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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10213/2025 del 13/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente chiedeva, in sede esecutiva, il riconoscimento della continuazione tra i reati oggetto di tre sentenze di condanna, sostenendo che i fatti fossero avvinti da un medesimo disegno criminoso. Il tribunale dell'esecuzione aveva però escluso la continuazione tra i reati decisi dalle prime due sentenze, valorizzando la disomogeneità delle condotte e la distanza temporale tra i fatti, intervallati anche da un lungo periodo di detenzione. Nel ricorso per cassazione non risultavano indicati elementi specifici e certi idonei a dimostrare che, sin dal primo reato, fosse stato previamente programmato un progetto criminoso unitario comprensivo di tutti gli episodi. La Corte richiama i criteri in tema di continuazione e osserva inoltre che non era stata prospettata nell'istanza una domanda autonoma di riconoscimento parziale della continuazione tra solo alcune delle sentenze.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse motivato in modo congruo l'esclusione del medesimo disegno criminoso, sulla base della disomogeneità dei reati e della distanza temporale, e che il ricorrente non avesse dedotto elementi specifici utili a infirmare tale valutazione. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, non emergendo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, c.p.

    identità del disegno criminoso

    La continuazione richiede che l'agente abbia previamente rappresentato e unitariamente deliberato una serie di condotte criminose; non basta un generico programma di vita delinquenziale o una mera propensione a delinquere.

  • art. 81 c.p.

    Il riconoscimento della continuazione presuppone la verifica di indicatori concreti della programmazione unitaria dei reati e può essere negato quando i fatti risultino disomogenei o frutto di determinazioni estemporanee.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato alle spese processuali e, ove non ricorrano elementi per escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La continuazione richiede la prova di un previo programma criminoso unitario, non essendo sufficiente un generico orientamento abituale alla commissione di reati.
  • Ai fini del riconoscimento del medesimo disegno criminoso rilevano indicatori come omogeneità delle violazioni, contiguità temporale e spaziale, analogia del modus operandi, identità o costanza dei concorrenti e sistematicità delle condotte; tali indici non devono ricorrere tutti insieme, ma devono essere complessivamente significativi.
  • In sede esecutiva la continuazione non può essere riconosciuta sulla base di mere affermazioni apodittiche: chi la invoca deve indicare elementi specifici dai quali desumere che già al primo reato i successivi fossero programmati almeno nelle loro linee essenziali.
  • La valutazione sulla sussistenza del medesimo disegno criminoso è riservata al giudice di merito ed è insindacabile in cassazione se sorretta da motivazione adeguata, congrua e immune da vizi logici o travisamento dei fatti.
  • La domanda di riconoscimento parziale della continuazione è autonoma rispetto a quella più ampia che riguardi un numero maggiore di sentenze e deve essere specificamente prospettata.

Come è indicizzato

MaterieReati ostativiImpugnazioni
RamiEsecuzione penaleProcesso penale
IstitutiContinuazionePrescrizione del reato

Testo integrale

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