Sentenza del 23/10/2015 n. 21583 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L'Agenzia delle Entrate contestava la fruizione dell'agevolazione sull'imposta di registro prevista dalla Legge n. 168 del 1982, art. 5, sostenendo che, al momento della compravendita, non fosse ancora stata sottoscritta la convenzione urbanistica tra la società acquirente e il Comune di Revere. Secondo l'Ufficio, il piano di recupero avrebbe inoltre dovuto avere natura pubblica, mentre quello relativo all'immobile sarebbe derivato da un'iniziativa privata.
La decisione
La Corte di cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate e confermato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, ritenendo sussistenti i presupposti per l'agevolazione. Il beneficio richiede che l'immobile sia già inserito in un piano di recupero, anche di iniziativa privata purché convenzionato, e che l'acquirente realizzi gli interventi di recupero. Nel caso concreto, l'immobile era inserito in un piano derivante da un progetto privato recepito dal Comune di Revere. Nulla è stato disposto sulle spese del giudizio di legittimità, poiché la società intimata non ha svolto attività difensiva.
Norme richiamate
Legge 22 aprile 1982, n. 168, art. 5, comma 1
L'agevolazione fiscale è subordinata alla presenza delle condizioni previste per i trasferimenti di immobili destinati al recupero edilizio.
L'agevolazione può essere applicata quando l'immobile trasferito è già inserito in un piano di recupero e l'acquirente realizza gli interventi previsti.
Legge 5 agosto 1978, n. 457, art. 27 e seguenti
Piani di recupero del patrimonio edilizio di iniziativa pubblica o privata, purché convenzionati.
Il piano di recupero può avere origine pubblica o privata; non è necessario che sia esclusivamente pubblico, purché sia convenzionato o comunque recepito dall'amministrazione comunale.
Art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
Insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio.
L'Agenzia ha denunciato un vizio di motivazione della sentenza regionale, ma la Corte ha ritenuto il ricorso infondato.
Massime di principio
- Per beneficiare di agevolazioni fiscali collegate al recupero edilizio, l'immobile deve risultare già inserito, al momento del trasferimento, in un piano di recupero valido e gli interventi devono essere realizzati dall'acquirente in attuazione di quel piano.
- Un piano di recupero non perde automaticamente rilevanza perché nasce da un'iniziativa privata: può essere sufficiente che sia convenzionato o formalmente recepito dall'amministrazione comunale.
- Le norme agevolative sono di stretta interpretazione, ma il Fisco non può aggiungere requisiti non previsti dalla legge, come l'obbligo che il piano sia necessariamente di iniziativa pubblica.
- La verifica deve concentrarsi sulla situazione urbanistica esistente alla data dell'atto, sull'effettivo collegamento tra l'acquisto e il piano di recupero e sulla successiva realizzazione degli interventi previsti.
- La presenza di un piano approvato o recepito dal Comune può essere decisiva per dimostrare la spettanza dell'agevolazione, anche se la convenzione urbanistica non era stata ancora formalmente sottoscritta alla data della compravendita, purché risultino comunque integrati i requisiti sostanziali.
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