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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35460/2022 del 22/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava il sequestro preventivo del dipinto olio su tela con cornice intitolato "I covoni", ritenuto dal Tribunale non autenticabile come opera di Vincent Van Gogh. Il ricorrente, proprietario di una quota dell'opera e indagato per i reati di cui all'art. 178, comma 1, lett. b) D.Lgs. n. 42/2004 e per ricettazione, deduceva la violazione di legge in ordine alla sussistenza del fumus commissi delicti: contestava la valutazione di non autenticità del Tribunale richiamando un parere favorevole all'autenticità (prof. Hammacher), la storia dei passaggi di proprietà, le trattative di vendita e una valutazione economica (14 milioni) come elementi di buona fede, sostenendo inoltre contraddittorietà del provvedimento quando parla di mera attributibilità dell'opera a Van Gogh

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere le censure di merito (contestazione della valutazione probatoria circa l'autenticità e della sussistenza astratta dei reati) non deducibili in sede di cassazione avverso ordinanze di riesame delle misure cautelari reali, che sono impugnabili davanti alla Corte di legittimità solo per violazione di legge (art. 325 c.1 c.p.p.). Il Collegio ha ritenuto che il Tribunale di Vicenza abbia dato motivazione adeguata: il gruppo di ricerca del Museo Van Gogh di Amsterdam aveva in più occasioni escluso l'autenticità, le analisi tecniche (Racis Carabinieri) rilevavano difformità nella firma e l'uso di pigmenti non coerenti, e la condotta dei proprietari (mancata dichiarazione di non autenticità ai sensi dell'art. 179 D.Lgs. n.42/2004 e persistente tentativo di vendita) corroborava il fumus commissi delicti. Le divergenze tra periti e i nuovi documenti prodotti dal ricorrente sono questioni di merito riservate al dibattimento. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    La cassazione contro le ordinanze di riesame avverso misure cautelari reali è ammissibile soltanto per violazione di legge; non sono sindacabili in questa sede i vizi di merito della motivazione che attengono alla valutazione della congruità probatoria

  • art. 178 D.Lgs. n. 42/2004

    art. 178, comma 1, lett. b) D.Lgs. n. 42 del 2004

    Norma che disciplina responsabilità e sanzioni connesse al commercio/alienazione di beni culturali non autenticati; il Tribunale ha ritenuto sussistenti gli elementi di astratta configurabilità del reato alla luce delle informazioni sul mancato riconoscimento dell'autenticità

  • art. 179 D.Lgs. n. 42/2004

    art. 179 D.Lgs. n. 42 del 2004

    Prevede l'obbligo di rendere dichiarazioni sulla non autenticità; la mancata predisposizione di una dichiarazione di non autenticità è stata valutata come elemento probatorio della consapevolezza della non autenticità da parte del proprietario

  • art. 606 cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Richiamato per precisare i limiti dei motivi di ricorso in cassazione: non è consentito sindacare in questa sede i vizi meramente logici della motivazione quando la materia attiene a valutazioni di merito riservate al giudizio

  • art. 585 cod. proc. pen.

    art. 585, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma che limita l'assunzione di nuovi motivi/documenti in cassazione; i motivi nuovi depositati sono stati dichiarati inammissibili poiché la sede di legittimità non è adatta ad esaminare novità probatorie

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione contro ordinanze di riesame su misure cautelari reali è ammesso soltanto per violazione di legge; le contestazioni di merito sulla valutazione probatoria vanno sollevate nel dibattimento
  • Pareri autorevoli di istituzioni riconosciute (es. Museo Van Gogh) e analisi tecniche che evidenziano incongruenze materiali (pigmenti, firma) possono giustificare il sequestro preventivo e la sussistenza del fumus commissi delicti
  • La presenza di pareri contrastanti tra periti non elimina automaticamente il fumus: il giudice valuta la complessiva catena di elementi (comunicazioni ufficiali, analisi tecniche, comportamento dei proprietari) per l'astratta configurabilità del reato
  • Per difendersi efficacemente, chi contesti l'autenticità dovrebbe introdurre prove e perizie già nelle fasi precedenti (GIP/riesame e dibattimento); documenti nuovi in Cassazione sono generalmente inammissibili
  • Comportamenti come la mancata dichiarazione di non autenticità in caso di vendita possono essere considerati indizi della consapevolezza della non autenticità e indebolire la tesi della buona fede del venditore

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