Ordinanza n. 2882/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego della concessione temporanea per l’occupazione di suolo pubblico dell’area pertinenziale esterna al chiosco, per il periodo 1° aprile 2026 – 30 settembre 2026
Esito
Favorevole al ricorrente (gestore di chiosco)
Prevale il privato
La controversia
La società ha impugnato l’ordinanza cautelare del TAR Puglia, Sezione staccata di Lecce, che aveva respinto per difetto di periculum la domanda di sospensione del diniego comunale. L’appello cautelare ha contestato la legittimità del diniego relativo all’occupazione temporanea dell’area esterna al chiosco. Dal testo emerge che non era stata richiesta l’estensione della superficie del chiosco, già interamente occupata dalle attrezzature necessarie alla preparazione e conservazione dei prodotti, ma soltanto l’utilizzo dell’area circostante, funzionale all’attività di somministrazione autorizzata. La società ha inoltre valorizzato il fatto che il Comune aveva già autorizzato, mediante il rilascio del Titolo Unico e dell’autorizzazione paesaggistica, la costruzione di una tettoia sulla medesima area esterna, riconoscendone così la funzionalità rispetto all’attività del chiosco.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello cautelare e riformato l’ordinanza del TAR. Ha ravvisato un apprezzabile fumus boni iuris, poiché il diniego non risultava adeguatamente motivato alla luce della funzionalità dell’area esterna rispetto all’attività autorizzata, dell’assenza di una richiesta di ampliamento della superficie del chiosco e delle precedenti autorizzazioni edilizie e paesaggistiche rilasciate dal Comune per la realizzazione di una tettoia sulla stessa area. Ha inoltre ritenuto sussistente il periculum in mora: il pregiudizio non era interamente risarcibile per equivalente, considerata la natura stagionale dell’attività, la cui operatività risultava oggettivamente compromessa dall’impossibilità di utilizzare l’area pertinenziale esterna. È stata quindi sospesa l’efficacia del diniego comunale ed è stato ordinato al Comune di consentire provvisoriamente l’occupazione dell’area richiesta, nelle more della decisione di merito. Il TAR è stato invitato a fissare sollecitamente l’udienza di merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a. Il Comune è stato condannato a rifondere le spese del doppio grado cautelare, liquidate complessivamente in 3.000 euro, oltre oneri e accessori.
Norme richiamate
art. 62 c.p.a.
Disciplina l’appello cautelare davanti al Consiglio di Stato.
art. 55, comma 10, c.p.a.
Consente, in caso di accoglimento della domanda cautelare, la trasmissione della decisione al TAR per la sollecita fissazione dell’udienza di merito.
Massime di principio
- La domanda cautelare contro il diniego di occupazione temporanea di suolo pubblico può essere accolta quando l’area richiesta risulti funzionale all’attività autorizzata e il diniego non esponga una motivazione adeguata rispetto alle concrete esigenze dell’attività.
- La previa autorizzazione edilizia e paesaggistica di opere realizzate sull’area esterna può costituire un elemento rilevante per valutare, in sede cautelare, la funzionalità dell’area rispetto all’attività economica esercitata e la plausibile illegittimità del successivo diniego di occupazione.
- Il periculum in mora sussiste quando il diniego incide su un’attività a carattere stagionale e il pregiudizio derivante dalla mancata operatività non è integralmente ristorabile mediante il solo risarcimento per equivalente.
- In sede cautelare, la sospensione del diniego può essere accompagnata dall’ordine all’amministrazione di consentire provvisoriamente l’utilizzo dell’area richiesta, nelle more della definizione del giudizio di merito.
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