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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1625/2022 del 17/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente, mediante difensore, impugnava l'ordinanza della Corte di appello di Bari che aveva rigettato la richiesta di restituzione nel termine per impugnare la sentenza di condanna del Tribunale di Trani del 29/01/2020 (depositata il 1/07/2020). Il difensore sostiene di essersi recato più volte in cancelleria e di aver consultato il registro cartaceo denominato Modello 30, non riscontrando l'annotazione del deposito delle motivazioni; la sentenza risulta invece regolarmente depositata nei termini. Avendo inviato due PEC rimaste inevase e non potendo accedere direttamente al registro informatico, il difensore afferma di essere stato indotto in errore dalla corretta collocazione/gestione del registro cartaceo e chiede la restituzione per caso fortuito. La Corte di appello aveva ritenuto il motivo infondato, sostenendo che il registro cartaceo era usato solo per fini interni e che la diligenza media imponeva la consultazione del registro informatico o l'intervento del personale di cancelleria.

La decisione

La Corte di legittimità ha accolto il primo motivo per vizio di motivazione, ritenendo che la Corte di appello non avesse adeguatamente accertato se il registro cartaceo fosse effettivamente posto a disposizione del pubblico e dunque legittimamente utilizzabile dal difensore per informarsi sul deposito. Ha osservato che, una volta accertato l'uso del Modello 30 da parte della cancelleria, andava valutato se il difensore potesse ragionevolmente affidarsi all'annotazione mancante (caso fortuito) oppure se la diligenza media gli imponesse di considerare il registro inaffidabile e consultare il sistema informatico. Per tali ragioni la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di appello di Bari per un nuovo esame conforme ai principi esposti; il secondo motivo è stato assorbito.

Norme richiamate

  • Legge n. 11 del 2020

    proroga dei termini per il deposito delle motivazioni per ulteriori 64 giorni

    la proroga ha inciso sul termine utile per il deposito e sul calcolo del termine per proporre impugnazioni; tuttavia la questione decisiva del ricorso riguarda l'affidamento del difensore sulla registrazione del deposito e la diligenza richiesta, non la proroga in sé

Massime di principio

  • La richiesta di restituzione nel termine per ritardi nell'impugnazione può essere fondata quando la parte sia stata legittimamente indotta in errore da informazioni fornite dall'ufficio giudiziario (caso fortuito o forza maggiore).
  • Il giudice che decide sulla restituzione deve accertare fattualmente se il mezzo informativo su cui il difensore si è affidato (es. registro cartaceo) era effettivamente posto a disposizione del pubblico o era riservato all'uso interno; tale accertamento è centrale per valutare la ragionevolezza dell'affidamento.
  • La diligenza media dell'avvocato può richiedere la verifica anche sul registro informatico o la richiesta di informazioni al personale di cancelleria; tuttavia, se l'accesso informatico non è consentito e il registro cartaceo è obiettivamente esposto e aggiornato, l'affidamento può essere giustificato.
  • Prove documentali di aver richiesto informazioni (PEC, ricevute, attestazioni di accesso) sono rilevanti e vanno prodotte per sostenere l'errore indotto dall'ufficio; la mancata risposta della cancelleria può rafforzare la tesi del difensore.
  • In presenza di sistemi ibridi o procedure informatiche non pienamente affidabili, il giudice deve valutare anche la responsabilità gestionale dell'ufficio; l'inaffidabilità del sistema può giustificare l'affidamento sulla modalità concretamente in uso.
  • Se sussistono dubbi di fatto rilevanti sulla legittimità dell'affidamento, la sentenza impugnata va annullata e la questione rimessa al giudice di merito per un nuovo esame istruttorio.

Testo integrale

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