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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10945/2023 del 14/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto dall'avv. Michele Pratelli articolato in cinque motivi: 1) violazione di legge e lesione del diritto di difesa per l'acquisizione, su richiesta del P.M., della querela a firma dell'imputato e della documentazione allegata non presenti nel fascicolo della pubblica accusa né prodotti in primo grado, e per il conseguente mancato assenso all'escussione dei genitori dell'imputato; 2) correlata lesione del diritto di difesa per il rifiuto di escutere i genitori; 3) vizio di motivazione perché la corte d'appello avrebbe ritenuto possibile (ma non provata) la gestione del patrimonio familiare da parte del Mariani senza riconoscere il rilievo di tale circostanza ai fini dell'esclusione della responsabilità penale; 4) vizio di motivazione per avere scartato le distinte bancarie e giustificazioni relative alle movimentazioni a favore della Assiconsul Assicurazioni di cui Mariani era socio/mandatario senza rappresentanza; 5) vizio di motivazione per aver considerato come distrattiva l'emissione di assegni circolari che, secondo la difesa, aveva provvista derivante da un mutuo.

La decisione

Il giudice di legittimità ha rigettato il ricorso in tutte le sue parti. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondati i primi due motivi perché l'acquisizione della querela proveniente dall'imputato non ha pregiudicato il diritto di difesa e la testimonianza dei genitori non era decisiva rispetto al compendio probatorio. Ha respinto i motivi di merito (terzo, quarto e quinto) sottolineando che la corte territoriale ha motivato in modo logico e coerente: il quadro probatorio dimostrava la consapevolezza del Mariani della situazione di dissesto e la volontà di dirottare somme a fini estranei alla garanzia dei creditori (dispositivi bancari, commistione di conti, mutuo e successivi bonifici/assegni). È stato ribadito il principio secondo cui, ai fini della bancarotta fraudolenta per distrazione, non è necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza né lo scopo esplicito di danneggiare i creditori, essendo sufficiente la volontà di destinare il patrimonio a finalità diverse dalla garanzia dei creditori (richiamo a Sez. U, n. 22474/2016, Passarelli). Conseguentemente il ricorso è rigettato, viene confermata la condanna per il delitto di cui all'art. 216, comma 1, n. 1, legge fallimentare, alla pena di 2 anni di reclusione (concessione delle circostanze attenuanti generiche e applicazione delle pene accessorie per la stessa durata) e il ricorrente è condannato alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 216, comma 1, n. 1, legge fallimentare

    art. 216, comma 1, n. 1, legge fall.

    Configurazione del reato di bancarotta fraudolenta per distrazione; applicata alla fattispecie del socio illimitatamente responsabile e del fallito personale, con rilevanza dell'entrata dei crediti personali nella procedura concorsuale e della distrazione di risorse dalla garanzia dei creditori.

  • Sez. U, n. 22474 del 31/03/2016, Passarelli, Rv. 266805

    Sez. U, n. 22474 del 31/03/2016, Passarelli, Rv. 266805

    Principio di diritto riecheggiato dalla corte: per la sussistenza della bancarotta fraudolenta per distrazione non è necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza né lo scopo di recare pregiudizio ai creditori; è sufficiente la volontà di destinare il patrimonio a una finalità diversa dalla garanzia dei creditori.

  • Sez. 3, n. 47963 del 13/09/2016, Delehaye, Rv. 268657

    Sez. 3, n. 47963 del 13/09/2016, Delehaye, Rv. 268657

    Giurisprudenza richiamata a sostegno del principio secondo cui la mancata ammissione di prove testimoniale non rileva se la prova richiesta è ritenuta superflua o non decisiva rispetto al compendio probatorio complessivo.

  • Sez. 5, n. 42591 del 10/07/2018, M., Rv. 274175 - 03

    Sez. 5, n. 42591 del 10/07/2018, M., Rv. 274175 - 03

    Principio secondo cui la presunta restituzione di prestiti familiari, anche se effettuata con denaro derivante da un mutuo personale, non esclude la consapevolezza della sottrazione di risorse alla garanzia dei creditori quando l'imputato è fallito personalmente.

Massime di principio

  • L'acquisizione di documenti formati dall'imputato, se già noti all'imputato stesso, non costituisce di per sé violazione del diritto di difesa, salvo prova di pregiudizio concreto.
  • La mancata ammissione di prove testimoniale è irrilevante in cassazione se la difesa non dimostra in che modo quelle dichiarazioni avrebbero inciso decisamente sull'impianto probatorio.
  • Per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione non è necessario provare la consapevolezza dello stato di insolvenza o l'intento di danneggiare i creditori: è sufficiente dimostrare la volontà di destinare il patrimonio a fini diversi dalla garanzia dei creditori.
  • Operazioni finanziarie apparentemente giustificate (es. prestiti, mutui, pagamenti a familiari) possono integrare distrazione se risultano inserite in un sistema volto a sottrarre risorse alla garanzia dei creditori; la mera esibizione di distinte bancarie non è automaticamente esimente se il contesto dimostra commistione di conti e finalità elusiva.
  • In cassazione la valutazione del merito probatorio compiuta dai giudici di merito è sindacabile in termini limitati: critiche di merito e letture alternative dei fatti non giustificano l'annullamento se la motivazione è logica, coerente e fondamentalmente corretta.

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