Cassazione Penale, Sentenza n. 30959/2023 del 17/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Nocera Inferiore del 13/09/2022 che aveva rigettato l'istanza di annullamento/sospensione dell'ordine di demolizione. Tre motivi: 1) vizio di motivazione per mancata valutazione della domanda di sanatoria presentata al Comune di Scafati il 10/12/2004 (pratica n. 404 prot. 22745), con richiesta di sospensione dell'ordine di demolizione in ragione della pendenza del procedimento amministrativo/giudiziale; 2) violazione dell'art. 8 CEDU in quanto l'immobile demolendo costituirebbe l'abitazione familiare senza alternative abitative; 3) violazione delle norme sugli appalti (art. 61 DPR n.115/2002, art. 63 d.lgs. n.50/2016, art. 31 Codice appalti) per presunto affidamento dei lavori di demolizione a ditta privata senza procedure di selezione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Sul primo motivo ha ritenuto il profilo generico e non plausibile che alla data dell'ordinanza fosse ancora pendente un provvedimento amministrativo o giurisdizionale idoneo a determinare, nel breve termine, l'insanabile contrasto con l'ordine di demolizione; ha richiamato la giurisprudenza che limita la sospensione dell'esecuzione solo quando sia ragionevolmente prevedibile un provvedimento contrario in breve tempo. Sul secondo motivo ha osservato l'assenza di documentazione probante l'impossibilità di trovare soluzioni abitative alternative e ha ricordato che l'art. 8 CEDU non garantisce un diritto assoluto a rimanere in un immobile abusivo: occorre una valutazione di proporzionalità basata su elementi concreti (tempi per la sanatoria, condizioni familiari, tentativi di reperire alloggi). Sul terzo motivo ha rilevato la mancanza di specificità documentale circa l'effettivo affidamento dei lavori e rilevato che eventuali profili di illegittimità amministrativa/contabile non incidono sulla legittimità dell'ordine di demolizione. In conseguenza il ricorso è stato dichiarato inammissibile; la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e, ex art. 616 c.p.p., al versamento in favore della Cassa delle ammende di euro 3.000, con richiamo alla sentenza Corte Cost. n.185/2000 in tema di buonafede nella proposizione del ricorso.
Norme richiamate
art. 8 C.E.D.U.
Non garantisce un diritto assoluto a occupare un immobile abusivo; l'ordine di demolizione non viola automaticamente l'art. 8, ma il giudice deve valutare la proporzionalità e l'esistenza di alternative e tempi ragionevoli per adeguarsi o ottenere sanatoria.
art. 61 DPR n. 115/2002
Richiamato dalla ricorrente nel censurare le modalità di affidamento dei lavori; la Corte ha ritenuto la censura inespressa e non provata rispetto al concreto affidamento e comunque estranea alla legittimità dell'ordine di demolizione.
art. 63 d.lgs. n. 50/2016
Citato in relazione alle regole di scelta del contraente per affidamenti; la Cassazione ha ritenuto carente la prova dell'avvenuto affidamento e ha considerato eventuali violazioni come rilevanti solo sul piano amministrativo/contabile, non nel giudizio di esecuzione dell'ordine di demolizione.
art. 31 Codice appalti
Richiamato dalla difesa per censurare la procedura di affidamento; la Corte non ha ritenuto la censura idonea a incidere sulla legittimità dell'ordine di demolizione senza adeguata documentazione.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma invocata per l'onere delle spese a carico della ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato la disposizione condannando la ricorrente alle spese e a un equo versamento alla Cassa delle ammende.
Sentenza Corte Costituzionale n. 185 del 13/06/2000
Richiamata per valutare l'assenza di dolo o colpa grave nella proposizione del ricorso; la Corte ha ritenuto che non sussistessero ragioni per escludere il pagamento equitativo alla Cassa delle ammende ma ha valutato l'assenza di colpa grave.
Massime di principio
- La sospensione dell'ordine di demolizione per sanatoria è possibile solo se è ragionevolmente prevedibile, su basi concrete, che in breve tempo venga adottato un provvedimento amministrativo o giurisdizionale incompatibile con l'ordine di demolizione.
- La mera pendenza di una domanda di condono non è di per sé sufficiente: occorre documentare lo stato processuale effettivo e la probabilità concreta di esito favorevole in tempi brevi.
- La tutela dell'abitazione familiare ai sensi dell'art. 8 CEDU non è assoluta quando l'immobile è abusivo; il ricorrente deve fornire prove specifiche su impossibilità di soluzioni alternative, stato patrimoniale, tentativi posti in essere e tempi necessari per trovare sistemazione o ottenere sanatoria.
- Le contestazioni sulle procedure di affidamento lavori devono essere adeguatamente provate; eventuali irregolarità amministrative o contabili non invalidano automaticamente l'ordine di demolizione nel giudizio esecutivo e vanno eventualmente valutate in sede competente (amministrativa/contabile).
- I ricorsi privi di specificità e documentazione rischiano l'inammissibilità e possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie; è quindi fondamentale allegare documenti probatori e circostanziare le doglianze.
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