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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34641/2025 del 23/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale. Il ricorrente ha dedotto: (1) violazione di legge e mancato bilanciamento tra sicurezza pubblica e funzione rieducativa della pena, lamentando che il Tribunale ha dato esclusivo rilievo alla gravità del fatto omettendo di valutare adeguatamente gli indicatori positivi (assenza di precedenti, dieci mesi già scontati in regime intramurario, condotta carceraria collaborativa e regolare, disponibilità di domicilio, perdono del padre, parere positivo dell'UEPE); (2) vizio di motivazione per aver ritenuto prematura la misura senza considerare le valutazioni positive dell'UEPE e la mancanza di ulteriori atti di violenza.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: ha rilevato carenza e incompletezza della motivazione del Tribunale di Sorveglianza, che si era limitato a sottolineare la gravità del reato senza esaminare i parametri giurisprudenziali necessari (condotta post-delictum, percorso intramurario, indicatori positivi). Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Sorveglianza di Milano per un nuovo esame conforme ai principi indicati dalla giurisprudenza; non è stata concessa direttamente la misura dall'alta Corte.

Norme richiamate

  • art. 47 ord. pen.

    Rilevato come parametro di riferimento per la valutazione dell'affidamento in prova: va bilanciata la funzione rieducativa con la tutela della sicurezza, e non può prevalere automaticamente la gravità del reato senza considerare la condotta successiva e gli indicatori di recupero.

  • art. 1 ord. pen.

    Richiamato in relazione ai principi generali dell'ordinamento penitenziario che orientano verso misure alternative quando la prognosi di reinserimento sociale risulta ragionevole.

  • art. 27 Cost.

    Richiamato per sottolineare la finalità rieducativa della pena prevista dalla Costituzione, che impone al giudice di considerare la funzione rieducativa nel decidere sulle misure alternative.

Massime di principio

  • La gravità del reato è un elemento da considerare ma non può, di per sé, impedire la concessione dell'affidamento in prova: è necessario un bilanciamento con i segnali di recupero del condannato.
  • Il giudice deve valutare compiutamente gli indicatori post-delictum (condotta intramuraria, osservazione psicologica, pareri UEPE, rapporti familiari, domicilio, attività lavorativa) e motivare esplicitamente la ponderazione tra tali elementi e il rischio di recidiva.
  • Se la motivazione del diniego si limita a richiamare la gravità del fatto passato senza esaminare gli elementi di segno positivo e il percorso intramurario, il provvedimento è viziato e può essere annullato con rinvio.
  • La richiesta di affidamento non richiede la prova di una completa revisione critica del passato, ma che sia almeno avviato un processo di presa di coscienza e reinserimento sociale attestabile da elementi concreti.
  • In presenza di parere favorevole dell'UEPE, perdono della vittima, domicilio idoneo e buona condotta carceraria, il Tribunale deve spiegare perché tali elementi non siano ritenuti sufficienti a mitigare il rischio per la sicurezza pubblica.
  • Se il giudice ritiene la misura prematura per ragioni specifiche (es. persistente pericolo di recidiva sulla base di elementi concreti), tali ragioni devono emergere chiaramente nella motivazione.

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