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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8315/2023 del 24/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la sentenza di condanna per furto (art. 624 e art. 625 co.1 n.7 c.p.), con censura principale relativa al riconoscimento dell'aggravante di cui all'art. 625, comma 1, n. 7 c.p.; il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione riguardo a tale aggravante e alla legittimità della prosecuzione del procedimento.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto che, per effetto dell'art. 625, comma 3, c.p. (introdotto dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 e operativo dal 30/12/2022 in seguito alla proroga del d.l. 31/10/2022, n.162), il delitto di furto è procedibile a querela della persona offesa. Nel verbale redatto dai Carabinieri del 14/03/2012 la persona offesa, Boukaleb Mohamed, ha dichiarato espressamente di non voler sporgere querela nei confronti dell'imputato. Essendo mancata la querela, il reato è risultato improcedibile; la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata e dichiarato che non si deve procedere per difetto di querela.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen.

    Norma che definisce il reato di furto, considerato come fattispecie di base del fatto contestato

  • art. 625 comma 1 n. 7 cod. pen.

    circostanza aggravante contestata nella sentenza di merito

    Aggravante ritenuta dal giudice di merito applicabile al fatto; la sua contestazione è stata una delle censure del ricorrente

  • art. 625 comma 3 cod. pen.

    introdotto dall'art. 2 lett. i) d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, in vigore dal 30/12/2022 (proroga disposta dal d.l. 31/10/2022, n. 162)

    La norma prevede la procedibilità a querela per il reato di furto; la Corte ha interpretato che, in presenza di una dichiarazione formale della persona offesa di non voler sporgere querela, manca la condizione di procedibilità e il procedimento penale è improcedibile

Massime di principio

  • Se una fattispecie è resa procedibile a querela (per norma vigente), l'assenza della querela da parte della persona offesa comporta l'improcedibilità del reato e impedisce la prosecuzione del procedimento.
  • Una dichiarazione formale e documentata della persona offesa che esprime la volontà di non sporgere querela costituisce prova rilevante della mancanza della querela e può determinare l'annullamento senza rinvio della sentenza di condanna per difetto di procedibilità.
  • In caso di mutamento normativo favorevole all'imputato (es. introduzione della procedibilità a querela), il giudice può applicare la nuova disciplina e dichiarare l'improcedibilità se sussistono gli effetti impeditivi (principio favor rei/di natura processuale), salvo specifiche eccezioni previste dalla legge.
  • Occorre verificare sempre la data di entrata in vigore della norma e l'eventuale efficacia nei confronti dei fatti commessi anteriormente; quando la nuova norma rende la posizione dell'imputato più favorevole, la sua applicazione può determinare l'estinzione o l'improcedibilità del procedimento.
  • Nel valutare casi simili è fondamentale acquisire e documentare la volontà della persona offesa (verbali, attestazioni delle forze dell'ordine) e verificare se sussistono altre fattispecie o circostanze che rendano il reato procedibile d'ufficio o configurino ipotesi diverse non soggette a querela.

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