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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19331/2026 del 27/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per rapina (art. 628, comma 2 c.p.), articolando tre motivi: 1) vizio di qualificazione giuridica: la difesa sostiene che il fatto dovesse essere derubricato a tentativo di rapina perché la refurtiva non sarebbe mai uscita dalla disponibilità della persona offesa che aveva seguito l'imputato; 2) vizio di motivazione nella dichiarazione e applicazione della recidiva reiterata: la difesa contesta che i precedenti (due condanne per violazione dell'art. 14, comma 5-ter D.lgs. 286/1998) siano estranei al fatto e che non sia mai stato previamente dichiarato recidivo; 3) mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di particolare tenuità (art. 62 n.4 c.p.): si rileva che l'oggetto sottratto era un cellulare di modesto valore e quindi la diminuzione di pena avrebbe dovuto essere concessa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per i motivi 1) e 3) e fondato limitatamente al motivo 2). In particolare: - ha respinto la censura sulla derubricazione, ritenendo corretta la qualificazione in rapina impropria consumata, poiché l'autore, dopo la sottrazione, ha usato violenza per assicurarsi il possesso; - ha accolto il motivo relativo alla recidiva per difetto di motivazione: i giudici di merito si erano limitati a menzionare precedenti per reati di natura diversa senza spiegare il nesso qualificato con il nuovo reato, pertanto la statuizione sulla recidiva è stata annullata; la Corte ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio sul punto e sull'eventuale conseguente trattamento sanzionatorio; - ha ritenuto inammissibile il motivo sull'attenuante di particolare tenuità, confermando che per la rapina occorre valutare anche i danni alla persona oltre al valore economico del bene. Inoltre la condanna sostanziale resta irrevocabile (ai sensi dell'art. 624 c.p.p.) per quanto riguarda l'affermazione di responsabilità.

Norme richiamate

  • art. 628, comma 2, cod. pen.

    È stata applicata la nozione di rapina impropria consumata: dopo la sottrazione, l'uso di violenza o minaccia per assicurarsi il possesso integra il reato anche se l'autore non consegue l'autonoma disponibilità definitiva della cosa

  • art. 62, n. 4, cod. pen.

    circostanza attenuante del danno di particolare tenuità

    Per il delitto di rapina non è sufficiente il modesto valore economico dell'oggetto; va valutata la valutazione complessiva del pregiudizio anche in riferimento alla lesione della persona, sicché violenza significativa esclude l'attenuante

  • art. 14, comma 5-ter, D.lgs. n. 286/1998

    violazione di norme sull'immigrazione (es. inottemperanza)

    Precedenti per reati amministrativi o di diversa natura non giustificano automaticamente l'applicazione della recidiva; è necessaria valutazione del nesso qualificato tra i precedenti e il nuovo reato

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    limiti alla motivazione del ricorso per cassazione

    Il ricorso deve contenere i motivi nei limiti strettamente necessari alla decisione della Corte, ma i motivi formulati devono comunque essere valutabili in termini di fondatezza

  • art. 624 cod. proc. pen.

    irrevocabilità della sentenza

    La Corte dichiara l'irrevocabilità della pronuncia quanto all'affermazione di responsabilità, nonostante l'annullamento limitato sul punto della recidiva

  • Sez. 2, n. 11135 del 22/02/2017 (Tagaswill) e Sez. 2, n. 15584 del 12/02/2021 (Bevilacqua)

    Giurisprudenza di legittimità richiamata per il principio secondo cui per la rapina impropria consumata è sufficiente l'uso di violenza dopo la sottrazione per assicurare il possesso, indipendentemente dall'effettivo acquisire l'autonoma disponibilità

  • Sez. U, n. 35738 del 27/05/2010 (Calibè) e Sez. U, n. 42124 del 27/06/2024 (Nafi)

    Principi giurisprudenziali richiamati in tema di recidiva: l'applicazione della recidiva richiede motivazione che dimostri rapporto qualificato tra precedenti e nuovo reato; e in tema di tenuità del danno nei reati plurioffensivi (come la rapina) va valutato l'effetto complessivo sulla persona

Massime di principio

  • La rapina impropria può ritenersi consumata anche se la vittima o terzi conservano il controllo materiale della cosa, quando l'autore, dopo la sottrazione, usa violenza o minaccia per assicurarsi il possesso.
  • Per l'applicazione della recidiva non basta la mera esistenza di precedenti: il giudice deve motivare il nesso qualificato tra i precedenti e il nuovo reato (natura del reato, similarità della devianza, distanza temporale, gravità e ripetitività), altrimenti la statuizione è annullabile in Cassazione.
  • L'attenuante del danno di particolare tenuità è difficilmente riconoscibile per i reati plurioffensivi come la rapina; oltre al valore economico della cosa occorre valutare i danni alla persona e la gravità della violenza o minaccia.
  • Se la motivazione sulla recidiva è generica o si limita a richiamare precedenti per reati di natura diversa, è opportuno per la difesa chiedere la specificazione del nesso o, in Cassazione, far valere il difetto di motivazione per ottenere l'annullamento su quel punto.
  • La sentenza di responsabilità può diventare irrevocabile anche se alcune questioni di regime sanzionatorio vengono rimesse in istruttoria: l'impugnazione parziale può portar comunque a un risultato utile per l'imputato (es. rideterminazione della pena).

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