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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47062/2022 del 13/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione agli arresti domiciliari subita dal 19/02/2016 al 11/10/2016 in relazione all'accusa di concorso nella detenzione e porto illegali di un'arma comune da sparo; il CACACE era stato poi assolto con sentenza irrevocabile dal Tribunale di Napoli Nord. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione contestando che la Corte d'Appello, in sede di rinvio dopo annullamento, avrebbe erroneamente valorizzato come mendacio le sue dichiarazioni rese in interrogatorio e avrebbe sovvertito i criteri valutativi giurisprudenziali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha confermato che la Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha correttamente ritenuto che le dichiarazioni del CACACE fossero inverosimili e costituissero mendacio rilevante: tale condotta processuale, valutata come gravemente colposa, ha concorso a determinare l'applicazione della misura cautelare e costituisce causa ostativa alla riparazione ai sensi dell'art. 314 cod. proc. pen. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Prevede l'ipotesi di esclusione della riparazione per ingiusta detenzione quando la custodia cautelare sia derivata da dolo o colpa grave dell'interessato; la corte ha interpretato che il mendacio in interrogatorio può costituire tale condotta gravemente colposa.

  • Cass. Sez. 4, n. 11106 del 04/02/2021

    sentenza rescindente richiamata

    Ha annullato una precedente decisione favorevole al ricorrente per apoditticità e ha rimesso al giudice di rinvio l'approfondimento sull'origine dell'incontro con i coimputati e sull'incidenza delle dichiarazioni rese in interrogatorio.

  • Cass. Sez. 4, n. 849 del 28/09/2021

    Affermato il principio secondo cui le dichiarazioni mendaci dell'indagato, se inserite in un quadro indiziario significativo e se hanno contribuito a rafforzare il convincimento di colpevolezza, possono rilevare ai fini dell'esclusione della riparazione.

  • Cass. Sez. 4, n. 36478 del 02/12/2020

    Giurisprudenza conforme che considera le dichiarazioni mendaci come potenziale elemento ostativo alla riparazione quando rafforzano il quadro indiziario.

Massime di principio

  • La riparazione per ingiusta detenzione può essere esclusa non solo per dolo diretto ma anche quando l'indagato abbia tenuto una condotta processuale gravemente colposa, ad es. dichiarazioni mendaci che hanno inciso sulla decisione cautelare.
  • Le dichiarazioni rese in interrogatorio, pur rientrando nel diritto di difesa, possono essere valutate negativamente se risultano implausibili e rafforzano un quadro indiziario già significativo.
  • In caso di annullamento con rinvio la Corte di merito deve approfondire sia le circostanze fattuali originarie (es. incontri con terzi, comportamenti extraprocessuali) sia l'incidenza di eventuali mendaci dichiarazioni rese dall'indagato 'ora per allora'.
  • La difesa che impugna una decisione di rigetto della domanda di riparazione deve confrontarsi specificamente con la motivazione relativa alla gravità colposa delle proprie dichiarazioni; la mera insistenza su elementi che hanno già determinato assoluzione (es. rivalutazione di immagini) può essere insufficiente.
  • Le conseguenze pratiche della valutazione negativa possono comprendere l'inammissibilità del ricorso, la condanna alle spese processuali e il pagamento di somme alla Cassa delle Ammende.

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