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Sentenza

Sentenza n. 3174/2026 - Milano, Sezione 3

per l'annullamento del decreto di rigetto della richiesta di permesso di soggiorno adottato dal Questore di Milano con prot. n. -OMISSIS- in data il 29.12.2022.

Giustizia amministrativa202300525

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto del Questore di Milano di rigetto della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha dedotto, con un unico motivo, l'illegittimità del diniego per insussistenza dei presupposti ostativi al rinnovo del permesso di soggiorno. In particolare, ha contestato la rilevanza della condanna penale intervenuta nel 2022 e ha valorizzato la risalenza dei fatti, la continuità lavorativa e la presenza di vincoli familiari in Italia. La condanna riguardava il reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi, aggravato dai futili motivi e dalla presenza di minori, per condotte reiterate protrattesi dal 2015 al 2017. Il ricorrente aveva inoltre ricevuto la comunicazione di avvio del procedimento, ma non aveva presentato memorie partecipative.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo legittimo il diniego fondato sulla mancanza dei requisiti per il soggiorno e sulla particolare pericolosità sociale desunta dalla condanna penale. La condotta è stata ritenuta persistente, non episodica e connotata da particolare gravità, poiché consistita in maltrattamenti reiterati della coniuge, anche alla presenza dei figli minori, tali da determinare nella vittima un perdurante stato di ansia e timore. Il giudice ha ritenuto non implausibile la motivazione amministrativa relativa alla concreta e attuale pericolosità e alla mancata integrazione del ricorrente. I vincoli familiari in Italia non sono stati considerati prevalenti, poiché la condotta violenta si era manifestata proprio nell'ambito familiare, in contrasto con i valori di parità dei coniugi, solidarietà coniugale e tutela dei minori. È stata esclusa la decisività della risalenza dei fatti, sia perché la condanna era stata pronunciata nel 2022, sia perché la condotta si era protratta per un arco temporale significativo e rivelava un'indole strutturale. La continuità lavorativa è stata ritenuta irrilevante, poiché il diniego non era fondato sull'insufficienza del reddito, ma sulla pericolosità sociale. Le spese di lite sono state integralmente compensate per la particolarità della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    Il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 22, comma 9, e sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio e che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili.

    La mancanza dei requisiti per l'ingresso o il soggiorno consente il diniego o il mancato rinnovo del permesso, quando la situazione non sia riconducibile a irregolarità amministrative sanabili e non siano sopraggiunti elementi favorevoli. Nel caso concreto, la particolare pericolosità sociale desunta dalla condanna per reiterati maltrattamenti familiari è stata ritenuta ostativa al rinnovo.

  • artt. 572 e 61, numeri 1 e 11-quinquies, c.p.

    Le disposizioni individuano il reato e le aggravanti oggetto della condanna penale valorizzata dall'amministrazione e dal giudice per apprezzare la gravità e la pericolosità sociale della condotta.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    La disposizione è richiamata quale base per la trattazione da remoto dell'udienza di smaltimento.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La disposizione è richiamata per disporre l'oscuramento delle generalità e degli ulteriori dati identificativi delle persone e degli enti menzionati nella sentenza.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    La disposizione è richiamata, insieme alla normativa nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante l'oscuramento dei dati personali.

Massime di principio

  • Ai sensi dell'art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998, una condanna penale per reiterati maltrattamenti familiari può giustificare il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno quando, per la gravità, la durata e le modalità della condotta, evidenzi una concreta e attuale pericolosità sociale.
  • La risalenza temporale dei fatti non esclude necessariamente l'attualità della pericolosità sociale, soprattutto quando la condotta criminosa sia stata reiterata e protratta per un periodo significativo e la condanna sia intervenuta in epoca vicina al provvedimento di diniego.
  • La presenza di vincoli familiari in Italia non impone il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno quando la condotta ostativa si sia manifestata proprio all'interno del nucleo familiare e abbia leso i valori di parità dei coniugi, solidarietà familiare e tutela dei minori.
  • La continuità lavorativa e la disponibilità di redditi non sono decisive per il rinnovo del permesso di soggiorno quando il diniego sia fondato non sull'insufficienza dei mezzi di sostentamento, ma sulla pericolosità sociale del richiedente.
  • La mancata presentazione di memorie dopo la comunicazione di avvio del procedimento esclude che il richiedente abbia fornito all'amministrazione elementi partecipativi idonei a incidere sulla valutazione della sua posizione.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiorno
RamiImmigrazione e cittadinanza
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiPartecipazione procedimentaleDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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