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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17343/2023 del 26/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per estorsione aggravata in concorso, deducendo: 1) vizio di motivazione sulla sua responsabilità, sostenendo di non aver partecipato alle richieste estorsive che sarebbero state poste in essere dal solo Aricò; 2) illegittima utilizzazione di una intercettazione ambientale/microspia fornita alla persona offesa e registrata sotto il controllo della polizia giudiziaria; 3) errata qualificazione giuridica del fatto come estorsione anziché truffa, per mancanza di coartazione/minaccia; 4) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche come prevalenti sull'aggravante contestata. Sono stati inoltre depositati motivi nuovi.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, constatando carenze nella valutazione della cronologia e del ruolo del ricorrente rispetto alle richieste di denaro e l'assenza di una risposta della Corte territoriale circa la legittima utilizzabilità dell'intercettazione ambientale. Ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Messina, limitando il nuovo esame al profilo della responsabilità e assorbendo i motivi relativi alla qualificazione del reato e alle circostanze attenuanti (terzo e quarto motivo).

Norme richiamate

  • Normativa e principi relativi alle intercettazioni ambientali (codice di procedura penale e giurisprudenza in materia)

    La Corte ha ritenuto necessario verificare se la registrazione fosse stata realizzata su iniziativa spontanea della vittima oppure sotto il diretto controllo della polizia giudiziaria; se quest'ultima ipotesi fosse accertata, potrebbero sorgere problemi di utilizzabilità probatoria della registrazione

  • Disciplina del reato di estorsione e criteri distintivi rispetto alla truffa

    La qualificazione come estorsione richiede l'accertamento di una condotta minacciosa o coercitiva e dell'effetto intimidatorio sulla vittima; ove la condotta sia invece meramente fraudolenta e priva di coartazione, il fatto potrebbe configurarsi come truffa. La Corte ha ritenuto necessaria una rinnovata valutazione della presenza della minaccia e del ruolo effettivo del ricorrente

Massime di principio

  • Quando la responsabilità è basata sulla partecipazione a un atto estorsivo, è cruciale valutare la presenza fisica e la consapevolezza dell'imputato al momento della richiesta di denaro: un intervento effimero o posteriore può non integrare concorso estorsivo
  • Le intercettazioni o registrazioni effettuate tramite strumenti forniti o gestiti dalla polizia giudiziaria richiedono attento controllo della legittimità e delle condizioni in cui sono state realizzate; se la registrazione è soggetta a diretto controllo delle forze dell'ordine, la sua utilizzabilità può essere discutibile
  • Per distinguere estorsione da truffa occorre accertare l'esistenza di minaccia/coartazione e l'effetto intimidatorio sulla vittima; la sola induzione o raggiro senza minaccia manifesta può orientare per la truffa
  • La Corte d'appello deve rispondere puntualmente alle doglianze sollevate in appello, specialmente riguardo a cronologia dei fatti e prove decisive; l'omessa valutazione di tali questioni può legittimare l'annullamento in Cassazione
  • Se permangono incertezze istruttorie rilevanti sulla ricostruzione dei fatti o sull'ammissione di prove fondamentali, la Cassazione può annullare e rinviare per un nuovo esame limitato ai profili di responsabilità
  • La valutazione della prevalenza delle circostanze attenuanti rispetto alle aggravanti richiede motivazione specifica: in mancanza di tale valutazione motivata, la questione può risultare assorbita o riaperta nel nuovo giudizio

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