Cassazione Penale, Sentenza n. 31393/2023 del 19/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Catania che, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha assorbito il reato di lesioni personali tentate (capo 2) nel reato di resistenza a pubblico ufficiale (capo 1) e ha rideterminato la pena in otto mesi di reclusione. Il ricorrente deduce: (a) violazione di legge e carenza di motivazione per la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, rilevando che aveva ammesso i fatti e chiesto scusa già all'udienza di convalida; (b) vizio nella quantificazione dell'aumento per la continuazione, lamentando che la Corte d'appello ha applicato un aumento di due mesi invece dei venti giorni stabiliti dal Tribunale di primo grado.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo profilo (circostanze attenuanti generiche) ha ritenuto la censura generica e non confrontata criticamente con le ragioni della sentenza impugnata, che aveva motivato l'esclusione delle attenuanti con l'assenza di effettiva resipiscenza (comportamento dovuto all'arresto in flagranza), le modalità della condotta e lo stato di ubriachezza dell'imputato; trattandosi di valutazione di merito non illogica né arbitraria, la Cassazione non ha sindacato la decisione. Sul secondo profilo (aumento per continuazione) la Corte ha ritenuto che il ricorrente non avesse un concreto interesse ad impugnare, perché la punizione inflitta risultava complessivamente inferiore rispetto a quella che sarebbe derivata dall'applicazione integrale dei criteri indicati nella sentenza impugnata e rispetto alla determinazione del primo grado; quindi il motivo è inesistente sotto il profilo dell'interesse. Conseguentemente il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 133 cod. pen.
La Corte sottolinea che, ai fini del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, il giudice può prendere in esame anche un solo elemento fra quelli indicati dall'art. 133 (personalità del colpevole, entità e modalità del reato, comportamento successivo, ecc.); la valutazione restando riservata al giudice di merito se non illogica o arbitraria.
art. 337 cod. pen.
Citato in relazione al reato di cui al capo 1 (resistenza a pubblico ufficiale): la Corte d'appello ha preso come base la pena prevista per tale fattispecie nel rideterminare la pena complessiva.
Principio del divieto di reformatio in peius
La Corte richiama implicitamente il divieto di reformatio in peius quale limite all'intervento del giudice d'appello: nella valutazione dell'interesse del ricorrente la Cassazione osserva che la pena finita inflitta non comporta un peggioramento rispetto a quanto sarebbe derivato dall'applicazione dei criteri di primo grado.
Massime di principio
- Una censura sulle circostanze attenuanti generiche deve essere specifica e confrontarsi criticamente con la motivazione del giudice di merito: le valutazioni discrezionali del giudice di merito non sono sindacabili in Cassazione se non risultano illogiche o arbitrarie.
- Il comportamento successivo al reato può essere valutato dal giudice come sintomo di resipiscenza solo se non è determinato da fattori estranei (es. comportamento imposto dall'arresto in flagranza); lo stato di ubriachezza e le modalità della condotta possono costituire elementi ostativi al riconoscimento delle attenuanti.
- Per impugnare efficacemente la determinazione della pena in Cassazione occorre dimostrare un concreto interesse: se la decisione impugnata ha determinato una pena finale non peggiorativa rispetto a quella che si sarebbe avuta applicando i criteri indicati, il ricorrente può essere privo di interesse e il ricorso inammissibile.
- Nelle contestazioni sull'aumento per continuazione è necessario prospettare con chiarezza l'errore concreto e l'eventuale pregiudizio subito; difetti di calcolo che anzi risultano favorevoli all'imputato possono rendere irrilevante il motivo.
- Gli errori formali o di calcolo nella determinazione della pena possono essere valutati dalla Cassazione solo se l'errore produce un pregiudizio effettivo per il ricorrente; un calcolo che porta a una pena inferiore esclude l'interesse ad impugnare.
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