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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39559/2023 del 29/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione per presumibile vizio di diritto e di fatto: 1) contestazione dell'interpretazione della legge regionale Abruzzo n.62/1976 (art.1) relativa ai requisiti di iscrizione nell'Albo dei collaudatori e dedotta inesistenza dell'esercizio abusivo della professione; 2) censura dell'acquisizione, in epoca successiva alla chiusura del dibattimento, del provvedimento di sospensione dall'Albo degli Architetti (art.507 c.p.p.), ritenendone l'inutilizzabilità; 3) richiesta di derubricazione della truffa aggravata (art.640, comma 2, n.1 c.p.) a truffa semplice per l'insussistenza dell'aggravante nei confronti del consorzio e doglianza relativa alla mancata querela e alle conseguenze sul sequestro/ confisca della somma di euro 8.300,02. Venivano altresì evocati principio di errore sul fatto (art.47 c.p.) e profili procedurali relativi alla querela (art.529 c.p.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondati tutti i motivi: la Corte territoriale ha correttamente interpretato la legge regionale Abruzzo n.62/1976 (art.1, comma 2, lett. b) richiedendo l'iscrizione all'albo degli architetti e l'esercizio della professione per dieci anni quale presupposto per l'iscrizione nell'albo dei collaudatori); l'imputato era a conoscenza del provvedimento di sospensione dall'albo degli architetti al momento dell'autodichiarazione; l'acquisizione del provvedimento fatta ai fini istruttori è stata preceduta da rinvio e da concessione del termine a difesa assicurando il contraddittorio; il consorzio è stato correttamente qualificato come ente pubblico obbligatoriamente costituito per legge, con fondi pubblici e finalità pubblica, giustificando l'aggravante. Conseguenze: inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • legge Regione Abruzzo n. 62 del 17/11/1976, art. 1, comma 2, lett. b)

    La Corte ha interpretato la norma nel senso che, per l'iscrizione nell'albo dei collaudatori, è condizione necessaria l'iscrizione nell'albo degli architetti e lo svolgimento della professione per almeno dieci anni; tale requisito era incompatibile con la sospensione dell'iscrizione all'albo degli architetti

  • art. 640 cod. pen. (truffa), comma 2, n.1

    Applicata la circostanza aggravante perché il consorzio è stato ritenuto ente pubblico/obbligatorio costituito per legge con finalità pubblica e finanziato da fondi pubblici

  • art. 348 cod. pen. (esercizio abusivo della professione)

    Ritenuto integrato l'elemento oggettivo dell'illecito in ragione della falsa autodichiarazione relativa ai requisiti per l'iscrizione nell'albo dei collaudatori

  • art. 507 cod. proc. pen.

    L'acquisizione del provvedimento di sospensione da parte del giudice è stata ritenuta legittima alla luce del rinvio dell'udienza e della concessione di termini a difesa che hanno assicurato il contraddittorio

  • art. 47 cod. pen. (errore sul fatto)

    La Corte ha escluso l'applicabilità dell'errore sul fatto poiché l'imputato era a conoscenza del provvedimento di sospensione al momento della dichiarazione

  • art. 525, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato per giustificare la sospensione della deliberazione e la conseguente possibilità di acquisire atti supplementari quando il giudice non può formarsi il convincimento per carenza probatoria

  • art. 529 cod. proc. pen. (assoluzione per difetto di querela)

    Il motivo relativo alla mancata querela e alla improcedibilità dell'azione è stato ritenuto non fondato; la Corte ha ritenuto che il consorzio fosse ente pubblico e quindi procedibilità d'ufficio per la circostanza aggravante

  • art. 611, comma 1-bis cod. proc. pen. e art. 23, comma 8, del d.l. 28/10/2020, n.137 (sistemi e termini di trattazione)

    Richiamati rispetto alla trattazione in contraddittorio scritto (nessuna richiesta di trattazione orale), e al procedimento svolto con requisitoria scritta

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali e per la comminazione della somma a favore della Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Quando una normativa extrapenale (es. norme regionali su albi professionali) pone condizioni cumulative per l'iscrizione (es. iscrizione ad altro albo + esperienza minima), la sospensione dall'albo principale può incidere sulla legittimità di dichiarazioni autocertificate relative ai requisiti.
  • L'acquisizione di documenti a processo ultimato può essere ammessa se il giudice sospende la deliberazione per lacunosità probatoria e riapre l'istruttoria assicurando il termine a difesa e il contraddittorio: in tal caso la prova non è automaticamente inutilizzabile.
  • Per l'aggravante "ai danni di un ente pubblico" ai fini dell'art. 640 c.p. non è determinante la forma privatistica dell'ente, ma la sua origine, la finalità pubblica, il finanziamento pubblico e l'obbligatorietà della sua costituzione per legge: enti privatistici costituiti per legge e finanziati con fondi pubblici possono rientrare nella nozione di ente pubblico.
  • L'errore sul fatto (art.47 c.p.) esclude la responsabilità solo se il soggetto era realmente ed oggettivamente inconsapevole della circostanza rilevante; la conoscenza anteriore di un provvedimento che rende falsa un'autodichiarazione esclude l'errore innocente.
  • Il dissequestro o la restituzione di somme vincolate è generalmente collegato all'accertamento definitivo della responsabilità e all'eventuale assorbimento/derubricazione del reato: l'assenza di condanna sul reato presupposto può giustificare la restituzione, ma ciò dipende dall'esito del giudizio e dalla qualificazione dell'ente offeso.
  • In cassazione i motivi reiterativi di fatto già decisi in merito sono frequentemente dichiarati manifestamente infondati se le corti di merito hanno fornito motivazioni coerenti e congrue sull'interpretazione normativa e sulla valutazione probatoria.

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