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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01586/2026 del 14/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma in appello della condanna per concorso in delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale (distrazione di beni) contestando: 1) violazione di legge perché la responsabilità sarebbe stata accertata per bancarotta fraudolenta patrimoniale anziché per il reato di bancarotta semplice indicato in rubrica; 2) mancanza di verifica probatoria delle presunte attività distrattive e carenza della prova dell'elemento soggettivo (es. mancata consegna della contabilità); 3) contraddittorietà della motivazione rispetto alla asserita volontà di preservare la continuità aziendale; 4) travisamento della prova e omissione di valutazione della consulenza difensiva (relazione del Rag. Rodolfo) e altre consulenze di parte, che avrebbero dimostrato che le operazioni contestate miravano a salvaguardare l'azienda e i creditori.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi aspecifici e generici: il primo motivo eludeva un confronto critico effettivo con la motivazione della Corte d'appello e verteva, in massima parte, su questioni attinenti a reati non oggetto di condanna; la Corte ha confermato che ai fini della bancarotta per distrazione (art. 216 I. fall.) è decisivo l'accertamento della disponibilità dei beni e la mancanza di indicazione da parte dell'amministratore della loro destinazione, il che legittima la deduzione della distrazione. La Corte ha inoltre osservato che la difesa non ha provato l'effettivo deposito delle consulenze di parte contestate e che la mancata acquisizione di una consulenza tecnica di parte non rientra tra le prove "decisive a discarico" ai fini dell'art. 606, comma 1, lett. d). Conseguentemente, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese processuali, al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile ammessa al patrocinio a spese dello Stato, nella misura che sarà liquidata dalla Corte d'appello di Napoli.

Norme richiamate

  • art. 216, primo comma, n. 1, legge fallimentare (bancarotta per distrazione)

    La norma sanziona la distrazione di beni aziendali. La Corte ha ritenuto necessario accertare la previa disponibilità dei beni da parte dell'amministratore e ha considerato rilevante la mancata indicazione della destinazione dei beni non rinvenuti, da cui può desumersi la distrazione ove il ricorrente non fornisca elementi idonei a creare un ragionevole dubbio.

  • art. 217, primo comma, legge fallimentare (bancarotta semplice)

    Riferita dal ricorrente come diversa contestazione in rubrica; la Corte osserva la differenza tra le fattispecie e sottolinea che il capo d'imputazione effettivo riguarda la distrazione, per cui contestazioni su reati diversi risultano inconferenti se non adeguatamente tematizzate.

  • art. 173 disposizioni attuative cod. proc. pen.

    Richiama i limiti procedurali per le censure in cassazione, secondo i quali il ricorso deve rispettare i limiti e le questioni dedotte in grado precedente; la Corte ha ritenuto i motivi formulati nei limiti richiesti.

  • art. 606, comma 1, lett. d), cod. proc. pen. (motivi di cassazione)

    La disposizione consente il gravame per travisamento della prova o omissione nella valutazione di prove decisive a discarico; la Corte ha precisato che la mancata acquisizione di una consulenza tecnica di parte non rientra tra le prove "decisive a discarico" ai sensi richiamati e che il ricorrente non ha documentato il deposito della consulenza per confutare la nota della Corte distrettuale.

  • art. 495, comma 2, cod. proc. pen. (prove decisive a discarico)

    Richiamata implicitamente per delimitare quali elementi costituiscano prova decisiva a discarico; la Corte ha considerato che la consulenza difensiva non rientra tra tali prove, come stabilito dalla giurisprudenza richiamata.

  • art. 530, primo comma, cod. proc. pen. (ragionevole dubbio)

    La Corte richiama che il dubbio ragionevole deve essere ancorato alle risultanze processuali e argomentato con ragioni verificabili; non è sufficiente una mera ipotesi astratta per scardinare la conclusione di responsabilità.

  • art. 616 cod. proc. pen. (conseguenze dell'inammissibilità)

    Prevede la condanna alle spese e altre sanzioni per ricorso inammissibile; la Corte ha applicato la condanna al pagamento delle spese e all'ammenda stabilita.

  • artt. 82 e 83 d.p.r. 115/2002

    Disciplinano la liquidazione delle spese a favore dell'avvocato della parte civile ammessa al patrocinio a spese dello Stato; la Corte ha disposto la rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile nella misura che sarà liquidata dalla Corte d'appello.

Massime di principio

  • Quando beni aziendali risultano "non rinvenuti" dopo il fallimento, l'onere spetta all'amministratore di indicarne la destinazione: l'assenza di una spiegazione plausibile può legittimare la presunzione di distrazione, senza che ciò configuri un ribaltamento indefinito dell'onere della prova.
  • Per la cassazione è necessario formulare censure specifiche e confrontarsi criticamente con la motivazione della corte di merito; motivi aspecifici o che vertono su reati diversi da quelli definiti in sentenza sono dichiarati inammissibili.
  • Il dubbio ragionevole idoneo a scardinare una condanna deve essere fondato su elementi processuali concreti e logicamente argomentati, non su mere ipotesi alternative astratte.
  • La semplice affermazione dell'esistenza di documenti o consulenze difensive non basta: per censurare la valutazione delle prove in cassazione occorre dimostrare materialmente la produzione o il deposito di tali atti (es. annotazioni di cancelleria) o che essi siano parte integrante del fascicolo dibattimentale.
  • La mancata acquisizione o valutazione di consulenze di parte non sempre integra un vizio rilevante ai fini della cassazione; tali atti non rientrano automaticamente tra le "prove decisive a discarico" richiamate dall'art. 606, comma 1, lett. d).
  • Chi propone ricorso in cassazione deve valutare anche il rischio delle sanzioni economiche (spese processuali, ammende) in caso di inammissibilità o rigetto.

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