurava l'applicazione dell'art. 137, d.lgs. n.152/2006 sostenendo che lo scarico di acque provenienti da allevamento fosse assimilabile ad acque reflue domestiche (ai sensi dell'art.101, comma 7, lett. b) d.lgs. 152/2006) e quindi soggetto a sanzione amministrativa ex art.133, comma 2, e non a responsabilità penale; b) ha prospettato l'applicabilità dell'art.54 c.p. per eventi meteorologici eccezionali che avrebbero impedito le operazioni regolari di gestione del letame.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, sebbene l'imputazione riportasse anche un riferimento all'art.137, comma 1, il fatto per cui era intervenuta la condanna riguardava esclusivamente l'art.137, comma 14, d.lgs. n.152/2006 (utilizzazione agronomica degli effluenti in assenza della preventiva comunicazione al Comune e dopo il decorso del termine di 120 giorni previsto dall'art.318-bis T.U.A.). Pertanto la censura sulla presunta depenalizzazione o sull'assimilazione a scarichi domestici era inconferente rispetto alla concreta fattispecie per cui era stata inflitta la pena. Analogamente, la doglianza relativa all'art.54 c.p. è risultata inconferente perché non attinente alla specifica condotta sanzionata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a versare € 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 137, commi 1 e 14, d.lgs. n.152/2006

    Il testo citato nel provvedimento: "Fuori dai casi sanzionati ai sensi dell'articolo 29-quattuordecies, comma 1, chiunque apra o comunque effettui nuovi scarichi di acque reflue industriali, senza autorizzazione, oppure continui ad effettuare o mantenere detti scarichi dopo che l'autorizzazione sia stata sospesa o revocata"

    La Corte rileva che il riferimento al comma 1 nell'imputazione è sovrabbondante rispetto alla condotta effettivamente contestata; la condanna è avvenuta per il comma 14 (utilizzazione agronomica degli effluenti senza la preventiva comunicazione al Comune e oltre il termine di regolarizzazione), perciò la doglianza sulla depenalizzazione di scarichi industriali non investe la fattispecie realmente giudicata

  • art. 318-bis T.U.A. (richiamato)

    richiamato nel testo come termine di 120 giorni per la regolarizzazione

    Il mancato adempimento del termine di 120 giorni per la regolarizzazione delle prescrizioni è elemento fattuale rilevante per la configurazione del reato ex art.137, comma 14

  • art. 101, comma 7, lett. b), d.lgs. n.152/2006

    Invocato dalla difesa per assimilare le acque provenienti da allevamenti alle acque reflue domestiche; la Corte osserva però che tale argomentazione non è pertinente rispetto alla specifica condotta sanzionata (utilizzazione agronomica senza comunicazione), per cui non attenua la rilevanza penale della fattispecie giudicata

  • art. 133, comma 2, d.lgs. n.152/2006

    Norma che disciplina la sanzione amministrativa per scarichi di acque domestiche: la Corte ritiene che la richiamata questione amministrativa non sia applicabile alla condotta concreta per cui è intervenuta la condanna penale

  • art. 54 c.p.

    Eccezione di stato di necessità/forza maggiore prospettata dalla difesa per eventi meteorologici: la Corte la ritiene inconferente poiché non attinente o dimostrata rispetto alla condotta effettivamente contestata

  • art. 616 c.p.p.

    Norma applicata per la condanna alle spese del procedimento e alla determinazione equitativa della somma da versare alla Cassa delle Ammende

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n.186

    Riferimento richiamato dalla Corte nella liquidazione della somma equitativa alla Cassa delle Ammende

Massime di principio

  • Se l'imputazione contiene riferimenti a più commi di una norma, va verificato con attenzione quale sia la concreta fattispecie per cui è stata inflitta la condanna: le questioni di depenalizzazione o di assimilazione a fattispecie amministrative riguardano solo la specifica disposizione applicata al caso concreto
  • La qualificazione dello scarico (industriale vs domestico) può cambiare la natura della sanzione, ma la sua rilevanza dipende dai fatti concretamente accertati; una difesa basata su assimilazioni normative deve dimostrare che la fattispecie materiale corrisponde effettivamente alla categoria invocata
  • Le eccezioni di impossibilità o stato di necessità (art.54 c.p.) richiedono prova adeguata e rimangono inapplicabili se non attinenti alla condotta specificamente contestata
  • Il mancato rispetto di termini procedurali per la regolarizzazione (es. i 120 giorni previsti dall'art.318-bis T.U.A.) può integrare rilevanza penale se la norma penale specifica sanziona il comportamento di utilizzo/agricoltura senza le comunicazioni o autorizzazioni previste
  • In sede di ricorso in Cassazione, l'insussistenza o l'inammissibilità dei motivi può comportare condanne alle spese e somme a favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.; è importante porre attenzione alla correttezza formale e sostanziale del motivo di impugnazione

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