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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48552/2023 del 06/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ventura chiedeva la liquidazione dell'equa riparazione per ingiusta custodia in carcere (periodo indicato nel processo). Era stato arrestato perché trovato, nell'immobile in cui viveva stabilmente e condotto in locazione da Danilo Scorrano, in presenza di un consistente quantitativo di marijuana; fu poi assolto con sentenza del Tribunale di Lecce del 16 giugno 2022. L'appello aveva respinto la domanda ritenendo che sussistesse una colpa grave ai sensi dell'art. 314 c.p.p., poiché Ventura, pur essendo a conoscenza della presenza della sostanza e beneficiando dell'ospitalità, aveva in pratica custodito l'immobile e il suo contenuto, tenendo una condotta di connivenza passiva che, anche se non volontaria, aveva oggettivamente rafforzato la volontà criminosa del locatore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso (decisione del 25 ottobre 2023), confermando che la colpa grave ostava al riconoscimento dell'equa riparazione. Il rigetto si fonda su consolidata giurisprudenza che consente di escludere l'indennizzo quando il comportamento del detenuto integri connivenza passiva idonea a tollerare o rafforzare l'attività criminosa, violando doveri di solidarietà sociale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; non è stata riconosciuta la liquidazione delle spese sostenute dal Ministero resistente in quanto l'Avvocatura dello Stato non ha svolto un'attività difensiva effettiva nel merito.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen. (comma 1)

    La norma è stata interpretata come esclusione della liquidazione dell'equa riparazione quando sussiste una colpa grave del soggetto sottoposto a misura cautelare; la colpa grave può derivare anche da una condotta di connivenza o tolleranza dell'attività illecita

  • art. 110 cod. pen.

    Norma sul concorso di persone nel reato; nel processo penale originario Ventura era stato imputato insieme al locatore a titolo di concorso, ma poi assolto

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Disposizione del testo unico sugli stupefacenti richiamata come norma sostanziale alla base dell'imputazione per detenzione di sostanza stupefacente

  • art. 2 Costituzione

    Richiamato in motivazione in relazione ai doveri di solidarietà sociale: il mancato rispetto di doveri elementari di solidarietà può concorrere a configurare una condotta gravemente colposa ostativa alla riparazione

Massime di principio

  • La conoscenza della presenza di attività illecite e la scelta di accettare l'ospitalità o di custodire un immobile in cui l'attività è svolta possono integrare una colpa grave che esclude l'indennizzo per ingiusta detenzione, se la condotta ha tollerato o rafforzato l'attività criminosa.
  • La 'connivenza passiva' è sufficiente a escludere la riparazione se ricorre almeno una delle condizioni indicate dalla giurisprudenza: violazione di doveri di solidarietà sociale, possibilità concreta di impedire il reato per la propria posizione, o contributo oggettivo al rafforzamento della volontà criminale.
  • L'ammissione di conoscenza della sostanza non perde di rilevanza solo perché non è stata la causa formale dell'applicazione della misura cautelare: può infatti essere valutata come elemento probatorio della condotta complessiva rilevante ai fini della colpa grave.
  • Per preservare il diritto all'equa riparazione chi si trovi in analoghe situazioni deve provare l'assenza di colpa grave, ad esempio documentando un'effettiva impossibilità di impedire l'illecito, la mancata disponibilità materiale sui luoghi o un comportamento attivo e collaborativo verso le autorità (denuncia, segnalazione).
  • In sede civile/processuale il comportamento difensivo e la qualità delle memorie possono influenzare la liquidazione delle spese: una difesa dello Stato meramente formale può portare a non ottenere rifusione delle spese sostenute.

Testo integrale

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