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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37147/2023 del 12/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso articolava due motivi: (1) violazione del divieto di reformatio in peius: il Tribunale, in rito abbreviato, aveva condannato l'imputato per due reati unificati per continuazione a una pena complessiva risultante illegittima perché la pena-base individuata per il reato più grave era inferiore al minimo edittale previsto per il reato satellite (evasione). La Corte di appello, pur assolvendo per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha mantenuto la stessa pena (otto mesi) per il reato di evasione, neutralizzando l'effetto dell'assoluzione senza che il Pubblico Ministero avesse impugnato (divieto di aumentare la pena in assenza di impugnazione del P.M.). (2) omessa motivazione sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, dedotte in appello con riguardo al comportamento processuale e alle modalità della condotta.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: ha constatato che il Tribunale aveva fissato una pena-base incompatibile con il minimo edittale del reato satellite e che la Corte di appello non poteva, in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero, assolvere per il reato più grave e mantenere la stessa pena per il reato residuo (effetto compensativo non consentito). Perciò ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla determinazione della pena e ha rideterminato la pena in senso favorevole all'imputato, applicando la riduzione per il rito abbreviato, in mesi cinque e giorni dieci di reclusione (fissando come pena base quella originaria illegittima di otto mesi ai fini del computo). Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile: la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte d'appello circa il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, essendo il ricorrente vago e non aver confutato specificamente la motivazione impugnata.

Norme richiamate

  • art. 597 cod. proc. pen. (commi 3 e 4)

    Richiamata per il divieto di reformatio in pejus: il comma 3 vieta di aggravare la posizione dell'imputato in appello in assenza di impugnazione del P.M.; il comma 4 consente la diminuzione obbligatoria della pena in relazione all'accoglimento del motivo di appello dell'imputato. La Corte ha applicato questo principio per prevenire un effetto compensativo che avrebbe di fatto sfavorito l'imputato.

  • art. 1 cod. pen.

    Richiamato nel quadro dei limiti della cognizione in Cassazione: la Corte osserva che, pur avendo compiti di legittimità, non può superare il divieto di reformatio in pejus e correggere un errore favorevole dell'originaria determinazione della pena quando ciò comporterebbe un peggioramento della posizione dell'imputato in assenza di impugnazione del P.M.

  • Sez. U, n. 25939 del 28/02/2013 (Ciabotti)

    Giurisprudenza citata in tema di concorso di reati e individuazione della pena base: il giudice non può fissare la pena per il reato ritenuto più grave in modo tale da risultare inferiore al minimo edittale previsto per un reato satellite, quando i reati sono omogenei e uniti dalla continuazione.

  • Sez. 2, n. 22494 del 25/05/2021

    Giurisprudenza usata per affermare che la Cassazione non può correggere, in mancanza di impugnazione del P.M., un errore favorevole del giudice di merito che riguarda la determinazione della pena se la correzione comporterebbe un peggioramento per l'imputato.

  • Sez. 3, n. 30286 del 09/03/2022 (Nardelli)

    Richiamata per confermare il principio secondo cui l'intervento della Cassazione sulle determinazioni della pena è limitato quando la correzione comporterebbe un aumento della pena a danno dell'imputato, in assenza di gravame del P.M.

  • Sez. U, n. 7578 del 17/12/2020 (Acquistapace) e Sez. U, n. 40910 del 27/09/2005 (Morales)

    Giurisprudenza di Sezioni Unite richiamata per spiegare i limiti dell'intervento del giudice d'appello in tema di pena: obbligo di diminuzione se l'appello dell'imputato è accolto, divieto di irrogare pena più grave in mancanza di impugnazione del P.M., e doverosità di adeguare la pena nei termini corrispondenti all'accoglimento dell'appello.

Massime di principio

  • Il giudice d'appello non può, in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero, aggravare la posizione dell'imputato o neutralizzare gli effetti favorevoli di un'assoluzione mantenendo o trasferendo la stessa pena decisa in primo grado: ciò violerebbe il divieto di reformatio in pejus.
  • Se in primo grado la pena-base fissata è incompatibile con i minimi edittali dei reati in continuazione, la sentenza è viziata e non può essere 'compensata' in appello con la conferma della pena per il reato residuo a danno dell'imputato; occorre rideterminare la pena in senso favorevole.
  • La Corte di cassazione non può correggere in senso sfavorevole per l'imputato un errore favorevole del giudice di merito in mancanza di specifica impugnazione da parte del P.M.; l'intervento di legittimità ha limiti rispetto al divieto di reformatio in pejus.
  • La riduzione della pena per il rito abbreviato deve essere applicata anche quando la Corte di cassazione annulla senza rinvio la determinazione della pena, e la nuova determinazione deve tener conto della suddetta diminuzione se ciò è favorevole all'imputato.
  • Per il riconoscimento delle attenuanti generiche è necessario un concreto confronto con le modalità della condotta e il comportamento processuale; deduzioni generiche in ricorso non sono sufficienti a ottenere il riconoscimento se la motivazione di merito è congrua.

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