Cassazione Penale, Sentenza n. 12746/2022 del 05/04/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 01/04/2021 che aveva rigettato l'opposizione alla confisca disposta nel procedimento a carico del marito Carlo Fontana. La Garofalo deduceva che nuova documentazione (assegni circolari e dichiarazioni) dimostrerebbe la provenienza lecita della provvista usata per acquistare, nell'ottobre 2010, la quota del 50% dell'immobile e che, dal 2008, i suoi redditi leciti e due finanziamenti (40.000 e 20.000 euro) avrebbero consentito gli acquisti e il rimborso dei prestiti, contestando così la presunzione di illecita accumulazione formulata nel procedimento penale e lamentando una illegittima restrizione del diritto di proprietà.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato infondato e rigettato. La Corte ha ritenuto prevalenti e tuttora vincolanti le conclusioni del giudizio di merito a carico di Carlo Fontana (condanna e accertata sproporzione patrimoniale), non essendo la documentazione prodotta dalla Garofalo idonea a superare la presunzione di illecita accumulazione. In particolare, gli assegni prodotti tardi e in copia non dimostravano in modo attendibile la provenienza lecita dei fondi; la dichiarazione di terzi era insufficiente a provare il prestito e mancava la prova di come siano stati ripianati eventuali debiti verso i prestatori. Inoltre la ricorrente non poteva, in sede esecutiva, rimettere in discussione le valutazioni già compiute nel processo penale in assenza di nuove prove decisive. Condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.
Norme richiamate
art. 667, comma 4 c.p.p.
Disciplina dell'opposizione avverso provvedimenti cautelari ed esecutivi; in questo caso norma procedurale che legittima la Garofalo ad opporsi in sede esecutiva alla confisca dei beni a lei intestati
art. 676 c.p.p.
Regole sull'opposizione avverso provvedimenti del giudice dell'esecuzione; utilizzata per inquadrare il rimedio esperito dalla Garofalo
art. 240-bis cod. pen.
Norma che prevede la confisca per sproporzione (presunzione di illecita provenienza di incrementi patrimoniali) e disciplina l'onere probatorio per dimostrare la lecita provenienza dei beni; applicata come fondamento della confisca contestata
art. 12-sexies della L. n. 356/1992 (D.L. n. 306/1992)
art. 12-sexies L. n. 356/1992 (introdotto dal D.L. n. 306/1992)
Previsione di presunzione di illecita accumulazione in presenza di sproporzione tra redditi dichiarati e acquisizioni patrimoniali; la giurisprudenza e i giudici di merito hanno fatto riferimento a questa presunzione per giustificare la confisca
art. 416-bis cod. pen.
Reato di associazione di tipo mafioso; la condanna dell'imputato per reati collegati alla criminalità organizzata ha aggravato la valutazione sulla origine illecita dei beni
art. 513-bis cod. pen.
Reato collegato (es. estorsione); utilizzato nel quadro fattuale per giustificare la sproporzione patrimoniale e l'applicazione della misura ablativa
art. 416-bis.1 cod. pen.
Aggravante connessa ai reati di criminalità organizzata richiamata nella condanna che ha influito sulla valutazione della pericolosità e sulla legittimità della confisca
art. 616, comma 1 c.p.p.
Norma che regola la condanna alle spese del procedimento; applicata per imporre alla ricorrente il pagamento delle spese processuali
Sezione Unite, n. 48126 del 20/07/2017 (Muscari)
Giurisprudenza richiamata sul punto della reintegrazione della proprietà allorché terzi estranei richiedano il dissequestro/restituzione; in particolare sul procedimento da seguire per chi interviene esternamente nel processo penale per chiedere la restituzione di beni di proprietà
Massime di principio
- La produzione tardiva di documenti a sostegno dell'origine lecita dei fondi ha scarso valore probatorio: la documentazione decisiva va prodotta tempestivamente e deve comprovare in modo immediatamente verificabile la provenienza dai conti indicati.
- Nel giudizio esecutivo/non penale non è possibile ribaltare le valutazioni probatorie già acquisite e definitive nel procedimento penale (specialmente condanne definitive): servono nuovi elementi decisivi per rimettere in discussione la presunzione di illecita accumulazione.
- La presunzione di illecita accumulazione (sproporzione tra redditi dichiarati e acquisti) può essere superata solo con prove solide e verificabili che dimostrino la fonte lecita dei mezzi impiegati (estratti conto, bonifici, contratti di prestito documentati e la prova dei rimborsi).
- La mera dichiarazione di un terzo che asserisce di avere prestato denaro non è sufficiente se non corredata da riscontri oggettivi (movimenti bancari, prova del rimborso, documenti contemporanei all'operazione).
- I finanziamenti (prestiti) vanno documentati non solo nella loro erogazione ma anche nella capacità di rimborso: occorre dimostrare come sono state sostenute nel tempo le rate o i rimborsi, altrimenti restano indizi fragili rispetto alla presunzione di illecito.
- La 'ragionevolezza temporale' è un criterio rilevante: acquisti molto prossimi nel tempo alla commissione di reati collegati a criminalità organizzata rafforzano la legittimità della confisca; acquisti antecedenti richiedono prova convincente di lecita provenienza.
- In sede esecutiva il giudice valuta la congruità e l'attendibilità delle prove nuove; se la prova è in copia, priva di tracciamento bancario o prodotta tardivamente, il suo peso è limitato.
- Chi intende opporsi a una confisca deve curare l'onere probatorio: ricostruzioni generiche o affermazioni senza riscontro documentale difficilmente ribaltano le presunzioni favorevoli all'azione ablativa dello Stato.
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