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Sentenza

Sentenza n. 8625/2026 - Roma, Sezione 5Q

per la declaratoria di illegittimità del silenzio inadempimento in relazione alla richiesta di appuntamento per il visto per il rapporto di lavoro subordinato per decorso del termine perentorio di 90 giorni dal ricevimento della richiesta, come previsto dall'articolo 5, comma 4, del D.P.R. n. 394/1999, con conseguente declaratoria dell'obbligo dell'amministrazione di concludere celermente l'iter procedimentale, con l'adozione di un provvedimento espresso.

Giustizia amministrativa202601125

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio formatosi sull'istanza di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto d'ingresso per lavoro subordinato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero e ambasciata)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per ottenere la declaratoria di illegittimità del silenzio-inadempimento formatosi sulla richiesta di appuntamento per il visto per lavoro subordinato. Ha dedotto il decorso del termine di 90 giorni previsto dall'art. 5, comma 4, d.P.R. n. 394/1999 e ha chiesto che fosse dichiarato l'obbligo dell'amministrazione di concludere celermente il procedimento con un provvedimento espresso.

La decisione

Dopo la proposizione del ricorso, la competente sede diplomatica ha fissato l'appuntamento necessario alla presentazione della domanda di visto, determinando l'attivazione del procedimento. Il TAR ha ritenuto che tale sopravvenienza facesse venir meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponesse all'amministrazione di procedere, poiché l'obiettivo processuale era stato raggiunto. Il ricorso è stato quindi dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Le spese sono state integralmente compensate, considerando l'elevato numero di richieste gravante sulla sede diplomatica e la complessità dell'iter previsto dalla legge.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione; è stato il fondamento processuale dell'azione proposta.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione della controversia con sentenza semplificata, sentite le parti in camera di consiglio.

  • art. 5, comma 4, d.P.R. n. 394/1999

    È stato richiamato dal ricorrente quale disposizione che prevede il termine di 90 giorni per la definizione della procedura rilevante.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la fissazione dell'appuntamento necessario alla presentazione della domanda e l'attivazione del procedimento fanno venir meno l'interesse a ottenere una pronuncia che imponga all'amministrazione di procedere, con conseguente improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La sopravvenuta soddisfazione dell'interesse azionato nel giudizio contro il silenzio determina l'improcedibilità della domanda, anche se non comporta necessariamente la definizione nel merito del procedimento amministrativo sottostante.
  • Le spese del giudizio contro il silenzio possono essere integralmente compensate quando il giudice ravvisi giusti motivi connessi, tra l'altro, all'elevato carico di richieste gravante sull'ufficio amministrativo e alla complessità dell'iter procedimentale.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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