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Sentenza

Sentenza n. 270/2026 - Firenze, Sezione 3

per l’annullamento: della nota n. 2126 del 28.09.2021, notificata al ricorrente il 29.09.2021, con cui il Comune di Firenze ha disposto il diniego della domanda di condono edilizio, presentata - ai sensi dell’art. 31 della legge n. 47/1985 - il 30.09.1986 dalla signora Magda Nardi, in relazione alle opere realizzate nel complesso immobiliare, sito in Firenze, viale Michelangiolo, n. 19, ed identificato al Catasto nel foglio 138 della particella 3, sub. 500, 501, 502, 503; nonché di tutti gli atti ad essa presupposti, consequenziali e comunque connessi e, in particolare, della nota n. 274441 del 30.08.2018 contente il preavviso di rigetto ai sensi dell’art. 10bis della legge n. 241/1990.

Giustizia amministrativa202101535

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Toscana - Firenze, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di condono edilizio per carenza di documentazione e di nulla osta relativi a immobili sottoposti a vincoli architettonici e paesaggistici

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente condono)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego comunale relativo a una domanda di condono presentata ai sensi dell'art. 31 della legge n. 47/1985 per opere consistenti nella realizzazione di manufatti nel resede pertinenziale, nell'ampliamento di una serra e di una terrazza e nella trasformazione di una finestra in porta-finestra. Con il primo motivo ha dedotto la violazione dell'art. 32 della legge n. 47/1985, dell'art. 20 del d.P.R. n. 380/2001 e degli artt. 3 e 14 della legge n. 241/1990, nonché il difetto di istruttoria, sostenendo che la documentazione prodotta fosse completa e che spettasse al Comune trasmettere la domanda e gli atti alle amministrazioni competenti per l'acquisizione dei nulla osta relativi ai vincoli. Con il secondo motivo ha dedotto la violazione degli artt. 1, 3, 10 e 10-bis della legge n. 241/1990, oltre a difetto di motivazione e di istruttoria, travisamento, irragionevolezza e manifesta illogicità, lamentando che il diniego non avesse adeguatamente considerato né confutato le osservazioni presentate dopo il preavviso di rigetto. Le amministrazioni statali costituite hanno eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva della Soprintendenza e del Ministero della Cultura, poiché non erano state formulate specifiche censure contro atti di loro competenza. Nel merito ha qualificato il diniego come atto plurimotivato. Ha ritenuto illegittimo il rigetto fondato sulla mancata acquisizione dei nulla osta relativi ai vincoli: ai sensi dell'art. 32, comma 1, della legge n. 47/1985, il parere dell'autorità preposta alla tutela del vincolo è obbligatorio e vincolante e il Comune non può definire negativamente il procedimento di condono senza aver previamente acquisito il parere espresso. Il mancato parere entro 180 giorni costituisce mero silenzio-rifiuto o silenzio-inadempimento, non un provvedimento negativo né una consumazione del potere dell'autorità competente; il Comune può attivare i rimedi contro il silenzio e resta responsabile della completezza dell'istruttoria. Il TAR ha inoltre verificato l'ulteriore autonoma ragione del diniego, relativa alla carenza degli elaborati grafici. Poiché dagli atti risultavano prodotti più volte elaborati in scala 1:50 e 1:100, oltre a planimetrie ed elaborati descrittivi, il Comune non aveva adeguatamente istruito e motivato la decisione, incorrendo in difetto di istruttoria e di motivazione. Il ricorso è stato quindi accolto, con annullamento del diniego nei limiti indicati in motivazione e salvezza del riesercizio del potere da parte del Comune. Le ulteriori censure sono state assorbite. Le spese sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 31 l. 47/1985

    Costituisce la base normativa della domanda di condono edilizio oggetto del giudizio.

  • art. 32 l. 47/1985

    “Fatte salve le fattispecie previste dall’articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso. Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di parere, il richiedente può impugnare il silenzio-rifiuto.”

    Il parere dell'autorità preposta al vincolo è obbligatorio e vincolante; il Comune non può concludere il procedimento di condono senza averlo previamente acquisito. Il decorso del termine di 180 giorni dà luogo a silenzio-inadempimento, senza consumazione del potere dell'autorità competente.

  • art. 6, comma 1, lett. b), l. 241/1990

    “accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all'uopo necessari, e adotta ogni misura per l'adeguato e sollecito svolgimento dell'istruttoria.”

    Impone al responsabile del procedimento di assicurare la completezza dell'istruttoria, anche acquisendo gli atti necessari presso altre amministrazioni.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Il preavviso di rigetto e le osservazioni del privato rilevano ai fini della completezza della motivazione e dell'istruttoria del provvedimento finale.

  • artt. 31 e 117 c.p.a.

    Sono indicati come rimedi esperibili contro il silenzio-inadempimento dell'amministrazione competente al rilascio del parere o nulla osta.

  • art. 73 d.lgs. 104/2010

    Disciplina lo scambio delle memorie difensive e di replica nel processo amministrativo.

Massime di principio

  • Nel procedimento di condono edilizio relativo a opere realizzate su immobili sottoposti a vincolo, il parere dell'amministrazione preposta alla tutela del vincolo è obbligatorio e vincolante; il Comune non può definire l'istanza senza aver previamente acquisito il parere espresso.
  • Il mancato rilascio del parere previsto dall'art. 32 della legge n. 47/1985 entro 180 giorni integra un silenzio-rifiuto di natura meramente comportamentale, qualificabile come silenzio-inadempimento, e non un provvedimento negativo né una consumazione del potere dell'amministrazione competente.
  • La legittimazione del richiedente a reagire al silenzio dell'autorità preposta al vincolo non esclude che anche il Comune, titolare del procedimento di condono, possa attivare i rimedi contro il silenzio per assicurare la sollecita definizione del subprocedimento.
  • Il procedimento di condono, pur fondato su una disciplina eccezionale, è soggetto al principio di completezza dell'istruttoria: il Comune deve acquisire d'ufficio gli atti necessari e non può addossare al privato la mancata acquisizione dei nulla osta che rientrano nel subprocedimento vincolistico.
  • In presenza di un atto plurimotivato, l'annullamento è necessario anche quando ciascuna autonoma ragione di rigetto risulti illegittima; una sola motivazione legittima sarebbe invece sufficiente a sorreggere l'atto e renderebbe superfluo l'esame delle altre censure.
  • Il rigetto di una domanda di condono per carenza documentale è illegittimo quando l'amministrazione omette di considerare documenti già prodotti dal privato e non espone adeguatamente le ragioni per cui essi non soddisferebbero le richieste istruttorie.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAutorizzazione paesaggisticaMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneSilenzio della pubblica amministrazionePartecipazione procedimentale

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