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Cassazione Penale, Ordinanza n. 08785/2025 del 03/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la sua condanna per furto aggravato. Il ricorso articolava due motivi: con il primo si lamentava la mancata riqualificazione del fatto in tentativo di furto, sostenendo che la condotta non avrebbe integrato il furto consumato; con il secondo si censurava la determinazione del trattamento sanzionatorio, ritenuta eccessiva o non correttamente graduata. La Suprema Corte ha rilevato che il primo motivo mirava in realtà a una rivalutazione del compendio probatorio e del giudizio di responsabilità già compiuto in modo conforme dai giudici di merito, senza indicare specifici travisamenti decisivi della prova; il secondo motivo replicava censure già disattese in appello e investiva una valutazione discrezionale del giudice di merito sulla pena, assistita da motivazione congrua e non illogica.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi confermato gli effetti della sentenza di appello, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La Corte ha ritenuto inammissibile il primo motivo perché diretto a ottenere una nuova valutazione delle prove e non a denunciare specifici errori di legittimità; ha ritenuto inammissibile e comunque manifestamente infondato il secondo motivo perché la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, sindacabile in cassazione solo in caso di arbitrio, illogicità manifesta o motivazione mancante/insufficiente, evenienze escluse nel caso concreto.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    norma incriminatrice del furto, richiamata come base del reato oggetto di conferma in appello

  • art. 625, comma 1, n. 2 c.p.

    circostanza aggravante del furto contestata e confermata nel giudizio di merito

  • art. 132 c.p.

    criterio di esercizio della discrezionalità giudiziale nella determinazione della pena

  • art. 133 c.p.

    parametri di valutazione della gravità del reato e della capacità a delinquere ai fini della commisurazione della pena

  • art. 616 c.p.p.

    base per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende, conseguenza dell'inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità non è consentito dedurre, sotto veste di violazione di legge o vizio di motivazione, una mera richiesta di rivalutazione del fatto e delle prove già apprezzate in modo convergente dai giudici di merito, salvo che si indichino specifici e decisivi travisamenti probatori idonei a incrinare radicalmente la motivazione.
  • La richiesta di riqualificazione di un furto consumato in tentativo non può essere accolta se l'agente ha conseguito, sia pure per un tempo apprezzabile e breve, il possesso autonomo della res sottratta, e il proprietario non era in condizione di esercitare un continuo controllo sul bene.
  • La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito ed è censurabile in cassazione solo se frutto di arbitrio, illogicità manifesta o motivazione assente o del tutto inidonea; non è invece ammissibile una nuova valutazione della congruità della pena.
  • La scelta del rito abbreviato, di per sé, non integra un comportamento collaborativo rilevante ai fini di una particolare mitigazione del trattamento sanzionatorio, se il giudice di merito abbia già tenuto conto del rito nella riduzione di pena.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale

Testo integrale

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