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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18472/2022 del 10/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva confermato la custodia cautelare in carcere a carico del Gattuso per partecipazione ad associazione di stampo mafioso. Il ricorrente propone due motivi principali: 1) violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla mancata sussistenza della gravità indiziaria, sostenendo che la revoca della misura cautelare a carico del coindagato Antonino Esposito ridurrebbe decisivamente il valore probatorio delle intercettazioni che lo riguardavano; altresì si censurano l´assenza di specificazione del ruolo e del contributo concreto del Gattuso nell´associazione, la presunta genericit´ e inconsistenza delle dichiarazioni raccolte, la ritrattazione/lettera dell´Esposito che attribuirebbe le sue precedenti affermazioni a vanteria, la scarsa rilevanza delle dichiarazioni di alcuni collaboratori e la possibile giustificazione dei comportamenti con mero rapporto di parentela. 2) deposito di atti relativi a precedenti archiviazioni e provvedimenti di altri fascicoli quale elemento di novit´a e di attenuazione delle esigenze cautelari.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che gli elementi indiziari a carico del Gattuso risultino fondati principalmente sulle intercettazioni coinvolgenti Esposito e altri coindagati (Barreca, Foti, Calabrò), nonché sui riscontri e sulla coerenza estrinseca fornita dalle dichiarazioni del collaboratore Liuzzo e da altri elementi provenienti da procedimenti diversi. La Corte ha confermato che: le intercettazioni autorizzate hanno piena valenza probatoria e non richiedono la corroborazione prevista dall'art. 192, comma 3 c.p.p.; la revoca della misura nei confronti di Esposito è spiegata con un´attenuazione delle esigenze cautelari e non con l´inattendibilit´ delle captazioni; la ritrattazione/lettera dell´Esposito non è risolutiva alla luce della spontaneit´ e logica delle conversazioni intercettate; le dichiarazioni favorevoli alla difesa (es. Labate) risultano isolate e non probatorie; i comportamenti del ricorrente riconducibili a rapporti familiari non escludono la sua concreta e dimostrata partecipazione alla compagine. La Corte ha inoltre ritenuto non decisivo, ai fini dell'impugnazione, il profilo concernente l'attribuzione di posizione apicale. Conseguentemente il ricorso è respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali; il provvedimento contiene l´invio alla cancelleria per gli adempimenti di rito.

Norme richiamate

  • articolo 173 disposizioni attuative del codice di procedura penale

    Limiti di articolazione dei motivi di ricorso per Cassazione; il ricorso è stato formulato nei limiti ritenuti dallo stesso art. 173

  • art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che la regola sulla necessit´ di corroborazione non si applica in modo rigoroso alle dichiarazioni captate da intercettazioni regolarmente autorizzate: tali captazioni hanno piena valenza probatoria pur dovendo essere valutate complessivamente

  • Sez. U, Sent. n. 22471 del 26/02/2015 (Sebbar)

    Giurisprudenza di riferimento per l´ammissibilit´ probatoria e il valore delle intercettazioni senza necessit´ di ulteriore corroborazione

  • Sez. 2, n. 38915 del 17/10/2007 (Donno)

    Giurisprudenza richiamata a supporto del principio secondo cui ritrattazioni o dichiarazioni ex post non annullano automaticamente il valore probatorio di conversazioni spontanee intercettate

  • Sez. 4, n. 37982 del 26/06/2008 (Buzi)

    Ulteriore precedente giurisprudenziale che conforta la valutazione delle intercettazioni come elementi probatori autonomi se credibili nel loro contesto

  • Principio espresso dalle Sezioni Unite (cd. MODAFFARI)

    Richiamato dalla difesa in ordine alla necessit´ di specificazione del ruolo nell'associazione; la Corte ha ritenuto che, pur essendo il principio rilevante, nel caso di specie la complessiva convergenza di intercettazioni, dichiarazioni e comportamenti consentiva comunque di desumere una concreta partecipazione

Massime di principio

  • Le intercettazioni autorizzate, se spontanee e coerenti, hanno pieno valore probatorio in sede cautelare e non richiedono sempre una corroborazione esterna ai sensi dell'art. 192 c.p.p.
  • La revoca della misura cautelare a carico di un coindagato non determina automaticamente lo svuotamento probatorio delle intercettazioni che lo riguardano; è necessario valutare le ragioni della revoca e il contenuto concreto delle conversazioni intercettate
  • Una ritrattazione o una lettera del soggetto intercettato non è di per sè idonea a disinnescare il valore delle conversazioni registrate, soprattutto se queste appaiono spontanee e logicamente compatte
  • Dichiarazioni isolate di soggetti che negano conoscenze o collegamenti sono meno persuasive se contraddette da un quadro indiziario convergente (intercettazioni, collaboratori, comportamenti materiali)
  • Il rapporto di parentela che giustifica contatti o interventi non esclude automaticamente la partecipazione ad una associazione mafiosa quando i comportamenti e le relazioni mostrano trattamenti e ruoli non riconducibili a semplici rapporti familiari
  • In sede di gravità indiziaria il giudice valuta la complessiva convergenza degli elementi (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori, riscontri), non singoli elementi isolati; la presenza di più riscontri coerenti è decisiva

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