Sentenza del 15/12/2021 n. 40217 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L'Agenzia delle Entrate impugnava in Cassazione la sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva dichiarato inammissibile il suo appello avverso la pronuncia di primo grado favorevole alla (___) s.r.l. e ai suoi soci, relativa all'annullamento di avvisi di accertamento per il 2008 (riattribuzione di maggior reddito e recupero imposte). Parallelamente, i contribuenti avevano presentato istanze di definizione agevolata ex D.L. n.119/2018 (art.6) che l'Ufficio aveva negato; i contribuenti (poi il Fallimento della società e gli ex soci) impugnavano il diniego. L'Agenzia sosteneva che la definibilità doveva essere esclusa perché sulle sentenze di merito gravava un procedimento penale per reati (corruzione in atti giudiziari, truffa, falso ideologico) che renderebbe incerto l'importo dovuto per la definizione.
La decisione
La Corte ha ritenuto infondato il diniego di definizione: ha stabilito che la pendenza del procedimento penale non rende indeterminabili gli importi per la definizione agevolata e che vanno quindi considerati gli esiti delle sentenze di merito, non essendo emersa una declaratoria di falsità delle stesse. Ne consegue che le liti risultano definibili (i contribuenti avevano già operato la liquidazione nella misura del 5% previsto per la soccombenza dell'Amministrazione in entrambi i gradi) e la Corte ha dichiarato estinto il processo avverso gli avvisi di accertamento. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate, come previsto dal comma 13 dell'art.6 D.L. n.119/2018. La Corte ha anche richiamato che, in caso di accertamento definitivo del dolo giudiziario, l'Amministrazione potrà chiedere la revoca delle sentenze ai sensi dell'art.396 c.p.c. e recuperare eventuali importi indebitamente non versati.
Norme richiamate
L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7
Richiamata dalla CTR per giustificare l'illegittimità degli atti impositivi per inosservanza del termine di 60 giorni; nella fattispecie la questione sul rispetto di tale termine era stata rilevata in sede di merito ma la decisione finale della Corte ha riguardato la definibilità ai sensi del D.L. 119/2018.
D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 5-bis
Richiamato dalla CTR con riferimento all'accesso al procedimento di adesione; citato in motivazione di merito ma non ostativo alla definizione agevolata ex D.L. 119/2018.
D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6 (commi rilevanti)
Disciplina la definizione agevolata delle controversie tributarie: individua modalità di calcolo (valore della controversia), le percentuali di definizione in relazione all'esito dei gradi di giudizio (es. 5% in caso di soccombenza dell'Agenzia in entrambi i gradi), i termini per la domanda (entro il 31 maggio 2019) e la regola sulle spese (comma 13). La Corte ha interpretato che la pendenza di un procedimento penale non esclude automaticamente la definibilità prevista dall'art.6.
D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 12, comma 2
Richiamato dall'art.6 del D.L. 119/2018 per la definizione del "valore della controversia" (importo del tributo al netto di interessi e sanzioni).
D.L. n.119 del 2018, art. 6, comma 6
Prevede il perfezionamento della definizione con la presentazione della domanda e il pagamento degli importi o della prima rata entro il termine stabilito; la Corte ha confermato l'applicabilità delle modalità previste anche se pende un procedimento penale.
art. 396 c.p.c., n. 6
Richiamato come rimedio eventuale: se risultasse definitivamente che le sentenze di merito sono frutto del dolo (es. dolo del giudice), l'Amministrazione potrà chiedere la revoca delle sentenze ai sensi dell'art.396 c.p.c. e recuperare quanto dovuto.
art. 378 c.p.c.
Richiamato quale base per le memorie depositate dalle parti nel procedimento; atto processuale citato nel fascicolo.
Massime di principio
- La mera pendenza di un procedimento penale relativo a fatti connessi al giudizio tributario non impedisce, di per sé, la definizione agevolata della controversia ex D.L. n.119/2018: gli esiti delle sentenze di merito devono essere considerati purché non siano state dichiarate falsificate.
- Il valore della controversia ai fini della definizione si calcola secondo i criteri richiamati dal D.Lgs. n.546/1992 (importo del tributo al netto di interessi e sanzioni) e le percentuali di definizione dipendono dall'esito dei gradi di giudizio (es. 5% in caso di soccombenza dell'Amministrazione in entrambi i gradi).
- La definizione si perfeziona con la presentazione della domanda e il pagamento degli importi (o della prima rata) entro i termini stabiliti; se queste condizioni sono soddisfatte e non sussistono impedimenti legali, il giudizio può essere dichiarato estinto.
- Se in futuro emergerà definitivamente che le sentenze di merito sono viziati da dolo (es. comportamenti penalmente illeciti che ne hanno determinato la falsità), l'Amministrazione conserva il rimedio della revoca ai sensi dell'art.396 c.p.c. e la possibilità di recuperare le somme indebitamente non riscosse.
- Il diniego di definizione da parte dell'Ufficio deve essere motivato su basi solide: non è sufficiente indicare la sola esistenza di indagini o di un rinvio a giudizio per escludere la definibilità, a meno che non sussistano elementi che rendano realmente incerto o indeterminabile l'importo dovuto.
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