Sentenza n. 4071/2026 - Roma, Sezione 1T
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato
Esito
Favorevole al resistente (questura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, deducendo la violazione dell’art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998 e l’illegittimità della valutazione amministrativa. In particolare, ha sostenuto che la Questura non avrebbe considerato il suo inserimento sociale e lavorativo in Italia, dove risiede dal 2016, né i rapporti familiari con il padre e i fratelli residenti sul territorio nazionale. Ha inoltre lamentato che l’amministrazione avrebbe attribuito rilievo esclusivo e automatico alla condanna irrevocabile riportata per il reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti, senza valorizzare il comportamento successivo al reato, l’attenuante di cui all’art. 73, comma 7, d.P.R. n. 309/1990 e la sospensione condizionale della pena. Il diniego era stato motivato anche dalla mancata dimostrazione di un reddito annuale almeno pari all’assegno sociale e dalla gravità specifica del reato, relativo al possesso di cocaina e hashish in quantità considerevoli.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che la condanna per il reato previsto dall’art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309/1990 rientri tra i reati ostativi individuati dall’art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998, rispetto ai quali il legislatore ha operato una presunzione di pericolosità sociale e di minaccia per l’ordine pubblico. Pertanto, l’amministrazione non era tenuta a svolgere un’autonoma valutazione dell’effettiva pericolosità dello straniero, pur avendo comunque evidenziato la gravità concreta della condotta. Il giudice ha chiarito che l’eccezione all’automatismo del diniego è costituita dalla presenza di legami familiari rilevanti ai sensi dell’art. 5, comma 5, e dell’art. 29 d.lgs. n. 286/1998. I rapporti con fratelli e padre, nel caso concreto, non rientravano nella nozione legislativa rilevante, non ricorrendo per il padre le condizioni particolari previste dalla legge. In ogni caso, la Questura aveva effettuato un bilanciamento tra la situazione familiare e l’interesse alla sicurezza pubblica, ritenendo recessiva la prima in ragione della gravità del reato. Il provvedimento è stato quindi ritenuto legittimo. Le spese di lite sono state compensate per la peculiarità della vicenda.
Norme richiamate
art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998
Individua, tra gli altri, i reati ostativi al rilascio e alla permanenza dello straniero, operando una presunzione legislativa di pericolosità sociale e di minaccia per l’ordine pubblico.
art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998
Consente di superare l’automatismo del diniego in presenza di legami familiari rilevanti e impone, in tal caso, il bilanciamento tra gravità del reato e interesse dello straniero alla permanenza in Italia.
art. 29, comma 1, d.lgs. n. 286/1998
Delimita i legami familiari rilevanti, comprendendo coniuge, figli e, in specifiche condizioni, genitori; non comprende ordinariamente i fratelli.
art. 73, commi 1, 4 e 7, d.P.R. n. 309/1990
La condanna per il reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti costituisce, nel caso esaminato, il presupposto del reato ostativo; l’attenuante riconosciuta non impedisce il rilievo ostativo della condanna.
art. 380, commi 1 e 2, c.p.p.
È richiamato quale criterio, insieme a quello qualitativo riferito a specifiche categorie di reati, per l’individuazione dei reati ostativi ai sensi dell’art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998.
art. 60 c.p.a.
Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti in camera di consiglio.
Massime di principio
- La condanna irrevocabile per un reato ricompreso tra quelli ostativi dall’art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998 consente il diniego del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno sulla base della presunzione legislativa di pericolosità sociale, senza necessità di una distinta verifica dell’effettiva pericolosità dello straniero.
- In presenza di un reato ostativo, l’eccezione all’automatismo del diniego è costituita dalla sussistenza di legami familiari riconducibili alle categorie previste dall’art. 29 d.lgs. n. 286/1998; i rapporti con fratelli e, salvo specifiche condizioni di legge, con il padre non sono di per sé sufficienti.
- Quando ricorrono legami familiari rilevanti ai sensi dell’art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998, l’amministrazione deve ponderare la gravità del reato e l’interesse dello straniero alla permanenza in Italia, tenendo conto della situazione familiare complessiva e dell’interesse alla sicurezza pubblica.
- Il riconoscimento di circostanze attenuanti, della sospensione condizionale della pena o di una condotta successiva positiva non esclude, di per sé, l’efficacia ostativa della condanna per un reato rientrante nell’art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998.
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