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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7416/2023 del 21/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per furto aggravato (per forzatura della finestra) denunciando: omessa/insufficiente motivazione sulla sua responsabilità basata unicamente su un'impronta palmare; illogicità nella ricostruzione dei fatti e nella valutazione probatoria; uso illegittimo del silenzio dell'imputato per colmare lacune probatorie; mancata acquisizione/valutazione di accertamenti sulla sostanza ematica rinvenuta sul posto; errata esclusione della circostanza attenuante di cui all'art. 62 n.4 c.p. (valore del maltolto) e vizi nel calcolo della pena in violazione degli artt. 132 e 133 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la motivazione della Corte d'Appello fosse carente e non avesse esaminato adeguatamente tutte le deduzioni difensive. Ha rilevato in particolare l'incertezza sulla precisa collocazione dell'impronta (interno/esterno/vetrina/bauletto), la inidoneità a reggere da sola la condanna senza ulteriori accertamenti (es. analisi delle tracce ematiche) e l'improprietà di usare il silenzio dell'imputato per colmare lacune probatorie. Per tali ragioni la sentenza è stata annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Torino per nuovo giudizio, con assorbimento degli altri motivi.

Norme richiamate

  • art. 533 c.p.p.

    Obbligo di motivazione adeguata; la Corte ha richiamato la necessità che la motivazione risponda alle deduzioni difensive e segua un percorso logico-giuridico immune da vizi

  • art. 192 c.p.p. (commi primo e secondo)

    Regole sulla valutazione della prova; la Corte ha affermato che il giudice deve valutare se l'indizio sia unidirezionale o conciliabile con spiegazioni alternative e non può lasciare lacune probatorie

  • art. 624 c.p. e art. 625 c.p.

    Norme che definiscono il reato di furto e le aggravanti; il profilo sostanziale del reato era quello contestato ma la Corte di legittimità ha ritenuto che la prova non fosse stata resa certa dalla sola impronta

  • art. 62 n. 4 c.p.

    Circostanza attenuante per il limitato valore della cosa sottratta; la Corte ha rilevato che la mancata considerazione/valutazione di tale attenuante doveva essere adeguatamente motivata

  • artt. 132 e 133 c.p.

    Principi di determinazione della pena e sui criteri di commisurazione; la Corte ha censurato errori e carenze nella quantificazione della pena e nella valutazione della recidiva

Massime di principio

  • Una condanna non può fondarsi su un unico elemento indiziario non contestualizzato: occorre chiarire luogo, momento e significato probatorio della traccia (es. impronta) e valutare la necessità di accertamenti complementari.
  • Il giudice ha il dovere di valutare e motivare, anche d'ufficio, plausibili ricostruzioni alternative alla versione accusatoria; non può demandare all'imputato l'onere di indicare tutte le alternative possibili.
  • Il silenzio dell'imputato non può essere utilizzato per colmare lacune probatorie o costituire prova di colpevolezza, salvo che esista un quadro probatorio complessivo solido che renda lo stesso significativo come elemento confermativo.
  • La motivazione deve rispondere specificamente alle censure difensive: insufficienze o contraddizioni nella motivazione costituiscono vizio tali da determinare l'annullamento della sentenza.
  • In presenza di elementi materiali rilevanti (es. tracce ematiche) il loro mancato esame può incidere sulla correttezza del decision making e giustificare l'acquisizione di ulteriori accertamenti tecnici.
  • Nella determinazione della pena il giudice deve applicare correttamente i criteri di legge e motivare chiaramente il trattamento sanzionatorio, valutando correttamente recidiva e attenuanti.

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