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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1945/2024 del 17/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per violazione di legge e vizi di motivazione per l'omesso riconoscimento dell'attenuante speciale di cui all'art. 590‑bis, comma 7, cod. pen. L'imputato sostiene che la persona offesa (Morcinelli) aveva una condotta concausale: viaggiava a velocità non prudenziale per l'ora notturna, non teneva rigorosamente la destra (procedeva al centro della carreggiata, 60/80 cm dalla linea di mezzeria) e dunque, se si fosse tenuto a destra o avesse rallentato o utilizzato la banchina sterrata, l'urto sarebbe potuto essere evitato o avere minori conseguenze. Si deduce pertanto che l'evento non sia stata esclusiva conseguenza della condotta dell'imputato.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. È stata confermata la sentenza della Corte d'appello di Ancona (e quindi del Tribunale di Pesaro) che aveva ritenuto Rondina responsabile del reato previsto dall'art. 590‑bis, comma 2, cod. pen. e dell'illecito amministrativo ex art. 145 d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285, condannandolo a 1 anno e 6 mesi di reclusione e alla sospensione della patente per pari durata. È stata confermata la condanna in solido con ARCA Assicurazioni S.p.A. al risarcimento dei danni e alla rifusione delle spese in favore delle parti civili costituite, con liquidazione di provvisionali: €280.000,00 per Morcinelli, €50.000,00 per Aramini, €25.000,00 per Bia. La Corte ha ritenuto che la condotta della vittima non fosse tale da configurare un concorso causale significativo: la posizione della moto e la velocità risultata non erano imprudenti alla luce delle condizioni notturne e dell'illuminazione, e la manovra dell'imputato (svolta a sinistra imprudente, senza vedere la moto e non perpendicolare) è stata ritenuta causa esclusiva dell'incidente. Conseguentemente il beneficio attenuante ex art. 590‑bis, comma 7, è stato escluso. Inoltre il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; le parti civili non hanno ottenuto la liquidazione delle spese di legittimità per mancato apporto effettivo alla decisione.

Norme richiamate

  • art. 590‑bis cod. pen., comma 2

    Norma che disciplina l'omicidio colposo stradale/lesioni colpose gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla circolazione; la disposizione è la base della responsabilità penale per la condotta dell'imputato nell'incidente.

  • art. 590‑bis cod. pen., comma 7

    «qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà»

    Attenuante speciale ad effetto speciale che opera quando l'evento non è esclusiva conseguenza della condotta dell'imputato: può applicarsi anche se vi è concorso di cause esterne o concorso di colpa della vittima, purché sia dimostrato un apporto causale rilevante. Non opera se la condotta della vittima è lecita e completamente estranea al decorso causale dell'evento.

  • art. 145 d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285

    Norma del Codice della Strada richiamata per l'illecito amministrativo (sanzione accessoria sospensione patente) collegato al fatto di guida che ha causato l'incidente.

  • art. 45 cod. pen.

    Principio secondo cui il caso fortuito o la forza maggiore escludono la responsabilità penale; citato per delimitare l'ambito di applicazione dell'attenuante speciale (che può riguardare concorso di cause, ma non i casi che escludono la punibilità).

  • art. 143 cod. strada

    Disposizione che prescrive l'obbligo di mantenersi sulla destra della carreggiata; la Corte ha ricordato che l'obbligo non comporta l'obbligo di rasentare il margine quando ciò risulti pericoloso, e che la semplice percorrenza non strettamente al limite destro non è automaticamente comportamento imprudente.

Massime di principio

  • L'attenuante speciale (art. 590‑bis, comma 7) può operare quando l'evento ha concause esterne alla condotta dell'imputato, compresa una possibile colpa della vittima, ma è necessario accertare un effettivo apporto causale della condotta della vittima o della causa esterna.
  • Non basta l'ipotesi teorica che la vittima avrebbe potuto tenere una condotta diversa: la difesa deve dimostrare che il diverso comportamento avrebbe ragionevolmente e concretamente evitato l'evento o ne avrebbe modificato significativamente l'esito.
  • La condotta della vittima è rilevante solo se era imprudente o ha inciso causalmente nell'evento; una condotta lecita o giustificata dalle condizioni di luogo/tempo (es. strada notturna mal illuminata) non esclude automaticamente la responsabilità dell'agente.
  • L'obbligo di tenersi a destra (art. 143 c.d.s.) non impone di rasentare il margine quando ciò può essere pericoloso; la valutazione della ragionevolezza della posizione del veicolo va fatta anche in base a condizioni ambientali e di sicurezza.
  • Nel giudizio di legittimità la Corte valuta la coerenza e la logicità della motivazione dei giudici di merito: argomentazioni medico‑tecniche o ricostruzioni delle traiettorie e dei tempi che risultino congrue e motivate rendono difficoltosa l'asserita applicabilità dell'attenuante.
  • Sulla prova dell'eventuale concorso causale grava in pratica chi allega la circostanza attenuante: occorre fornire elementi concreti (velocità, posizioni, tempi, margini di manovra) che rendano verosimile il diverso esito.

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