Cassazione Penale, Sentenza n. 10652/2023 del 13/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Roma che lo aveva confermato responsabile del reato di diffamazione (art. 595 c.p., commi 2 e 3) per avere pubblicato sul sito Dagospia e sul profilo Twitter affermazioni insinuanti e non veritiere secondo le quali Renzi e la deputata Ascani sarebbero arrivati in elicottero a Cernobbio e la Ascani sarebbe scesa cinque minuti dopo, suggerendo una relazione sentimentale. In cassazione sono stati dedotti vizi di motivazione e violazione di legge: (1) la Corte d'appello non avrebbe adeguatamente valutato che il contenuto doveva essere letto in chiave politica (diritto di critica) e non come accusa di fatti posti a fondamento di un giudizio offensivo; si contesta poi la scelta interpretativa della Corte che avrebbe assunto un significato terzo e non prospettato dalle parti; (2) vizi di motivazione nella quantificazione del risarcimento, nonché mancato apprezzamento della condotta riparatoria dell'imputato e del mancato esercizio della rettifica da parte della parte offesa (art. 8 L. 47/1948).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi e confermato la ricostruzione delle corti di merito: il contenuto dell'articolo era offensivo e diffamatorio perché presentava affermazioni di fatto non verificate (il viaggio congiunto e la diversa discesa) che, messe in correlazione con la carriera politica della Ascani, attribuivano alla stessa vantaggi di natura personale. La Suprema Corte ha ricordato i criteri per valutare l'esimente del diritto di critica (interesse sociale all'informazione, continenza del linguaggio, verità del fatto narrato e diligenza nella verifica) e ha ritenuto che in questo caso mancasse adeguata diligenza e un nucleo fattuale verificabile. Ha inoltre respinto la censura sulla quantificazione del danno, ritenendola congrua alla luce della persistenza della pubblicazione sul web e della sua diffusione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese della parte civile; restano confermati gli obblighi di pagamento già stabiliti nei gradi di merito (multa di 800,00 euro e risarcimento di 10.000,00 euro).
Norme richiamate
art. 595 cod. pen.
La Corte ha ritenuto integrata la fattispecie di diffamazione aggravata (commi 2 e 3) perché l'affermazione pubblicata, pur formulata in un contesto giornalistico, conteneva fatti falsi o non verificati che hanno offeso la reputazione della parte civile.
art. 8 L. 47/1948
La mancata tempestiva richiesta di rettifica da parte della persona offesa non impedisce di valutare l'offensività e la responsabilità dell'autore: la Corte ha considerato la presenza di una rettifica effettivamente intervenuta e la persistenza della pubblicazione come elementi utili nella determinazione del danno.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Riferimento alle limitazioni formali dei motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto il ricorso ricevibile nei limiti prospettati e ha esaminato i motivi autorizzati.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che consente la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso: la Corte ha condannato il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità.
art. 21 Cost.
Richiamato a supporto del bilanciamento tra libertà di espressione e tutela della reputazione; la pronuncia applica il principio che la libertà di stampa va contemperata con il diritto all'onore e alla reputazione.
Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 10
La Corte ha fatto riferimento alla giurisprudenza CEDU per i criteri di bilanciamento fra libertà di espressione e protezione della reputazione: la limitazione penale è ammissibile se prevista dalla legge, per fini legittimi e necessaria in una società democratica; particolare rilievo al requisito della verità/necessità del nucleo fattuale.
Giurisprudenza CEDU (Mengi c. Turchia) e orientamenti della Corte di Cassazione
Richiamata per la distinzione tra "statement of facts" e "value judgments" e per il principio che anche i giudizi di valore, quando influenti e offensivi, devono poggiare su un nucleo fattuale vero e verificabile; la manipolazione o la rappresentazione incompleta dei fatti esclude l'esimente del diritto di critica.
Massime di principio
- Quando un'affermazione mescola insinuazioni su fatti personali con valutazioni politiche, il diritto di critica non opera se le affermazioni di fatto non sono verificate: è necessario un nucleo fattuale vero e diligentemente accertato.
- Distinguere sempre tra giudizi di valore (protetti se fondati su un nucleo fattuale) e asserzioni fattuali: le seconde sono sindacabili e richiedono prova o diligente verifica.
- La mancata richiesta di rettifica da parte della persona offesa non esclude automaticamente il danno; l'esistenza di una rettifica pubblicata può però essere valutata in diminuzione del danno complessivo.
- Per i danni non patrimoniali la quantificazione giudiziale è discrezionale ed è sindacabile in Cassazione solo per totale mancanza di motivazione o macroscopica irragionevolezza.
- Per chi pubblica (giornalisti, blogger, profili social) la regola prudente è verificare fonti e circostanze prima di rilanciare o insinuare fatti suscettibili di ledere la reputazione altrui; l'assenza di verifiche può travolgere la tutela della libertà di espressione.
- In sede di impugnazione è importante contestare e motivare punto per punto l'interpretazione data dai giudici di merito: la Corte di legittimità valuta il contesto testuale e la relazione tra fatti narrati e giudizi espressi.
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