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Sentenza

Sentenza del 06/05/2016 n. 9208 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Napoli, che aveva ritenuto valido il condono nonostante il pagamento tardivo di una rata. Ha denunciato la violazione dell'art. 9-bis, comma 1, della legge n. 289 del 2002, sostenendo che tale disposizione, diversamente da altre forme di condono, non consente di conservare l'efficacia della sanatoria in caso di tardivo o omesso pagamento delle rate successive alla prima.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassato la sentenza impugnata e deciso la causa nel merito rigettando il ricorso originario della società. Ha stabilito che il condono previsto dall'art. 9-bis della legge n. 289 del 2002 ha natura clemenziale e si perfeziona esclusivamente con l'integrale pagamento delle rate entro i termini prescritti. Il pagamento tardivo o omesso di una rata impedisce quindi il perfezionamento della definizione e consente all'Amministrazione di recuperare l'imposta originaria. Le spese dei giudizi di merito sono state compensate, mentre la società è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 1.000 euro oltre alle spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • Legge n. 289 del 2002, art. 9-bis, comma 1

    Il condono si perfeziona con l'integrale pagamento delle somme dovute nei termini prescritti.

    La disposizione disciplina un condono di natura clemenziale, fondato sulla liquidazione e sul versamento da parte del contribuente, senza un accertamento tributario straordinario. Il mancato o tardivo pagamento anche di una rata successiva alla prima impedisce il perfezionamento della sanatoria.

  • Legge n. 289 del 2002, artt. 7, 8, 9, 15 e 16

    Queste disposizioni riguardano diverse forme di condono, generalmente considerate condoni premiali, e non sono automaticamente applicabili al condono previsto dall'art. 9-bis.

  • Legge n. 350 del 2003, art. 2, comma 45

    Ha modificato la disciplina del pagamento rateale previsto dall'art. 9-bis, senza però introdurre una sanatoria per il tardivo o omesso pagamento delle rate successive alla prima.

  • Codice di procedura civile, art. 384

    Ha consentito alla Corte di cassazione, una volta cassata la sentenza impugnata e non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, di decidere direttamente la causa nel merito.

  • D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis

    È richiamato per distinguere le ipotesi che richiedono una liquidazione dell'Amministrazione da quelle, come il condono ex art. 9-bis, in cui l'importo da versare è già determinato dal contribuente nella dichiarazione integrativa.

  • D.P.R. n. 602 del 1973, art. 14

    La disciplina richiamata dalla Corte per altre forme di definizione agevolata, come l'art. 16 della legge n. 289 del 2002, non si applica al condono ex art. 9-bis quando le rate successive alla prima non siano pagate nei termini.

Massime di principio

  • Quando una definizione agevolata richiede il pagamento rateale e la norma non prevede espressamente una disciplina di tolleranza per il ritardo nelle rate successive alla prima, il pagamento integrale e tempestivo di tutte le rate costituisce condizione per il perfezionamento della sanatoria.
  • Non è possibile estendere automaticamente a una diversa forma di condono le regole più favorevoli previste per altri istituti, anche se appartengono alla stessa legge.
  • È essenziale distinguere tra condoni premiali, che possono prevedere effetti conservativi nonostante irregolarità successive, e condoni clemenziali, nei quali l'effetto agevolativo dipende dal puntuale versamento delle somme dovute.
  • In caso di mancato perfezionamento della definizione agevolata, l'Amministrazione può recuperare l'imposta originariamente dovuta, salvo che la normativa applicabile preveda espressamente conseguenze diverse.
  • La natura e la struttura dell'istituto devono essere valutate sulla base del testo della specifica norma, senza ricavare per analogia una disciplina più favorevole da disposizioni relative ad altri condoni.

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