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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2709/2025 del 22/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che confermava la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per i reati richiamati dal d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (art. 73 comma 4 capi 14 e 20, art. 74 capo 1). Il difensore deduce: 1) vizio di motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi in relazione alla natura drogante della sostanza, richiamando conversazioni che parlano di "erba brutta"; 2) illegittimità nell'utilizzare risultanze del procedimento "Rinascita Scott" non definitivo per ritenere sussistente un\'associazione per delinquere senza adeguata motivazione; 3) mancata riqualificazione delle condotte come reato comune e non associativo (artt. 81, 110 c.p. e art. 73 d.P.R. 309/1990); 4) mancata riqualificazione ad ipotesi meno gravi (art. 73 comma 5 e art. 74 comma 6) per esiguità, scarsa qualità e assenza di vera organizzazione; 5) assenza dei presupposti per l\'aggravante di transnazionalità; 6) illegittimità delle esigenze cautelari, anche in ragione del decorso del tempo rispetto ai fatti.

La decisione

La Corte accoglie parzialmente il ricorso: dichiara manifestamente infondati il primo e il quarto motivo (la Corte ritiene congrua la valutazione sulla capacità drogante della marijuana dal contesto e sulla non lieve entità dei fatti). Parzialmente fondati il secondo, il terzo e il quinto motivi perché il Tribunale ha fatto ricorso a provvedimenti di altro procedimento non irrevocabili senza motivare espressamente i motivi per cui ne trae gravi indizi di associazione e transnazionalità; manca un richiamo puntuale ai contenuti dei provvedimenti presi a base e una spiegazione della loro recepibilità. Per tale carenza va rivisitata anche la motivazione sulle esigenze cautelari (sesto motivo). Per questi motivi la Corte annulla l\'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Tribunale di Catanzaro (art. 309 comma 7 c.p.p.).

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73

    La Corte ritiene che la valutazione della "capacità drogante" della marijuana possa ricavarsi dal contesto probatorio (intercettazioni e mercato), escludendo che la sola espressione sulla scarsa qualità sia automatica esimente; inoltre richiama la distinzione tra ipotesi di lieve entità (comma 4 vs. comma 5) che richiede motivazione specifica.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 74

    L\'art. 74 (associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti) può essere richiamato dal giudice cautelare, ma la sussistenza di una associazione richiede motivazione esplicita se si trae da provvedimenti di altro procedimento non definitivi.

  • Codice di procedura penale, art. 273 comma 1

    Per applicare o mantenere misure cautelari occorrono gravi indizi di colpevolezza; tali indizi possono derivare anche da sentenze o provvedimenti non irrevocabili, ma il provvedimento cautelare deve motivare specificamente perché li ritiene rilevanti.

  • Codice di procedura penale, art. 238-bis

    La norma prevede l\'utilizzabilità come prova delle sentenze irrevocabili; la Corte precisa che la previsione riguarda il giudizio di colpevolezza e non l\'applicabilità di misure cautelari, per le quali possono essere valutati anche provvedimenti non definitivi ma con adeguata motivazione.

  • Codice penale, artt. 81 e 110

    Richiamati in relazione alla possibile riqualificazione delle condotte come reati concorrenti o diversi rispetto alla fattispecie associativa; la Corte segnala che la riqualificazione richiede motivazione specifica se invocata.

  • Codice di procedura penale, art. 309 comma 7

    Norma richiamata per specificare la competenza del Tribunale di Catanzaro cui la causa è rimessa per il nuovo giudizio.

  • Codice di procedura penale, art. 94 comma 1-ter

    Richiamato per gli adempimenti di cancelleria a seguito della decisione della Corte.

Massime di principio

  • La corte può basare l\'applicazione o il mantenimento di misure cautelari anche su sentenze o provvedimenti non irrevocabili emessi in altri procedimenti, ma il giudice cautelare deve motivare espressamente perché ritiene quei provvedimenti idonei a costituire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell\'indagato.
  • La qualità discutibile della sostanza non esclude automaticamente la sua capacità drogante: occorre valutare il contesto (conversazioni intercettate, mercato, quantitativi) per determinare se la sostanza poteva avere efficacia e trovare collocamento commerciale.
  • Per configurare una associazione per delinquere o l\'aggravante di transnazionalità non bastano riferimenti generici a provvedimenti altrui; servono richiami puntuali ai contenuti probatori e una spiegazione del nesso tra quei contenuti e l\'addebito formulato nei confronti dell\'indagato.
  • La sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento probatorio, persistenza della pericolosità) deve essere argomentata senza presupporre l\'esistenza di un\'associazione: se la misura si fonda su tale presupposto, il presupposto stesso va prima dimostrato o motivato in modo adeguato.
  • La mancata riqualificazione delle condotte (es. da associazione a reati semplici o a ipotesi di lieve entità) può determinare l\'annullamento del provvedimento cautelare quando comporti un diverso valutazione delle esigenze cautelari; quindi il giudice deve esaminare e motivare anche eventuali ipotesi alternative di incriminazione.

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