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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22628/2024 del 05/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto il riconoscimento della continuazione tra nove sentenze relative a reati principalmente di furto (in particolare furti di bancali industriali). La Corte d'appello aveva riconosciuto la continuazione solo per quattro sentenze e l'aveva rigettata per due, omettendo di esaminare tre sentenze che erano state indicate nella domanda; il ricorso denunciava violazione dell'art. 81, secondo comma, c.p. e, soprattutto, difetto assoluto di motivazione per non avere valutato i tre provvedimenti omessi e per non aver esaminato la richiesta di riconoscimento della continuazione anche tra quelle sentenze.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per difetto assoluto di motivazione: l'ordinanza impugnata non ha richiamato né esaminato le tre sentenze omesse e quindi è stata annullata. La Cassazione ha confermato la continuazione riconosciuta per le quattro sentenze già valutate, ma ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio alla Corte d'appello di Bologna in diversa composizione, con l'ordine di riesaminare l'intera istanza del condannato con riferimento ai nove titoli, anche eventualmente raggruppandoli, verificando l'esistenza di un unico disegno criminoso. Ha inoltre richiamato l'orientamento giurisprudenziale secondo cui il lungo intervallo temporale e i periodi di detenzione possono legittimamente influenzare il riconoscimento della continuazione, ma la detenzione non esclude di per sé l'identità del disegno criminoso e il giudice deve valutare concretamente elementi quali distanza cronologica, modalità esecutive, abitudini di vita, tipologia e omogeneità dei reati.

Norme richiamate

  • articolo 81, secondo comma, codice penale

    La norma disciplina il riconoscimento della continuazione tra più reati come espressione di un unico disegno criminoso; nel caso concreto la questione verteva sull'applicazione di tale criterio a più sentenze inevitabilmente connesse e sull'obbligo del giudice di motivare il riconoscimento o il rigetto della continuazione per ciascun titolo.

  • Sez. 1, n. 48125 del 05/11/2009 (Maniero)

    Giurisprudenza che ammette la verifica della continuità anche per gruppi di sentenze (raggruppamento dei titoli) al fine di accertare l'esistenza di un unico disegno criminoso tra reati giudicati separatamente.

  • Sez. 1, n. 32475 del 19/06/2013 (Taraore)

    Giurisprudenza che chiarisce come il notevole lasso di tempo e i frequenti periodi di detenzione interposti possano giustificare il diniego del riconoscimento della continuazione, ma precisa che la sola detenzione non esclude automaticamente l'identità del disegno criminoso: il giudice deve valutare concretamente elementi quali distanza cronologica, modalità esecutive, abitudini di vita, tipologia e omogeneità delle violazioni.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione deve esaminare e motivare espressamente la posizione relativa a ciascun titolo o gruppo di titoli quando è richiesta la continuazione; l'omissione di valutazione costituisce difetto assoluto di motivazione e può determinare l'annullamento con rinvio.
  • La continuazione va valutata in base all'esistenza di un unico disegno criminoso; il giudice può esaminare i titoli anche in gruppi per accertare l'unitarietà del progetto criminoso.
  • Il tempo intercorso e i periodi di detenzione sono elementi rilevanti ma non decisivi: la detenzione non esclude automaticamente la continuazione, occorre una valutazione concreta degli elementi fattuali (cronologia, modalità operative, omogeneità dei reati, abitudini di vita).
  • In presenza di molti titoli il giudice deve motivare la decisione in modo puntuale su ciascun gruppo o sentenza rilevante; la carenza motivazionale espone il provvedimento a annullamento da parte della Cassazione e a rinvio per nuovo esame.

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