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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11164/2026 del 24/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per concorso esterno in associazione mafiosa (ndrangheta, "clan dei Gaglianesi") e per estorsione aggravata. Il PM contestava che il tribunale di riesame avesse compiuto una lettura parcellizzata e contraddittoria delle prove (intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni del collaboratore Santo Mirarchi, servizi di polizia), avendo minimizzato il ruolo dell'Abbruzzese come intermediario fra il clan e il gruppo degli 'Zingari' in due episodi significativi (ritrovamento di un'auto rubata e un'estorsione con metodo "cavallo di ritorno") e avendo inoltre errato nello scrutinio delle esigenze cautelari non valutando adeguatamente il gravoso curriculum criminale e i successivi comportamenti (arresto per spaccio, minacce verso operanti, intercettazioni post-scarcerazione). Il ricorso deduceva violazioni di legge e vizi di motivazione.

La decisione

La Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il giudizio al Tribunale di Catanzaro, sezione riesame, per un nuovo esame. La Corte ha ritenuto che il provvedimento impugnato fosse affetto da errori di diritto e vizi di motivazione: in particolare il Tribunale aveva svalutato illogicamente fonti di prova rilevanti (intercettazioni, dichiarazioni del collaboratore, comportamenti rivelatori di ruolo di intermediario) e aveva applicato criteri non conformi alla giurisprudenza sul concorso esterno (es.: necessità di un contributo causale "percepibile" anche se occasionale; il dolo diretto può coesistere con finalità di profitto personale). Inoltre la Corte ha rilevato insufficiente motivazione in ordine alla carenza di esigenze cautelari, dovendo il giudice del rinvio valutare anche il curriculum e le condotte successive alla scarcerazione. Di conseguenza è stato disposto un nuovo giudizio di merito con indicazioni precise su come valutare unitariamente gli elementi indiziari e le esigenze cautelari.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Questa norma è stata utilizzata per inquadrare il concorso esterno: la responsabilità penale si estende a chi, pur non essendo associato, fornisce un contributo concreto, specifico, consapevole e volontario che, ex post, si riveli causale rispetto al mantenimento o rafforzamento dell'organizzazione mafiosa.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Riferimento alla qualificazione mafiosa delle condotte; l'estorsione è stata contestata anche come aggravata dalla partecipazione alla associazione di tipo mafioso.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Richiamato il parametro dei "gravi indizi di colpevolezza" richiesti per giustificare misure cautelari personali: la valutazione deve emergere da motivazione congrua e non illogica e i fatti- indizio devono essere adeguatamente argomentati.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiami procedure e limiti di motivazione nelle impugnazioni; il ricorso è stato formulato nei limiti di motivazione richiesti da questa disposizione.

  • Testo Unico stupefacenti (richiami normativi relativi a reati per stupefacenti)

    Richiamato come riferimento alle indagini e agli arresti successivi all'originaria condanna; tali procedimenti e condotte sono rilevanti nella valutazione delle esigenze cautelari.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. Un., "Mannino" e altri precedenti)

    La Corte ha richiamato i principi consolidati dalla giurisprudenza di legittimità sul concorso esterno: il contributo esterno può essere anche occasionale ma deve avere efficacia causale 'percepibile' sul mantenimento/rafforzamento dell'organizzazione; il dolo del concorrente è diretto e può coesistere con finalità personali.

Massime di principio

  • Per il concorso esterno in associazione mafiosa anche comportamenti occasionali possono integrare la fattispecie se dimostrano un contributo causale 'percepibile' al mantenimento o rafforzamento dell'organizzazione: il giudice deve valutare l'effetto concreto della condotta, non soltanto la sua ripetitività.
  • La valutazione probatoria in materia cautelare richiede motivazione unitaria e non parcellizzata: il giudice deve spiegare perché ogni elemento indiziario (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, comportamenti documentati) sia o non sia idoneo a fondare la gravità indiziaria.
  • L'elemento soggettivo del concorrente esterno richiede dolo diretto relativo al contributo all'organizzazione; tuttavia il fine di profitto personale non esclude la contemporanea volontà di favorire l'associazione.
  • Nella valutazione delle esigenze cautelari devono essere considerati anche il curriculum criminale, le condotte successive (arresti, minacce, intercettazioni post-scarcerazione) e il rischio di reiterazione o di inquinamento probatorio; tali profili devono essere adeguatamente motivati.
  • La Cassazione non riesamina i fatti in senso proprio ma controlla la legittimità e la logicità della motivazione: in presenza di contraddizioni o omissioni rilevanti la decisione di merito può essere annullata con rinvio per nuovo esame.
  • In giudizi simili è opportuno che il giudice del riesame effettui una valutazione complessiva e integrata degli elementi, esplicitando in modo chiaro le ragioni per le quali taluni indizi vengono ritenuti insufficienti a comprovare il nesso causale richiesto dalla fattispecie del concorso esterno.

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