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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40101/2023 del 03/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la convalida dell'arresto eseguito il 25/08/2022 per il reato di tentata estorsione aggravata, deducendo che l'arresto era illegittimo per assenza della condizione di "quasi flagranza": l'arresto sarebbe stato effettuato esclusivamente sulla base delle dichiarazioni rese dalla vittima e da un testimone nell'immediatezza, dopo una breve attività di ricerca da parte della polizia giudiziaria, senza che gli operanti avessero una immediata e autonoma percezione di tracce del reato né un collegamento inequivocabile tra tali tracce e l'indiziato. Il ricorso è stato fondato sulle viziate applicazioni di norme processuali e sulla carenza/manifesta illogicità della motivazione (art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e), cod. proc. pen., in relazione agli artt. 380 e 382 cod. proc. pen.).

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il motivo e ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida dell'arresto. Il Collegio ha richiamato e seguito il principio consolidato dalle Sezioni Unite (sent. n. 39131/2015, Ventrice) secondo cui l'arresto operato sulla sola base delle informazioni fornite dalla vittima o da terzi nell'immediatezza del fatto non può essere qualificato come "quasi flagranza", in quanto manca l'immediata e autonoma percezione, da parte di chi procede, di tracce del reato collegabili inequivocabilmente all'indiziato. Pertanto l'arresto è stato dichiarato illegittimo e la convalida annullata senza rinvio.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e), cod. proc. pen.

    Invocato per dedurre la nullità dell'ordinanza impugnata per inosservanza o errata applicazione di norme processuali, e per carenza o illogicità della motivazione

  • art. 380 e art. 382 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione alle regole sulla convalida degli arresti e sulle condizioni di flagranza/quasi-flagranza valutate dalla Corte

  • Sezioni Unite, sentenza n. 39131 del 24/11/2015 (Ventrice)

    Principio vincolante applicato dalla Corte: l'arresto in "quasi flagranza" non può fondarsi unicamente sulle dichiarazioni di vittima o terzi; è richiesta la percezione immediata e autonoma, da parte degli operanti, di tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato

Massime di principio

  • La condizione di "quasi flagranza" che legittima l'arresto richiede l'immediata e autonoma percezione, da parte degli operanti, di tracce del reato e il loro collegamento inequivocabile con il sospetto; semplici dichiarazioni di vittime o terzi non sono sufficienti
  • Un arresto effettuato dopo una breve attività di ricerca basata solo sulla descrizione fornita dalla vittima configura attività investigativa e non "quasi flagranza", con il rischio di annullamento della convalida
  • Per rendere l'arresto legittimo nell'immediatezza è necessario che gli agenti possano documentare elementi oggettivi e diretti (es. osservazione di tracce, rinvenimento di oggetti, inseguimento che mantenga il contatto percettivo, sorpresa con cose attinenti al reato) che colleghino l'indiziato al fatto
  • In contesti analoghi è consigliabile che la polizia giudiziaria eviti di procedere all'arresto esclusivamente sulla base di dichiarazioni e, se interviene, raccolga e porti nel verbale le percezioni dirette e gli elementi materiali che giustifichino la flagranza/quasi-flagranza
  • Alla convalida giudiziale segue un controllo rigoroso: il giudice può annullare senza rinvio la convalida se ritiene mancante la condizione di quasi flagranza a causa dell'assenza di collegamento inequivoco tra tracce e indiziato

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