Sentenza del 18/05/2017 n. 260 - Comm. Trib. Reg. per il Molise
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Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha impugnato la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva confermato l'avviso di accertamento IVA relativo al 2007, sostenendo che la fornitura di pneumatici fosse effettiva. Ha dedotto che l'inesistenza delle operazioni non potesse essere desunta da meri rilievi contabili, che i pagamenti bancari documentassero le forniture, che la sentenza fosse carente di motivazione e che l'Amministrazione finanziaria dovesse fornire indizi gravi, precisi e concordanti.
La decisione
L'appello è stato respinto. Il giudice ha ritenuto che l'Agenzia delle Entrate avesse fornito elementi indiziari attendibili sull'inesistenza, o comunque sulla fittizietà, delle operazioni: mancanza del deposito indicato per il 2007, partita IVA riconducibile a un soggetto diverso e operante in altro settore, documentazione fotografica non attendibile, mancata numerazione progressiva dei documenti e documentazione bancaria lacunosa, con assegni privi di elementi essenziali e recanti aggiunte manoscritte. La società non ha fornito la prova concreta della legittimità della detrazione IVA; la sola regolarità formale della contabilità, la prova dei pagamenti e la buona fede non sono state ritenute sufficienti. La sentenza e l'avviso sono stati considerati adeguatamente motivati. L'appellante è stata condannata al pagamento delle spese di lite, liquidate in 2.000 euro.
Norme richiamate
Art. 360, n. 5, codice di procedura civile
omessa o insufficiente motivazione
Il vizio di motivazione è configurabile quando il giudice ometta completamente di considerare elementi probatori decisivi o si limiti ad affermare l'assenza di prova senza esaminare le risultanze processuali rilevanti. Nel caso concreto, la motivazione è stata ritenuta congrua.
Cassazione civile, sez. V, sentenza n. 12802 del 10 giugno 2011
non è sufficiente la dimostrazione della regolarità formale delle scritture o le evidenze contabili dei pagamenti
Quando l'Amministrazione fornisce riscontri indiziari attendibili sull'inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente dimostrare concretamente la fonte legittima della detrazione o del costo. Scritture contabili e pagamenti, essendo facilmente manipolabili o comunque non decisivi, non bastano da soli.
Cassazione civile, sez. V, sentenza n. 2847 del 7 febbraio 2008
non assumendo rilievo la propria buona fede
La buona fede del contribuente non è sufficiente a conservare il diritto alla detrazione quando l'Amministrazione abbia contestato e provato, anche mediante indizi, l'inesistenza delle operazioni.
Cassazione civile, sez. V, sentenza n. 1950 del 30 gennaio 2007
il diritto alla detrazione ... non sorge immancabilmente, per il solo fatto dell'avvenuta corresponsione di imposta
Il pagamento della merce e dell'IVA indicata in fattura non dimostra automaticamente il diritto alla detrazione, soprattutto nelle operazioni soggettivamente inesistenti. Occorrono elementi ulteriori sull'effettività dell'operazione e sulla posizione soggettiva del contribuente.
Cassazione civile, sez. VI-5, ordinanza n. 3370 del 2 marzo 2012
il vizio di omessa o insufficiente motivazione ... sussisterebbe qualora il giudice di merito non avesse tenuto conto alcuno delle inferenze logiche
La motivazione è sufficiente quando esamina gli elementi probatori decisivi e consente di comprendere il percorso logico e giuridico seguito, anche senza una trattazione analitica di ogni singola allegazione.
Cassazione civile, sez. V, sentenza n. 1727 del 26 gennaio 2007
la prova della legittimità e della correttezza delle detrazioni deve essere fornita dal contribuente
Dopo una contestazione attendibile dell'Ufficio, il contribuente deve produrre documenti idonei e coerenti che attestino l'effettività e la riferibilità delle operazioni. I documenti non possono provenire da soggetti inesistenti o riferirsi a soggetti diversi da quelli indicati.
Massime di principio
- In materia di IVA, se l'Amministrazione finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti dell'inesistenza delle operazioni fatturate, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare concretamente l'effettività delle forniture.
- La sola presenza di fatture formalmente regolari, registrazioni contabili, pagamenti bancari o prova della consegna della merce non è necessariamente sufficiente, perché tali elementi possono non dimostrare l'effettiva riferibilità dell'operazione al soggetto indicato in fattura.
- La corrispondenza tra il soggetto che effettua realmente la cessione o prestazione e quello indicato nella fattura è essenziale ai fini della detrazione IVA e dei controlli fiscali.
- Irregolarità logistiche, documentali e identificative, come l'assenza di strutture operative, una partita IVA riferibile a un soggetto diverso, documenti non numerati o assegni incompleti e modificati, possono costituire un insieme di indizi sufficiente a contestare la realtà delle operazioni.
- La buona fede del contribuente, da sola, non esclude il recupero dell'IVA indebitamente detratta; è necessario dimostrare con elementi specifici la correttezza e l'effettività dell'operazione.
- Una sentenza tributaria è adeguatamente motivata quando indica i fatti, le norme e gli elementi probatori posti a fondamento della decisione, anche se non accoglie la lettura proposta dal contribuente.
- Il contribuente che non riesce a superare gli indizi dell'Amministrazione rischia non solo il rigetto del ricorso o dell'appello, ma anche la condanna alle spese di giudizio.
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