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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48026/2022 del 19/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della condanna per riciclaggio consistente nel trasferimento in Italia di circa 629.000 euro, provento di una truffa commessa da Torchio Giorgio tramite una società indonesiana (Australasia Consulting PT). Il ricorrente deduceva: insufficienza dell'elemento oggettivo (le operazioni erano tracciabili e non idonee a impedire l'identificazione della provenienza illecita; parte delle somme era rimasta disponibile o venuta a titolo di parcelle), insufficienza dell'elemento soggettivo (mancata consapevolezza della provenienza illecita, al più mera negligenza), vizio di motivazione e contraddittorietà, erronea qualificazione come condotta frazionata ai fini della continuazione e illegittima determinazione della riduzione di pena richiamando la gravità del reato presupposto. In subordine si sosteneva che, se non fosse stato riciclaggio, doveva configurarsi al più la ricettazione; altresì veniva tentata tesi tardiva di concorso nella truffa.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza della Corte di appello di Torino (che aveva confermato la condanna del GUP). Sono state ritenute provate sia la sussistenza dell'elemento oggettivo del reato di riciclaggio (versamenti sul conto dello studio, trasferimenti su conto personale, prelievi in contanti, investimenti e successivo disinvestimento) sia dell'elemento soggettivo (consapevolezza o almeno dolo eventuale), tenuto conto della relazione fiduciaria con l'autore della truffa, delle modalità anomale delle operazioni e della violazione degli obblighi antiriciclaggio. La Corte ha inoltre escluso che la tracciabilità delle operazioni escluda il reato di riciclaggio, richiamando consolidata giurisprudenza secondo cui il deposito in banca o trasferimenti successivi possono costituire autonomi atti di riciclaggio; ha dichiarato inammissibile il motivo relativo alla continuazione non introdotto in appello; ha ritenuto legittima la non concessione della riduzione di pena nella massima estensione in relazione alla gravità complessiva e all'intensità del dolo. Conseguentemente il ricorrente è stato confermato condannato e condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese della parte civile (liquidate in euro 3.510,00 oltre accessori).

Norme richiamate

  • art. 648-bis cod. pen. (riciclaggio)

    La norma è stata interpretata in senso ampio: integra riciclaggio non solo l'impedimento definitivo dell'accertamento della provenienza illecita, ma anche ogni condotta idonea a rendere difficile tale accertamento; operazioni anche tracciabili (depositi bancari, trasferimenti, investimenti, prelievi) possono costituire atti autonomi di riciclaggio; il reato è a forma libera e può realizzarsi con atti frazionati e progressivi

  • D.Lgs. n. 231/2007 (obblighi antiriciclaggio)

    Richiamato per valutare la diligenza richiesta al professionista: la violazione o il mancato rispetto degli obblighi di adeguata verifica e segnalazione è elemento che contribuisce a ritenere la consapevolezza e la noncuranza del ricorrente rispetto alla provenienza illecita dei fondi

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen. (inammissibilità di censure non affrontate in appello)

    Applicato per dichiarare inammissibile il motivo relativo alla qualificazione della condotta come unitaria (continuazione) non proposto in appello, trattandosi di valutazione di fatto non esaminabile in Cassazione

Massime di principio

  • La tracciabilità contabile delle operazioni non esclude automaticamente il reato di riciclaggio: anche operazioni bancarie possono avere efficacia elusiva e rendere difficile l'accertamento dell'origine illecita
  • Il deposito o il trasferimento di denaro di provenienza illecita su conti bancari può costituire autonomo atto di riciclaggio, poiché il denaro 'sporco' viene sostituito da denaro apparentemente 'pulito'
  • Il riciclaggio è un reato a forma libera: condotte frazionate, progressive o successive prelievi e trasferimenti possono integrare più atti autonomi di riciclaggio o una consumazione prolungata del reato
  • La qualità professionale del destinatario (es. avvocato) aumenta il livello di diligenza richiesto; la conoscenza del cliente e l'anomalia delle operazioni possono essere utilizzate per inferire la consapevolezza della provenienza illecita
  • La distinzione tra riciclaggio e ricettazione dipende dall'incidenza delle condotte sul rendere difficile l'accertamento dell'origine; il semplice incameramento può assumere rilevanza di riciclaggio se sostituisce il bene illecito
  • Le contestazioni nuove o non svolte nei gradi precedenti (es. questioni di continuazione non sollevate in appello) rischiano l'inammissibilità in Cassazione
  • Nel caso di fondi provenienti dall'estero e da soggetti non direttamente riconducibili al cliente, l'anomalia della provenienza è elemento indiziario significativo ai fini della responsabilità per riciclaggio
  • In situazioni analoghe, chi riceve ingenti somme ha l'obbligo di adeguata verifica e documentazione delle causali; l'assenza di giustificazioni credibili o la predisposizione di giustificativi posteriori può aggravare la posizione e legittimare la qualificazione come riciclaggio

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