Sentenza del 18/12/2015 n. 25469 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava un avviso di accertamento relativo a IVA, IRPEG e IRAP per il 2003. L'Amministrazione aveva recuperato a tassazione: da un lato, spese per consulenza professionale nell'ambito di un piano di ristrutturazione aziendale; dall'altro, una sopravvenienza passiva derivante da una nota di credito conseguente a una transazione con la società committente, che aveva rideterminato al ribasso il corrispettivo di un appalto. La società sosteneva che la sopravvenienza fosse deducibile, che il recupero interferisse con annualità coperte da condono e che vi fosse una doppia imposizione. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso incidentale contro l'annullamento del recupero relativo alle spese di consulenza.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato sia il ricorso principale della società sia il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate. Ha confermato che la sopravvenienza passiva del 2003 non era deducibile, perché i ricavi originari del 2001 erano stati contabilizzati in violazione degli accordi contrattuali e non possedevano già allora i requisiti di certezza e determinabilità; pertanto la perdita non derivava da un evento imprevedibile sopravvenuto. Il condono relativo agli anni 1997-2002 non impediva l'accertamento dell'anno 2003. Non è stata ravvisata doppia imposizione, poiché la conseguenza fiscale derivava dalla condotta contabile della contribuente. È rimasto invece fermo l'annullamento del rilievo relativo alle spese di consulenza, ritenute inerenti, certe e documentate. Le spese del giudizio di legittimità sono state integralmente compensate per reciproca soccombenza.
Norme richiamate
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 101, comma 4 (già art. 66, comma 2), TUIR
Le sopravvenienze passive trovano una corrispondenza attiva in un precedente esercizio e conseguono al mutamento ontologico di una voce contabile che, in esercizi diversi, da attiva si trasforma in passiva.
La sopravvenienza passiva è deducibile quando un componente precedentemente contabilizzato come attivo si trasforma, per un evento imprevedibile verificatosi successivamente, in un componente negativo. Non può essere utilizzata per correggere ricavi che erano già incerti o contabilmente errati nell'esercizio originario.
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 109 (già art. 75), TUIR
I componenti di reddito vanno imputati all'esercizio di competenza, salvo che non sia ancora certa l'esistenza della spesa o determinabile in modo obiettivo il relativo ammontare.
Il principio di competenza impone di imputare ricavi e costi all'esercizio cui si riferiscono. La deduzione in un esercizio successivo è ammessa soltanto quando, nell'esercizio di competenza, mancavano certezza dell'esistenza o determinabilità obiettiva dell'importo; tale regola non consente di qualificare come sopravvenienza una componente originariamente contabilizzata senza i requisiti necessari.
Legge 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 10
Il perfezionamento della procedura comporta la preclusione nei confronti del contribuente di ogni accertamento tributario per il periodo d'imposta per cui è intervenuta la definizione automatica.
Il condono produce effetti preclusivi soltanto per le annualità effettivamente comprese nella definizione. Non impedisce l'accertamento di un periodo d'imposta successivo, anche se il recupero relativo a tale periodo trae origine da fatti contabili collegati ad annualità condonate.
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 127, TUIR
Il divieto di doppia imposizione non opera quando l'eventuale duplicazione deriva dalla condotta contabile del contribuente e non da una nuova imposizione richiesta dall'Amministrazione dopo avere già esercitato ed esaurito il potere impositivo sul medesimo presupposto.
Art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
Il controllo di logicità del giudizio di fatto non equivale alla revisione del ragionamento decisorio.
Il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un nuovo giudizio sul merito o in una rivalutazione autonoma delle prove. La censura di motivazione è ammissibile solo in presenza di un effettivo vizio rilevante, non per ottenere una diversa lettura delle risultanze processuali.
Massime di principio
- Una sopravvenienza passiva è deducibile solo se deriva da un evento successivo, imprevedibile e oggettivamente sopravvenuto che modifica una componente positiva correttamente contabilizzata in un esercizio precedente.
- Se un ricavo è stato contabilizzato originariamente senza i requisiti di certezza e determinabilità, la successiva rettifica non genera automaticamente una sopravvenienza passiva deducibile: si tratta di un problema di errata imputazione originaria.
- Il principio di competenza prevale sulla mera data di registrazione contabile: costi e ricavi devono essere imputati all'esercizio cui si riferiscono, salvo le limitate deroghe previste per componenti divenuti certi o determinabili solo in seguito.
- Un condono fiscale protegge esclusivamente le annualità comprese nella definizione e non impedisce accertamenti relativi ad anni successivi, anche quando vi sia un collegamento economico o contabile tra i periodi.
- Il divieto di doppia imposizione non può essere invocato per neutralizzare gli effetti fiscali di una contabilizzazione errata imputabile allo stesso contribuente.
- In cassazione non è possibile chiedere una nuova valutazione delle prove o dei fatti già esaminati dal giudice di merito; occorre dimostrare una specifica violazione di legge o un reale vizio della motivazione.
- La documentazione concreta della prestazione, dell'inerenza e della certezza del costo può essere sufficiente a sostenere la deducibilità delle consulenze, anche se l'Amministrazione contesta la loro utilità economica.
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