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Sentenza

Sentenza n. 9295/2026 - Roma, Sezione 3T

per la condanna di Roma Capitale al risarcimento del danno derivante dall'inerzia illegittimamente serbata nei confronti delle ripetute istanze ed atti di diffida con cui la ricorrente ha chiesto all'Amministrazione capitolina la stipula dell'atto unico notarile, autorizzato dalla delibera G.C. n. 104 del 26 maggio 2017, per l'attuazione del Piano di Zona B35 “Massimina Villa Paradiso II”.

Giustizia amministrativa202106159

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell’art. 84 c.p.a., prendendo atto della dichiarazione depositata dalla ricorrente. Non è stata quindi esaminata nel merito la domanda risarcitoria né è stata accertata l’illegittimità dell’inerzia amministrativa. Le spese processuali sono state compensate per ragioni di equità.

TAR Lazio - Roma, Sez. VSentenzaAzione risarcitoria

Atto impugnato: inerzia di Roma Capitale sulle ripetute istanze e diffide dirette alla stipula dell’atto unico notarile autorizzato per l’attuazione del Piano di Zona B35 “Massimina Villa Paradiso II”

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente ha domandato la condanna di Roma Capitale al risarcimento del danno derivante dall’inerzia ritenuta illegittima dell’amministrazione rispetto alle ripetute istanze e diffide con cui era stata richiesta la stipula dell’atto unico notarile, autorizzato dalla deliberazione della Giunta capitolina n. 104 del 26 maggio 2017, per l’attuazione del Piano di Zona B35 “Massimina Villa Paradiso II”. Roma Capitale si è costituita contestando le deduzioni della ricorrente. Prima della decisione, la ricorrente ha dichiarato, in ragione del tempo trascorso, la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione della causa.

Norme richiamate

  • art. 84 c.p.a.

    sopravvenuto difetto di interesse

    La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, dichiarata dalla ricorrente, comporta la declaratoria di improcedibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La dichiarazione della parte ricorrente di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione determina l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell’art. 84 c.p.a., senza esame della domanda nel merito.
  • Quando il ricorso diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, le spese possono essere compensate per ragioni di equità, secondo la valutazione del giudice.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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