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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22549/2026 del 18/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso mirava a impugnare il decreto della Corte d'appello che, confermando il Tribunale della prevenzione, aveva rigettato la richiesta di proroga del controllo giudiziario e disposto l'amministrazione giudiziale per un anno. Le censure principali erano: (1) violazione degli artt. 34 e 34-bis d.lgs. 159/2011 e del principio del doppio grado, per avere il Tribunale disposto d'ufficio l'amministrazione giudiziale senza proposta dei soggetti legittimati e senza interlocuzione con le parti; (2) mancanza di adeguata attualizzazione della valutazione probatoria, avendo il Tribunale dato rilievo a fatti accertati fino al giugno 2022 (operazione "Millenium") mentre il controllo giudiziario era stato disposto nel 2023; (3) contestazione della valutazione della gravità indiziaria in relazione a una presunta collusione dell'imprenditore, che invece sosteneva di essere vittima di estorsione; (4) omissione di valutazione delle relazioni dell'amministratore giudiziario.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per rinuncia, perché il difensore e l'interessato hanno formalmente rinunciato con dichiarazione trasmessa il 21 aprile 2026, richiamando la prossima udienza di verifica e l'ammissione dell'interessato alla cogestione dell'impresa. Perciò la Corte non ha esaminato nel merito le censure; ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro 500 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. 159/2011 (Codice delle disposizioni antimafia e delle misure di prevenzione), art. 34

    La norma disciplina i soggetti legittimati a proporre le misure di prevenzione e la relativa procedura; nel ricorso si deduceva che il Tribunale avrebbe dovuto attendere una proposta formale prima di disporre amministrazione giudiziale

  • d.lgs. 159/2011 (Codice delle disposizioni antimafia e delle misure di prevenzione), art. 34-bis, comma 6

    Richiamata rispetto al limite procedurale dell'intervento del Tribunale: il ricorrente sosteneva che il provvedimento sia stato adottato senza rispettare i termini/processi previsti da tale disposizione

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma invocata per delimitare le censure ammesse in cassazione; il ricorso era formulato nei limiti di detta disposizione

  • Giurisprudenza (Sez. U, n. 12603 del 24/11/2015, dep. 2016, Celso)

    Richiamata per il principio secondo cui la rinuncia al ricorso è valida se formalizzata mediante dichiarazione sottoscritta dal difensore/procuratore speciale; la Corte l'ha ritenuta efficace nel caso di specie

Massime di principio

  • La rinuncia formale al ricorso, validamente sottoscritta dal difensore o procuratore speciale, rende il ricorso inammissibile e impedisce alla Corte di cassazione di esaminare il merito.
  • Una modifica fattuale o procedurale sopravvenuta (es. ammissione alla cogestione dell'impresa, prossima udienza di verifica) può indurre il ricorrente a rinunciare al gravame; la rinuncia però non evita l'obbligo di sostenere le spese e può comportare una sanzione pecuniaria.
  • La Corte non decide sul merito se la procedura sia stata viziata (es. adozione d'ufficio dell'amministrazione giudiziale o mancata attualizzazione delle prove) quando il ricorso è dichiarato inammissibile per rinuncia.
  • Per contestare efficacemente provvedimenti di prevenzione/amministrazione giudiziale, è necessario documentare l'assenza di legittimazione alla proposta, la mancata interlocuzione procedurale e l'aggiornamento dell'accertamento probatorio, nonché valorizzare le relazioni dell'amministratore giudiziario.
  • La rinuncia deve essere espressa e formale; la dichiarazione del difensore è sufficiente se conforme alla giurisprudenza citata. Prima di rinunciare è opportuno valutare le conseguenze economiche (spese e sanzioni) e la perdita della possibilità di ottenere l'annullamento del provvedimento impugnato.

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